Di Maio contro l’ong di Silvia: “Operava senza informarci”

Di Maio contro l’ong di Silvia: “Operava senza informarci”

13 Maggio 2020 0 Di direzione

Il ministro punta il dito su Africa Milele. Secondo la Farnesina eludeva ”qualsiasi potere d’indirizzo e informazione”

Luigi Di Maio ha attaccato l’ong per la quale operava Silvia Romano. ”L’Associazione Africa Milele – ha dichiarato il ministro degli Esteri, rispondendo al Question time alla Camera – non rientra nell’elenco previsto dalla legge 125 e non era destinataria di alcun sostegno della cooperazione italiana”.

L’attacco di Di Maio

Questa associazione, a detta di Di Maio, avrebbe operato ”in totale autonomia” senza informare la Farnesina ed eludendo ”qualsiasi potere d’indirizzo e informazione dei propri associati o collaboratori sotto il profilo della sicurezza“. Ricordiamo che la citata legge 125 prevede che il comitato congiunto della Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri stabilisca i criteri in base ai quali è sancita l’idoneità delle organizzazioni della società civile.

”In caso di progetti realizzati da organizzazioni della società civile con contributi della Cooperazione italiana – ha aggiunto il ministro – le organizzazioni vengono selezionate alla luce della loro idoneità a lavorare all’estero e i bandi prevedono espressamente che le attività possano essere svolte solo previa valutazione delle condizioni di sicurezza da parte delle ambasciate”.

Il capo della Farnesina ha inoltre precisato che “l’attività nell’ambito della quale Silvia Romano operava” non era destinatario di ”alcun sostegno della cooperazione italiana”. ”Per l’espatrio e lo svolgimento all’estero da parte di cittadini italiani di attività di volontariato, così come di ogni altra attività lecita, si prevedono le norme dell’articolo 16 della Costituzione. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi salvo gli obblighi di legge”, ha concluso Di Maio.

La posizione dell’ong

Dal canto suo l’associazione ha salutato con felicità la liberazione della cooperante italiana con un eloquente post su Facebook: ”La gioia! Bentornata Silvia, tutti noi ti abbiamo aspettata, sempre”. In un’intervista rilasciata a Repubblica nei giorni scorsi la fondatrice della onlus, Lilian Sora, aveva respinto le prime accuse ricevute: ”La sicurezza a Chakama c’era: Silvia non è stata mandata da sola. Ci hanno buttato addosso tanto fango ma la protagonista ora è Silvia e risponderà lei, sono sicura. Per tramite dei volontari mi sono arrivate parole carine, da parte di Silvia”.

“Davvero i familiari hanno preso le distanze dalla onlus? – ha proseguito Sora – Dovremo assolutamente parlare, in questo anno e mezzo anche io mi sono avvicinata all’Islam. Suo papà non l’ho mai conosciuto, sono separati e io parlavo con la mamma, che non sapeva neppure dove si trovasse esattamente sua figlia in Kenya. Non avevamo i numeri l’una dell’altra, evidentemente Silvia non lo riteneva necessario… strano no? Se stavo zitta per rispettare il loro dolore dicevano che me ne infischiavo, se parlavo di Silvia mi dicevano di rispettare il silenzio per le indagini”.

Al momento le autorità sono al lavoro per ricostruire la complessa vicenda. Certo, le prime dichiarazioni rilasciate da Silvia Romano sono emblematiche: ”Mi hanno mandata allo sbaraglio”.