Le messe sono vietate ma in chiesa bivaccano i migranti

Le messe sono vietate ma in chiesa bivaccano i migranti

7 Maggio 2020 0 Di direzione

Nonostante i divieti, decine di migranti si assembrano ogni giorno davanti alla chiesa di San Martino ai Monti, nel centro della Capitale, per farsi la doccia o ricaricare il cellulare. E l’esterno della basilica si è trasformato in una zona franca

Entrano ed escono dalla chiesa con gli occhi incollati allo smartphone, qualcuno telefona appoggiato ad un piccolo altare laterale, altri si riposano in ordine sparso tra i banchi, fino a qualche mese fa gremiti di parrocchiani e turisti.

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria la chiesa di San Martino ai Monti, gioiello barocco nel centro della Capitale, è diventata il punto di riferimento di decine di stranieri.

Si vedono comparire alle prime luci dell’alba, si accalcano sul sagrato in attesa di fare una doccia o di poter ricaricare il cellulare. È una scena che si ripete, identica, ogni giorno. Difficile far rispettare le regole di distanziamento sociale a questo esercito di senza fissa dimora che viveva di espedienti, finché l’epidemia non gli ha tolto anche quelli. “Cerchiamo di farli stare ad un metro di distanza, a volte passa anche la polizia con il megafono per ricordarglielo, ma non è nella loro cultura, dopo un po’ tornano a raggrupparsi per chiacchierare”, ci spiega il parroco, padre Lucio Zappatore.

L’idea di aprire le porte agli stranieri in difficoltà è stata dell’elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, che ha chiesto personalmente al sacerdote di ripristinare il servizio docce. “A San Pietro stiamo scoppiando”, gli avrebbe confidato il porporato polacco. E così, complice la vicinanza con la stazione Termini e la mensa Caritas di via delle Sette Sale, la chiesa è stata letteralmente presa d’assalto. “Ho dei video di qualche settimana fa in cui si vede una massa di gente entrare dal portone della basilica”, continua il frate carmelitano. “Oltre alle docce abbiamo messo a disposizione anche delle prese per caricare gli smartphone, vi dico solo che l’ultima volta ne abbiamo contati ben 53, soltanto la mattina”, ci racconta

Insomma, tra le navate c’è sempre il pienone. Dormono, parlano al telefono o semplicemente si lasciano andare sulle panche per trovare un po’ di ristoro. Qualcuno ha lasciato la bottiglietta di Fanta vuota proprio accanto al tabernacolo. All’esterno la situazione è la stessa: sulla scalinata ci saranno almeno una ventina di persone. “C’è anche qualcuno che prega”, aggiunge il sacerdote, fiducioso che nelle prossime settimane la situazione possa tornare alla normalità. Nel frattempo, però, non mancano i problemi. Martedì un balordo ha fatto irruzione nella chiesa con l’intento di scippare una signora entrata per lasciare un’offerta. È finita che ha rubato il cellulare del parroco, lasciato incustodito dal sacerdote per cercare di mettere in guardia l’anziana.

Non solo. Nella stessa giornata uno dei ragazzi si è sentito male. “Forse non aveva mangiato, fatto sta che si è accasciato su una panca e, forse cadendo, si è tagliato il labbro, perdendo sangue – ci racconta – abbiamo chiamato l’ambulanza e lo hanno portato via”. Padre Lucio allarga le braccia. Ragiona da uomo di Chiesa: se lo Stato non può dare una risposta a queste persone, dobbiamo pensarci noi. Ma gestire una situazione così non è facile. Tra gli ospiti dei frati carmelitani, infatti, c’è pure qualche testa calda. Un paio di africani seduti sulle scale ci urla contro mentre tentiamo di avvicinarci con la telecamera. Uno dei due si alza e attraversa la strada sbraitando, ci insulta e ci intima di andarcene. “Sono appena uscito dal carcere, non ho paura di nessuno”, sbotta mentre in due cercano di contenerlo e noi ci affrettiamo ad allontanarci.

“Mentre con i cittadini le autorità sono inflessibili, con stranieri e senza fissa dimora il governo chiude tutti e due gli occhi, scaricando sulle parrocchie e sulle associazioni caritatevoli la responsabilità di occuparsi di queste persone”, protesta Stefano Tozzi, consigliere di Fratelli d’Italia nel primo municipio. “Il rischio – evidenzia l’esponente di centrodestra – è che situazioni del genere possano rivelarsi delle vere e proprie bombe sanitarie, visto che non c’è nessun tipo di controllo da questo punto di vista”. “La verità – va avanti – è che qui assembramenti e bivacchi qui ci sono sempre stati, i cittadini sono arrabbiati anche per questo”. Tra i residenti c’è pure chi si chiede perché sia ancora vietato partecipare ad una Messa, se a decine di persone è consentito ammassarsi in chiesa per ricaricare il cellulare. Un paradosso a cui neppure padre Lucio sa dare una risposta.