Il terrorista di Nizza si è fatto la “vacanza” sulla Rhapsody: poi Lamorgese se l’è fatto sfuggire, e non chiede scusa

Il terrorista di Nizza si è fatto la “vacanza” sulla Rhapsody: poi Lamorgese se l’è fatto sfuggire, e non chiede scusa

30 Ottobre 2020 0 Di direzione

Una giovane donna con la gola tagliata, il volto ferito in più punti, l’orrore negli occhi, esce fuori sul sagrato della chiesa di Notre Dame a Nizza, riesce a fare qualche passo verso la gente paralizzata dalle grida che sente, riparata in un bar lì a fianco. La giovane, 30 anni da poco compiuti, è una mamma, riesce a fare qualche passo, trova un abbraccio pietoso e sussurra: «Dite ai miei bimbi che li amo». E spira. È la terza vittima della carneficina compiuta ieri mattina dentro quella chiesa dal tunisino Aouissa Brahim, islamico fanatico di 21 anni. Le altre due giacciono sul pavimento della chiesa: una fedele di 70 anni che ogni mattino andava lì a dare una mano a Vincent Loques, 54 anni, padre di due figli e sacrestano della parrocchia. Entrambi sono stati decapitati dalla furia del tunisino, che ha menato fendenti e ferito altri fedeli riusciti per fortuna a mettersi in salvo. Un’ora di orrore piombata nella Francia che stava vivendo la sua prima giornata di lockdown, e che riguarda da vicino anche noi.

Aouissa Brahim non è nato e cresciuto in Francia. È scappato dalla Tunisia a settembre su un barchino che è approdato il giorno 20 a Lampedusa. Ha cercato subito di scomparire, ma è stato acciuffato dalla polizia: nell’isola rendersi invisibile è impossibile. Lo hanno caricato su una nave italiana e tenuto lì in isolamento per le norme Covid fino a quando ai primi di ottobre non è stato portato in Puglia. Da lì è sbarcato e il 9 ottobre identificato e foto segnalato a Bari. Gli hanno dato in mano un decreto di respingimento firmato dal questore di Bari con l’ingiunzione di lasciare il territorio italiano entro 7 giorni. Avremmo dovuto rimpatriarlo, ma non l’abbiamo fatto. Così – lo abbiamo capito ieri – lui ha effettivamente lasciato il territorio italiano: è andato in Francia a preparare la strage che aveva in mente. Fossi nel ministro dell’Interno Luciana Lamorgese questa notte non avrei dormito nemmeno un secondo, piegato da quel che è avvenuto con il pensiero fisso ai corpi martoriati di Notre Dame e a quella giovane mamma che dava con tanta tenerezza l’ultimo addio ai propri bimbi. Purtroppo non mi è sembrato questo lo spirito con cui ieri sera dal Viminale è partita una velina per specificare che Aouissa Brahim «non era mai stato segnalato dalle autorità tunisine, al contrario di altri, e non era neanche segnalato sotto il profilo della sicurezza nei canali di intelligence».

Di fronte alla freddezza di queste parole e al tentativo di scaricare come sempre fa questo governo su altre spalle la responsabilità dei suoi errori, allora non si può avere pietà né cortesia istituzionale.
La responsabilità della strage di Notre Dame ricade sulle spalle di tutta Europa e soprattutto di quella parte di Europa che si è inginocchiata sempre più anno dopo anno di fronte alla follia musulmana, non osando anche di fronte alle tragedie balbettare la parola «Islam» a fianco di quella ovvia: «terrorismo». Ma questo attentato pesa sulle spalle del governo italiano, della sua maggioranza e ovviamente su quelle del ministro dell’Interno. Se Aouissa era a Nizza, è stato per colpa di chi – il ministro dell’Interno italiano – non doveva farlo arrivare là. Non importa che fosse o meno segnalato dai servizi tunisini: era un immigrato clandestino da respingere e non da fare inabissare nel nulla come sempre avviene grazie a un sistema colabrodo reso ancora più permeabile dalle scelte di questo governo. Mentre il tagliatore di teste sfuggiva al controllo della Lamorgese, il ministro e tutti i suoi colleghi erano impegnati ad allargare ancora di più le maglie dei controlli sulla immigrazione irregolare per il solo gusto di dare uno schiaffo all’ex ministro Matteo Salvini. E hanno tutti allargato le braccia di fronte a barchini e barconi tornati a solcare il Mediterraneo insieme alle navi delle ong, pur sapendo quello che i nostri servizi segreti da anni scrivono in ogni rapporto riservato o pubblico: in quelle barche si infiltrano decine di possibili terroristi.

Quando l’Italia chiedeva aiuto al resto di Europa per dividere i costi umani e materiali della immigrazione clandestina, ci sentivamo rispondere seccamente che non sarebbe accaduto fino a quando non avessimo identificato e controllato seriamente chi sbarcava. Era vero: da furbetti favorivamo il loro inabissarsi e riapparire in Francia, in Spagna, in Germania, in Gran Bretagna e ovunque volessero dirigersi. Ci hanno obbligato a registrarli con ispettori Ue inviati nei nostri centri assicurandosi che questo avvenisse. E un po’ avevamo riconquistato la fiducia degli altri. Fino a questo governo. Da ieri è evidente a tutti altri che dell’Italia non ci si può fidare, perché è tornato ad essere un paese di furbetti. Hanno tutti un’altra emergenza in questo momento: ma possiamo essere certi che ci verrà presentato il conto della strage di Notre Dame.