Insulti, gogna social e fango per Sgarbi e Bocelli: ecco cosa succede ai “dissidenti” della dittatura sanitaria

Insulti, gogna social e fango per Sgarbi e Bocelli: ecco cosa succede ai “dissidenti” della dittatura sanitaria

29 Luglio 2020 0 Di direzione

 Andrea Bocelli nella bufera per le frasi pronunciate durante il suo intervento al convegno Covid-19 in Italia, tra informazione scienza e diritti tenutosi ieri al Senato. L’artista, che ha fatto sapere nei mesi scorsi di essere guarito dal Covid-19 e di aver donato il plasma, ha dichiarato di essersi sentito «umiliato e offeso (durante il lockdown) per la privazione della libertà di uscire di casa senza aver commesso un crimine» aggiungendo di aver «violato le restrizioni uscendo lo stesso, perché ho una certa età e ho bisogno del sole e di vitamina D».

Ma le parole che hanno polarizzato maggiormente l’opinione pubblica mandando su tutte le furie una parte di essa sono state queste: «Quando siamo entrati in pieno lockdown ho anche cercato di immedesimarmi in chi doveva prendere decisioni così delicate. Poi ho cercato di analizzare la realtà e mi sono reso conto che le cose non erano così come ci venivano raccontate», precisando che  «Io conosco un sacco di gente, ma non ho mai conosciuto nessuno che fosse andato in terapia intensiva, quindi perché questa gravità?».

Dal mondo dello spettacolo, alla politica, passando per i singoli utenti social – che grazie al digitale hanno ormai scoperto di poter mettere bocca su tutto – si è levata la solita sequenza di commenti variamente critici, indignati e offensivi. E se alcuni utenti hanno pensato bene di passare direttamente alle offese dirette e allo scherzare vilmente sulla cecità dell’artista, più interessante è il cortocircuito dei presunti Vip: molto spesso, per un artista o presunto tale, la scoperta di una coscienza sociale che concretamente si traduce in condotte censorie da portinaia spiona diventa una seconda chance, un elisir di giovinezza, che magicamente lo porta al centro della attenzione e del dibattito pubblico. Ed è così che in un range oscillante da Fedez al solito Alessandro Gassman, le «celebrità» si sono sperticate in critiche e commenti sarcastici e persino in esibizione di amici o conoscenti sopravvissuti alle terapie intensive. Tutto molto commovente, non fosse che moltissimi tra celebrità, intellettuali, commentatori, adesso indignati per le parole di Bocelli – sempre che le abbiano davvero comprese – si sono dimenticati di quando loro stessi invitavano, qualche mese fa, a non drammatizzare la virulenza del coronavirus: ad abbracciare cinesi perché il virus più pericoloso è il razzismo, a mangiare involtini primavera, a continuare a vivere alla grande.

In seguito alle polemiche Bocelli è tornato sull’argomento: «Mi sono speso fin dal primo giorno con la Fondazione che porta il mio nome per aiutare chi era in difficoltà per il virus. Oggi al Senato sono stato frainteso», ha spiegato. «Non sono un negazionista, sono un ottimista e riparto da qui con una preghiera», ha detto il tenore.