Primi al mondo in supercazzola

Primi al mondo in supercazzola

11 Maggio 2020 0 Di direzione

La celeberrima “supercazzola” del Conte Mascetti (cioè Ugo Tognazzi nel film Amici miei) è l’arte di parlare senza dire nulla, confondendo e quasi ipnotizzando l’interlocutore, già predisposto a lasciarsi incantare

La celeberrima «supercazzola» del Conte Mascetti (cioè Ugo Tognazzi nel film Amici miei) è l’arte di parlare senza dire nulla, confondendo e quasi ipnotizzando l’interlocutore, già predisposto a lasciarsi incantare.

Ieri, il governo ha rilasciato supercazzole a giornali unificati. Sul Corriere della Sera, sotto al titolo sferzante Le parole di Conte, il premier, dopo aver annunciato, bontà sua, che concederà ai sudditi di fare le vacanze, si è lanciato in una supercazzola da competizione, come fosse Antani: «Stiamo lavorando giorno e notte per rafforzare le attività di monitoraggio, contact tracing e tele-assistenza, in un’ampia strategia integrata che prevede potenziamento degli ospedali, delle terapie intensive e della medicina del territorio. Aspettiamo di vedere il funzionamento della App, ma invito a considerare che potremmo essere i primi al mondo ad avere sviluppato un sistema pubblico con tutte le garanzie». Traduzione: «Manca ancora tutto quello che avremmo dovuto fare durante la quarantena. Però siamo i primi al mondo». Scatenato anche Paolo Gentiloni, il commissario europeo per l’Economia, la «voce forte» dell’Italia a Bruxelles.

A Repubblica rifila una supercazzola nella quale alterna momenti visionari a passaggi strappalacrime per il tentativo disperato di illudere il lettore. Esempi ravvicinati del primo tipo: «L’Europa esce più forte perché ha messo a nudo le velleità dei nazionalismi, del mito dell’uomo forte» e «Risparmieremo miliardi». Esempio ravvicinato del secondo tipo: «Il governo ha reagito con prontezza e mi auguro che anche le prossime misure verranno prese rapidamente e che soprattutto si acceleri la loro attuazione». Siamo dei fenomeni. Anche se non si capisce perché. Non poteva mancare il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Se Mario Monicelli fosse vivo, avrebbe preso l’intervista al Messaggero e l’avrebbe infilata nella sceneggiatura di un nuovo capitolo di Amici miei. Ci sono ampie anticipazioni del decreto aprile: uscirà in maggio, per aiutare le imprese in giugno, che tempismo. Fatti certi, nessuno. Però una cosa è chiara: «Si tratta di un insieme di interventi organico e coerente che sarà tra i più ampi e ambiziosi d’Europa».

Tutti concordi: siamo i migliori. «Tarapia tapioco» concluderebbe il conte Mascetti prima di rivolgere un pensiero malinconico ai trentamila morti e alla peggior performance economica dopo la Grecia.