Ecco la verità sul coronavirus: “Pelle esposta nel 45% dei casi”

Ecco la verità sul coronavirus: “Pelle esposta nel 45% dei casi”

8 Maggio 2020 0 Di direzione

Il Prof. Torello Lotti, in un’intervista esclusiva al nostro giornale, ci svela quali sono i sintomi Covid sulla pelle e la sua esperienza tra Cina e Vietnam alla fine dello scorso anno, quando il virus silente probabilmente già circolava…

Nel suo campo è un luminare, un’eccellenza della dermatologia italiana conosciuta in tutto il mondo. Il Prof. Torello Lotti, Presidente della World Health Academy Dermatolgy, oltre ad essere Professore Ordinario di Dermatologia e Venereologia Università degli studi “G.

Marconi” di Roma, in un’intervista esclusiva per Ilgiornale.it, non ci ha raccontato soltanto di come la pelle sia super esposta al Covid-19, ma alcuni importanti retroscena sulla diffusione della pandemia.

Covid-19, che danni fa alla pelle?

“Il Covid-19 provoca danni alla pelle in una percentuale molto alta: inizialmente era stato descritto nel 3,8% di casi dagli studiosi cinesi, poi si è visto che si può arrivare fino al 38-45% dei casi in cui la pelle viene colpita. I segni sono fondamentalmente tre: il più comune, è una lesione che avviene sulle dita di mani e piedi che è simile ai geloni, la pelle diventa rossa o violacea in piccole aree e può arrivare ad ulcerarsi. La seconda lesione più comune è la cosiddetta ‘Livedo racemosa’: si distingue dal colore rosso, soprattutto sulle cosce, ed è dovuta all’esagerazione del volume dei vasi sanguigni della pelle. La terza è chiamata ‘Orticaria da Covid-19‘: una percentuale alta di queste orticarie è visibili nei soggetti agli inizi dell’infezione Covid”.

Cosa c’è dietro a queste malattie della pelle?

“Tre lavori scientifici hanno dimostrato che alla base c’è un disturbo della coagulazione del sangue che produce delle trombosi esattamente come accade nel cuore e nei polmoni. Molte di quelle che venivano chiamate polmoniti da Covid o polmoniti interstiziali, erano invece vere e proprie embolie polmonari, coaguli di sangue che ostruivano la circolazione dei polmoni, nulla a che vedere con le polmoniti virali che accadevano in passato. Lo stesso fenomeno riguarda i vasi della pelle, che provoca le tre tipologie di lesioni appena trattate, a seconda di come vengono metabolizzate”.

Chi colpisce di più? Ci sono rischi maggiori per i bambini?

“Abbiamo visto che è stato colpito maggiormente il sesso maschile, il rapporto è tre a uno: i maschi presentano quei tre segni della pelle che sul sesso femminile si presentano molto più raramente. I bambini sono colpiti come gli adulti e non corrono rischi maggiori, anzi: se c’è una fascia d’eta protetta dal Covid sono i bambini al di sotto della pubertà. Inoltre, la pelle non viene colpita in base a malattie pregresse: si è sempre detto che Covid causa la morte in persone che hanno già altre malattie in corso ma questo non vale per le manifestazioni sulla pelle che viene colpita a prescindere dalla presenza o assenza di altre malattie concomitanti”.

Consiglia dei prodotti da usare per proteggere la pelle?

“I prodotti sono di uso comune, il più noto è l’amuchina che è una sostanza detergente. Bisogna però ricordare che questa serve per evitare l’auto-contagio o i contagi con gli altri. La malattia della pelle non avviene a causa del contagio della pelle nei confronti diretti del virus, ma deriva dall’interno: dopo che un soggetto ha immagazzinato il virus, che è entrato nel sangue, a quel punto può manifestarsi con malattie cutanee”.

Perché il virus “decide” di attaccare un organo piuttosto che un altro, da cosa dipende? È frutto del caso?

“Non è assolutamente una casualità: ognuno di noi ha un’impronta digitale diversa dagli altri, da tutti gli 8 miliardi di umani presenti sulla Terra. Ciò significa che tutti noi abbiamo un Dna con caratteristiche biologiche intrinseche e delle condizioni biologiche acquisite (grasso-magro, colesterolo alto e chi basso, ecc.) che rendono questo virus particolarmente deleterio per alcuni organi piuttosto di altri. La differenza la fa l’insieme di queste caratteristiche”.

Sul Corriere della Sera, di recente, veniva riportava l’ipotesi che il virus abbia iniziato a circolare in Cina già a settembre. Lei che idea si è fatto?

“Faccio parte di gruppi di studio che seguono queste circostanze in maniera diretta e dirigo una rivista internazionale per cui ho avuto molte informazioni molto prima degli altri. Sono informazioni riservate e non ho il diritto di propagarle, ma sicuramente i dati che indicano che il virus, o un agente che poi è stato identificato come Covid-19, era molto precedente al dicembre 2019, molti mesi prima. Mentre mi trovavo in Vietnam per un giro di conferenze ai primi di novembre, appresi da tre colleghi cinesi che in Cina stavano rivoluzionando tutti gli ospedali. Questo vuol dire che già ad ottobre c’era un forte cambiamento dell’organizzazione sanitaria cinese in vista di qualcosa che sarebbe accaduto. Che poi fosse o non fosse Covid non lo so, ma ad ottobre i segnali erano già evidenti in cambiamenti sostanziali nel modo di affrontare certe malattie che si prevedeva sarebbero arrivate”.

L’estate scorsa, lei andò a Wuhan, cosa accadde?

“Io in Cina vado mediamente una volta al mese per rapporti noti che ho con la società cinese di dermatologia, insegno all’Università Cinese di Shenyang, all’ospedale First Affiliated Hospital of China Medical University, il numero uno in Cina, è considerato il più importante. Nel giugno dell’anno scorso ci furono delle riunioni nelle quali ero presente e dove si prospettò anche la possibilità di malattie epidemiche ed infettive, virali, batteriche e di come difendere le popolazioni. Adesso ho ricevuto un invito per andare a Hangzhou il prossimo 12 giugno per un summit sulla situazione della dermatologia cinese”.

Perché si fece quest’intervento? I cinesi già sapevano o no?

“Non posso dire che fossero informati sull’arrivo del Covid, sarebbe una grande bugia, ma è vero che dopo la Sars ogni tanto si torna a riflettere, di tanto in tanto ci riuniamo per parlare di argomenti come le possibilità di pandemie o grandi epidemie. Non dimentichiamo che la Cina ha sofferto la Sars che ci ha sfiorati ma per loro è stata un’esperienza terrificante e non dimentichiamo che il Covid-19 è chiamato ufficialmente Sars-Cov-2. Ogni tanto rimettono a fuoco queste cose chiamando esperti per capire cosa conviene fare a distanza di anni”.

Sulla storia del laboratorio cosa ci dice?

Poco credibile…non è impossibile ma è più credibile che sia avvenuto attraverso una catena di animali i cui grandi imputati sono il pipistrello e il pandolino, poi il passaggio all’uomo. Sembra anche che l’Aids abbia avuto un passaggio di specie simile. Se dovessi dare un punteggio alle probabilità, 9 a 1 a favore del passaggio naturale da animale ad uomo”.

Sapremo mai la verità?

“La storia la scrive chi vince: quello che succederà fra anni, quando si leggerà sui libri di storia cosa è stata questa pandemia, probabilmente non rifletterà la verità con la V maiuscola. Sarà chi ha vinto, economicamente o politicamente, che scriverà la versione storica ufficiale. Qualcuno molto più bravo di me diceva che la storia serve a giustificare quello che è accaduto, non a riportarlo in maniera fedele”.