Il primo suicidio per il Covid: imprenditore si toglie la vita

Il primo suicidio per il Covid: imprenditore si toglie la vita

6 Maggio 2020 0 Di direzione

L’uomo, 57 anni, si occupava dell’allestimento di negozi e il lockdown l’ha colpito nei suoi affari, che erano floridi prima del Coronavirus

Si è suicidato impiccandosi all’interno della sua azienda nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio, nel Napoletano.

Aveva riaperto la fabbrica ubicata nella zona industriale appena due giorni fa, dopo la chiusura forzata per la pandemia da Coronavirus, ma non ha retto alle pressioni. Il 57enne Antonio Nagaro, originario di Cercola, si è tolto la vita oberato dalle scadenze fiscali, dagli stipendi degli operai e delle continue richieste dei fornitori. Un peso enorme sulle sue spalle, acuito dal totale blocco delle attività produttive. Nagaro si occupava dell’allestimento di negozi e il lockdown l’ha colpito nei suoi affari, che erano floridi prima del Covid-19.

Ieri sera sono stati i familiari a dare l’allarme. L’imprenditore stava facendo tardi; a quell’ora era sempre rientrato a casa e il fatto che non rispondesse al telefono li ha insospettiti. Giunti in azienda hanno notato che l’auto era parcheggiata al solito posto e la luce nel suo ufficio era accesa, nonostante la fabbrica fosse chiusa. A quel punto hanno allertato i vigili del fuoco, i quali hanno sfondato la porta d’ingresso e sono entrati all’interno dell’azienda, ritrovando il corpo di Nagaro privo di vita. L’imprenditore ha scritto in una lettera i motivi del suo gesto, una missiva che è stata sequestrata dalla Procura di Napoli che ha aperto un’inchiesta.

Chiusura, licenziamenti, blocco degli investimenti. Sono queste le previsioni per il futuro di molti piccoli imprenditori. I contributi stanno arrivando a rilento ai titolari di partita Iva, i dipendenti sono ancora senza cassa integrazione, ai prestiti garantiti dallo Stato non possono accedere tutti e chi ha fatto domanda resta in attesa di risposta. Intanto, la sospensione delle attività imposta dalla pandemia da Covid-19 non ha bloccato le spese, che continuano a gravare sulle casse delle imprese, che dovono garantire anche gli stipendi.

Anche se gli incassi si sono ridotti a zero con l’avvio del lockdown, i costi da sostenere non sono spariti, bisogna pagare i fitti dei locali, le utenze, gli stipendi. La ripartenza si avvicina, ma le restrizioni che bisognerà rispettare per ricominciare e la mancanza di sostegni economici adeguati, lascia intravedere solo un futuro incerto, per qualcuno già inesistente. In questa situazione, il rischio, soprattutto per molte piccole imprese, è la chiusura. E, per chi riuscirà ad alzare la saracinesca, è quello di licenziare personale. All’orizzonte l’unica certezza sono gli ulteriori costi che gli imprenditori dovranno sobbarcarsi per sanificazioni e sicurezza. In molti, poi, già calcolano che andranno incontro a un calo del fatturato.