Un cargo ci scarica i migranti: a Lampedusa con 79 a bordo

Un cargo ci scarica i migranti: a Lampedusa con 79 a bordo

8 Maggio 2020 0 Di direzione

Mentre per l’Aita Mari e l’Alan Kurdi arriva il fermo amministrativo, a sud di Lampedusa giunge un cargo con 79 migranti in acque italiane e intanto gli sbarchi sono ripresi senza sosta

Proseguono senza sosta gli sbarchi sull’isola di Lampedusa, che adesso rischia il collasso non solo per il raggiungimento dei posti letto sull’hotspot dell’isola ma anche per l’emergenza sanitaria in atto.

Il cargo Marina, con 79 migranti a bordo salvati il 3 maggio scorso, “ha varcato il confine delle 12 miglia nautiche e si trova dentro le acque italiane, a sud di Lampedusa”. Lo afferma su Twitter un tracciamento della rotta del cargo fatto da Sergio Scandura di Radio Radicale. Sul cargo viaggiano anche 13 membri dell’equipaggio. Da domenica scorsa la nave si trovava nella fascia contigua, ovvero 12 miglia marine oltre il limite delle acque territoriali. A indirizzare il cargo verso l’area di soccorso in Sar maltese era stata La Valletta, ma – spiega Mediterraneo Cronaca – a 30 miglia da Lampedusa e a 120 da Malta. Nessuno dei due Paesi ha dato, finora, l’autorizzazione allo sbarco, e il destino della nave è al centro di un braccio di ferro tra Roma e La Valletta. L’ennesimo braccio di ferro su una situazione che sembra non avere fine.

Mentre a Roma si discute, a Lampedusa si fronteggia l’ennesima emergenza, che come ha definito lo stesso sindaco dell’isola, Salvatore Martello, “ci messo in ginocchio”. Si alza adesso una levata di scudi sul fermo amministrativo delle navi ong ‘Aita Mari‘ e ‘Alan Kurdi‘. “È preoccupante vedere utilizzata anche da parte di questo governo la stessa, identica, strategia di accanimento nei confronti delle navi delle ong, impegnate nel soccorso in mare – dice con durezza Giorgia Linardi, portavoce della Sea watch, che commenta così con l’Adnkronos il fermo amministrativo delle navi -. Una strategia utilizzata dal governo precedente e che non ha al centro la sicurezza delle persone e la salvaguardia della vita umana, ma la volontà di scoraggiare la presenza delle ong in mare, altrimenti contestualmente verrebbero impiegate unità navali italiane ed europee”. Linardi non usa mezze parole, il suo atto di accusa è diretto al governo italiano. “Voglio ricordare che, nel caso specifico della Aita Mari, la nave si era recata nella zona dei soccorsi dopo che da tre giorni erano stati avvistati dagli assetti aerei di Frontex più di 250 persone in mare, in quattro casi – spiega Linardi – Nessuna di queste persone è stata soccorsa dalle autorità. Due gommoni sono arrivati autonomamente in Sicilia, un gommone è stato soccorso, appunto, dalla Aita Mari e un altro è stato respinto in Libia da una flotta segreta maltese, costando la vita a 12 persone”. E conclude: “Aita Mari ha sopperito all’omissione di soccorso da parte delle autorità – dice -e ora, da parte delle stesse autorità, viene ingiustamente punita”.

Di escamotage di tipo amministrativo parla Riccardo Gatti, head of Mission dell’ong spagnola Proactiva Open Arms e direttore di Open Arms Italia: “Si fermano le navi umanitarie lasciando di fatto il Mediterraneo privo di assetti di ricerca e soccorso in un momento in cui le partenze sono riprese massicce e ci sono centinaia di persone che rischiano la vita, tra cui molte donne e bambini”, conclude. Intanto a Lampedusa non c’è più posto per i migranti e la loro accoglienza – a causa delle restrizioni sanitarie – puo essere fatta solo sul molo del piccolo porto dell’isola.