Latina, ivoriano non vuole lasciare il centro d’accoglienza: carabinieri aggrediti e presi a morsi

Latina, ivoriano non vuole lasciare il centro d’accoglienza: carabinieri aggrediti e presi a morsi

31 Luglio 2020 0 Di direzione

Due carabinieri aggrediti da un ivoriano di trent’anni che non ne voleva sapere di lasciare il centro di accoglienza in cui era alloggiato. È l’ennesimo effetto collaterale della raffica di sbarchi che si stanno registrando sulle nostre coste in queste calde e tormentate settimane estive. Una vera e propria emergenza che sta mettendo in difficoltà i territori chiamati ad accogliere gli stranieri che non trovano spazio negli hotspot lampedusani. È il caso di Cori. In questo comune della provincia di Latina verranno dirottati alcuni dei 57 naufraghi, perlopiù tunisini, sbarcati nei giorni scorsi a Lampedusa. Sono parte dei 520 migranti che martedì scorso hanno lasciato la tensostruttura di Porto Empedocle per essere trasferiti nei centri di accoglienza di Lazio (320) e Piemonte (200).

I 57 nordafricani, temporaneamente alloggiati nel capoluogo pontino, sono stati sottoposti agli screening sanitari: 12 di loro sono positivi al coronavirus. La destinazione dove gli stranieri negativi al tampone trascorreranno il periodo di quarantena è il centro di accoglienza di via dei Padri Trinitari di Cori, che già ospita 80 migranti.

Ed è proprio per fare spazio ai nuovi arrivi che due carabinieri sono stati aggrediti. Non tutti, infatti, hanno accettato di buon grado l’idea di dover fare i bagagli e lasciare il centro per essere sistemati altrove. In particolare un migrante della Costa d’Avorio, che si è scagliato contro due militari arrivati sul posto per cercare di convincerlo a liberare l’alloggio. Uno dei due è stato morso alla mano sinistra, l’altro invece ha riportato delle contusioni al braccio destro.

L’aggressione si è consumata attorno alle 22:30 di ieri. A far scattare la furia dell’uomo, stando a quello che abbiamo potuto ricostruire, sarebbe stata la prospettiva di doversi spostare in una località dalla quale sarebbe stato disagevole raggiungere il posto di lavoro. Una bravata che gli è costata le manette e una denuncia per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Solidarietà ai militari feriti è arrivata da Angelo Tripodi, capogruppo della Lega alla Regione Lazio. “Un episodio grave, che la dice lunga sulla situazione di caos che si sta creando sul territorio per colpa delle politiche migratorie scellarate di questo governo”, denuncia il leghista. Un fenomeno che riguarda soprattutto i piccoli comuni di provincia, dove non ci sono le condizioni adeguate a garantire il rispetto della quarantena da parte dei migranti potenzialmente infetti.

“Abbiamo letto delle continue fughe di queste persone dalle strutture di accoglienza e siamo preoccupati per i rischi sanitari che ne possono derivare”, continua Tripodi. “Certo, questo non è il modo migliore per rilanciare l’economia locale e attrarre turisti”, conclude il leghista invocando la chiusura immediata dei porti.