“Ma è mai stata in un’aula?” Ecco la “giostra” della Azzolina

“Ma è mai stata in un’aula?” Ecco la “giostra” della Azzolina

7 Maggio 2020 0 Di direzione

Una scuola confusa quella del ministro Lucia Azzolina. Regole ballerine. E circolari contraddittorie. La perplessità dei docenti: “Ma è mai stata in un’aula?”

Tutto è partito quasi per caso. Da un virus venuto da lontano. Dalla Cina. E nessuno, all’epoca, pensava che questa infezione, trasmessa all’uomo da un pipistrello, avrebbe sconvolto le nostre vite. È accaduto anche nella scuola. Migliaia di studenti e insegnanti vengono abbandonati al loro destino dal governo.

Da una ministra, Lucia Azzolina, che fatica a entrare in sintonia con i suoi uomini e le sue donne.

L’ordinanza del Miur, quella che potrà confermare o ribaltare tutto, non è ancora stata pubblicata e uscirà a breve. Ma ciò che si sa è che il ministero dell’Istruzione non rispetta la parola data. Aveva annunciato: “Quest’anno gli studenti di terza media concluderanno il ciclo preparando una tesina”. E senza colloquio. Poi con il passare dei giorni le cose sono cambiate. Fino ad arrivare a oggi. Con un’informativa del 6 maggio, diffusa nella serata di ieri, arrivano nuove disposizioni: si dovrà esporla in videoconferenza. Tutto da rifare. Qualcosa che per le scuole e gli insegnanti suona come un tradimento. Della maturità, invece, da qualche giorno è certo che si svolgerà in presenza, ma con regole di sicurezza anticontagio ancora da stabilire, incertezza che sta sollevando perplessità dalle organizzazioni di categoria.

Gli istituti sono allo sbando, complice chi dovrebbe tenere la barra dritta. Si susseguono circolari su circolari spesso in contraddizione tra loro. Il Miur dice una cosa e, 24 ore dopo, afferma il contrario. Con notevoli conseguenze sulla didattica. Tanto che la questione è arrivata anche in Parlamento, con il centrodestra in campo per correggere le misure della maggioranza. Le chat dei professori sono di fuoco: “Ma è mai entrata in classe l’onorevole?”, chiede qualcuno. “Nemmeno da discente deve aver seguito le lezioni, suppongo”, risponde l’altro. C’è sconcerto. Disorganizzazione. Rabbia. Frustrazione. Si cerca di dare un senso a qualcosa che, semplicemente, un senso non ce l’ha: le giravolte della ministra dell’Istruzione Azzolina. È contraddittoria. Confusa. Gli insegnanti l’hanno seguita in questa folle impresa chiamata didattica a distanza. Senza mezzi. Senza conoscenze. Senza una preparazione adeguata. Con gli alunni che spesso disertano le lezioni online o che non fanno i compiti (tanto sarebbero stati tutti promossi!).

Il nodo esami

Questo fino a oggi. A un mese dalla chiusura dell’anno scolastico arrivano nuove direttive. L’esame si farà. Niente 6 politico. Peccato che gli studenti abbiano già preparato la tesina che doveva accompagnare il termine degli studi. La scuola italiana è un colabrodo. Una giostra impazzita. “Che ha detto oggi la Pazzolina?”, chiede ironico un prof. Sono le sei della sera di ieri. “Ecco i siti dell’informativa del Miur su valutazione ed esami di stato”, riferisce un docente. Si è appena concluso il previsto incontro online tra il ministero e le organizzazioni sindacali rappresentative dell’area istruzione e ricerca. Incontro poi ripreso questa mattina. Il capo dipartimento anticipa i contenuti delle prossime tre circolari ministeriali, specificandone i tratti salienti.

Ordinanze scrutini ed esami. Sulla base dell’illustrazione durante la videoconferenza, questi gli elementi rilevanti. “Valutazione classi intermedie primo e secondo ciclo”. La valutazione, espressa attraverso votazioni numeriche, tiene conto della situazione epidemiologica e si esplicita su due piani paralleli: il primo riguarda la valutazione del livello di raggiungimento degli obiettivi della programmazione ed elaborazione di un piano integrativo degli apprendimenti da riprendere all’inizio dell’anno scolastico 20/21. A questo si aggiunge: no alla sospensione del giudizio. E valutazione dei singoli alunni con l’elaborazione di un piano di recupero degli apprendimenti individuale che tenga conto delle eventuali lacune (votazioni inferiori al 6) da colmare all’inizio dell’a.s. 20/21. No alla promozione solo nel caso di perdurante situazione negativa registrata già nel periodo precedente all’emergenza o nei casi previsti dallo statuto delle studentesse e degli studenti.

In soldoni, si potrà forse bocciare. Cosa nuova, visto che l’Azzolina appena un mese fa dichiarava il contrario. Ma si potrà farlo solo in considerazione della prima parte dell’anno accademico. Poi il nodo degli esami. Per la scuola media, quella con caratteristiche meno chiare, l’attività didattica a distanza degli alunni delle classi terze si concluderà con la produzione e l’esposizione in modalità telematica, di fronte al consiglio di classe, di un elaborato su tematica assegnata dal consiglio di classe stesso. Quindi cambia tutto. La famosa tesina, a cui ormai i ragazzi stavano lavorando, sarà assegnata dal corpo docente. La stessa modalità sarà utilizzata anche per i privatisti. Lo scrutinio avverrà con due fasi distinte: valutazione finale dell’anno scolastico. E valutazione del percorso triennale integrata dalla valutazione dell’elaborato che determina la votazione finale.

Tutto si rimette in gioco. Tutto da rifare. I prof e gli alunni non la prendono bene. E si moltiplicano sul web le proteste in attesa di una circolare ufficiale. Intanto, negli istituti scolastici le chat dei prof sono incandescenti. Non ci si crede. Si è lavorato sodo in questi due mesi, mettendo a regime uno strumento, quello della didattica a distanza, prima impensabile. E ora? Cambiano le carte in tavola. “La ministra fa solo dichiarazioni, mentre noi avremmo tutti bisogno di punti di riferimento, di certezze”, scrive qualcuno.

“Se non hanno sufficienza a tutte le materie, non saranno ammessi. Lo potevano dire prima! Speriamo che rinsavisca. Io l’ho sentita di sfuggita, ma mi pare che abbia le idee piuttosto confuse”. “Anch’io la penso così, ci sono troppe versioni e contraddizioni. Non ci sto capendo nulla”. “Questa non è didattica: è perdere tempo”.

Chi ha incastrato i prof?

Sono rassegnati. Traditi e umiliati nel loro lavoro. E le cose non sono finite. “Sto sentendo uno degli esperti per il rientro a scuola a settembre e ha appena detto che, se il contagio continua, è possibile che i bambini più piccoli tornino a scuola perché hanno bisogno della presenza e quelli più grandi continuino con la dad (didattica a distanza)”, scrive un’insegnante che poi aggiunge: “Mi è preso un colpo. La salute mentale viene prima di tutto, rischiamo di rimanerci davanti al pc“.

Sono professori e professoresse. Padri e madri. Qualcuno non sapeva usare nemmeno un mouse, né tantomeno le piattaforme online che permettono di lavorare da casa. Ma hanno imparato in questi mesi. E se la cavano bene. Qualcosa di complicato per una classe docente spesso sprovvista di formazione sul tema. Le connessioni, i giga a disposizione, un Pdf… terra bruciata. Comunque dal 24 febbraio scorso, quando è stata sospesa l’attività didattica nelle scuole delle iniziali zone rosse, fino alla fine dell’anno accademico, gli studenti italiani hanno perso milioni di ore di lezione.

Il ministro Azzolina solo pochi giorni fa dichiarava: “Se pensiamo da dove siamo partiti la didattica a distanza è stata un grande successo. Abbiamo chiesto un sacrificio enorme agli studenti e alle famiglie per uscire da questa situazione”. Dimentica i professori. Quegli eroi silenziosi troppo spesso ignorati o abbandonati da un governo assente ingiustificato.