Mascherine a 50 cent, è caos: “Sono poche e sono già finite”

Mascherine a 50 cent, è caos: “Sono poche e sono già finite”

11 Maggio 2020 0 Di direzione

La Codacons ha annunciato un esposto alla procura della Repubblica di Roma nei confronti del commissario Arcuri e del governo: “Riteniamo che la situazione sia molto grave, al punto da richiedere l’intervento della magistratura”

Nuova grana per il governo, in particolar modo a finire nell’occhio del ciclone è il commissario straordinario nominato da Giuseppe Conte per gestire l’emergenza Coronavirus, ovvero Domenico Arcuri: le oramai celebri mascherine messe a disposizione al prezzo calmierato di 0,50 centesimi, e che tante discussioni avevano scatenato inizialmente tra farmacisti e distributori, sono infatti già terminate.”Nella quasi totalità delle farmacie dove sono state consegnate a prezzo calmierato, per esempio a Roma, le mascherine chirurgiche sono già finite.

Non sono state ancora consegnate in altre grandi città come Milano e Torino e c’è ancora stallo sulla carenza di mascherine”, denuncia infatti il presidente di Federfarma Marco Cossolo, come riportato da Huffington Post. “I farmacisti sono disponibili alla vendita, ma le ingenti quantità promesse, affinché queste ultime fossero nella disponibilità delle farmacie, purtroppo non sono arrivate. Su questo siamo punto e a capo”, conclude.

Dichiarazioni alle quali si allinea anche il presidente di Federfarma Servizi Antonello Mirone: “Le uniche che stiamo distribuendo sono quei tre milioni provenienti dalla Protezione Civile ed entro domani saranno già finite a fronte di un fabbisogno di 10 milioni al giorno. Siamo subissati di richieste e purtroppo ci sono diversi milioni di mascherine bloccate e sequestrate durante i controlli, spesso per intoppi burocratici: bisognerebbe eliminare questo cortocircuito.”, spiega ancora Mirone, che racconta come le necessità anche di altri paesi dell’Unione Europea abbiano spinto i produttori cinesi con cui si era stretto l’accordo a virare su altre piazze. “In effetti, poiché c’è un fabbisogno mondiale, anche i produttori cinesi hanno interessi verso altri mercati: in Spagna e Francia, ad esempio, le mascherine calmierate sono a 96 centesimi al netto dell’Iva. Tutto ciò orienta i produttori verso altri Paesi”, racconta il presidente di Federfarma Servizi, il quale si sofferma anche ad analizzare i ritardi nell’ambito della produzione interna: “Cinque aziende italiane che hanno cominciato a produrre le mascherine non hanno ancora, invece, i quantitativi disponibili”.

Non solo mascherine, ma anche altri dispositivi necessari nella quotidiana lotta contro il contagio da Coronavirus iniziano a sparire, come alcol e guanti. “Il prezzo dei guanti, in lattice o nitrile, si è triplicato o quadruplicato negli ultimi mesi a seguito dell’emergenza Covid-19. Ciò deriva dall’altissimo costo di acquisto pagato dalla farmacia ai fornitori, a sua volta determinato dal fatto che le materie prime sono aumentate, la richiesta si è moltiplicata per mille e le giacenze di magazzino sono ormai finite”, denuncia il segretario nazionale di Fererfarma Roberto Tobia.

Una situazione, questa, che sta scatenando un vero e proprio vespaio di polemiche negli ambienti politici. “In una fase drammatica come quella attuale, in cui lottiamo per adattare la nostra ripartenza al contenimento del contagio, si tratta di un errore gravissimo della struttura commissariale. Se fossi Arcuri, francamente mi dimetterei“, dice Gianfranco Librandi (Italia Viva), come riportato da AdnKronos. “Il governo lo ammetta e liberi immediatamente la filiera di produzione di mascherine da questi interventi pasticciati e simil-sovietici sui prezzi. Una volta che finalmente ci sarà chi produce al prezzo di mercato grandi quantità di mascherine, lo Stato si potrà porre l’obiettivo di far risparmiare i cittadini, abbassando loro le tasse e aumentando le detrazioni fiscali sulle mascherine acquistate”, conclude.

Anche + Europa parla di “totale fallimento della retorica e delle scelte populiste del governo e del commissario Arcuri. Fissare il tetto a 50 centesimi ha portato forse qualche applauso nel giorno dell’annuncio, ma ha paralizzato la produzione e la distribuzione delle mascherine nel momento più delicato, quello in cui la ripartenza economica e sociale deve conciliarsi più che mai con il contenimento del contagio”, denuncia infatti Piercamillo Falasca. “Forse è ora che sia Arcuri, di fronte a questo clamoroso fallimento, a sedersi sul divano. Altro che i liberisti”, conclude.

Il Codacons ha addirittura annunciato un esposto alla Procura della Repubblica contro Arcuri e contro la gestione del problema da parte del governo. “Le mascherine chirurgiche a 50 centesimi sono introvabili in molte zone d’Italia, e le farmacie che ancora hanno disponibilità hanno quasi terminato le scorte. Stiamo ricevendo segnalazioni da tutta Italia da parte di consumatori che non riescono a reperire il prodotto, e riteniamo che la situazione sia molto grave, al punto da richiedere l’intervento della magistratura”. Queste le parole del presidente Carlo Rienzi riportate da Askanews, in seguito alle quali sarà quindi avviata un’indagine.