Gli Usa attaccano il governo:’Italia ci ha esposti al contagio’

Gli Usa attaccano il governo:’Italia ci ha esposti al contagio’

8 Maggio 2020 0 Di direzione

IL CONGRESSO PUNTA L’ITALIA:”HA ESPOSTO CITTADINI DEGLI STATES AL CONTAGIO”

Un’accusa di notevole portata rischia di pendere all’improvviso sull’esecutivo italiano: il Congresso degli Stati Uniti ha segnalato la presunta mancanza di contromisure prese dalle autorità del Belpaese in relazione agli spostamenti delle persone che, nel corso dello sviluppo del quadro pandemico, hanno deciso di volare in direzione degli Usa. Volendo essere più precisi, si potrebbe parlare di presunto mancato rispetto dei patti. Nello specifico, l’Italia avrebbe in qualche modo contribuito al dilagare dei casi di positività all’interno dei territori federali statunitensi. Nonostante quello che Stati Uniti ed Italia avevano deciso in termini di tutela della reciproca Salute pubblica.

Anzi, per qualcuno potremmo essere stati noi italiani a far sì che il Covid-19 iniziasse a circolare con una certa incidenza nello Stato di New York, in California e nelle altre zone americane interessate dall’epidemia. Considerando anche il sottile equilibrio geopolitico di questa fase storica, quella proveniente dalla Camera bassa degli States non può essere interpretata alla stregua di una critica di poco conto. Sembra quasi scontato spiegare il perché.

Sullo sfondo, ma neppure troppo, c’è infatti la persistente divisione tra gli esponenti governativi italiani che preferirebbero un’alleanza organica con la Cina di Xi Jinping e quelli che. invece, vorrebbero che gli Stati Uniti rimanessero i nostri principali interlocutori, con l’atlantismo e tutto quello che ne consegue in termini d’interssi economici. Quale sfera è destinata ad influire sulle sorti della nostra nazione? Ne potrebbe andare anche del rapporto politico tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il Commander in Chief Donald Trump. Ma questo è un discorso prospettico. Ora come ora conviene concentrarsi su quello che viene sostenuto all’interno del consesso del Congresso americano.

La questione – come ripercorso dall’edizione odierna de La Stampa – non è per niente vaga: esiste una tempistica, una datazione, che circoscriverebbe il disimpegno italiano riguardo ai viaggi verso il Paese delle possibilità. Il governo del Belpaese – è un fatto noto – ad un certo punto ha bloccato i voli per e dalla Cina. La decisione è stata criticata: il blocco dei voli non ha consentito all’Italia di isolare gli eventuali passeggeri positivi al nuovo coronavirus. Esistono viaggiatori che sono atterrati attraverso altre rotte europee. Nessuno – per esempio – ha vietato ad un cittadino italiano passato per Berlino, ma proveniente dalla Cina, di poter tornare a casa. Questo è stato vero almeno sino ad un certo periodo dello sviluppo del quadro pandemico. E gli Stati Uniti?

Prendendo ad esempio quanto accaduto per i collegamenti italo-cinesi, le istituzioni americane e quelle italiane avevano avviato un dialogo. La fonte sopracitata racconta di come il il segretario di Stato Mike Pompeo ed il ministro degli Esteri Luigi Di Maio siano giunti alla conclusione di non sbarrare la strada che consente i trasferimenti delle persone dagli States all’Italia e viceversa. Ma l’eccezione, almeno sino alla prima settimana di marzo, prevedeva che noi controllassimo mediante lo screening le persone che avevano intenzione d’imbarcarsi. E qualcosa potrebbe non essere andato esattamente come concordato. Tanto che Donald Trump, l’11 marzo, ha comunicato la decisione del blocco, chiudendo anche nei nostri confronti i confini americani.

Sempre La Stampa narra della testimonianza di Chelsea Connelly, una ricercatrice americana che ha evidenziato un certo grado di caos relativo ai vari spostamenti. Ma c’è anche chi, tra gli americani di ritorno dall’Italia, ha raccontato di non essere stato sottoposto ad alcuna misurazione della temperatura. Almeno cinque storie di americani rientrati in patria, insomma, sembrano certificare la persistenza di più di qualche omissione di controllo. Ma bisognerà chiaramente verificare la veridicità dei quadri esposti nel corso del tempo, delle audizioni e degli altri gradi d’inchiesta. Perché di un’inchiesta si tratta. Il Congresso Usa ci sta lavorando. L’Italia potrebbe a breve non essere considerata all’altezza degli impegni presi in una fase davvero complessa della storia contemporanea.