Parte la caccia ai soldi. I risparmi privati per finanziare la Cig

Parte la caccia ai soldi. I risparmi privati per finanziare la Cig

5 Maggio 2020 0 Di direzione

Dl Aprile in alto mare, scontro sugli aiuti. Erogati solo un terzo degli ammortizzatori

Molte ricette su come aiutare le imprese, spesso in contrasto tra loro e, come al solito, pochissimi soldi per realizzarle. Il decreto di aprile, diventato di maggio, si sta confermando come il provvedimento più sofferto del governo Conte II.

Ieri il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, alla vigilia dell’ennesimo vertice con il premier Giusepppe Conte e i capodelegazione della maggioranza, ha annunciato alcuni capitoli del Dl, che lui spera ancora di potere varare entro questa settimana. Alcune misure inedite, altre molto attese. Si va dai contributi a fondo perduto (una conferma) al ristoro degli affitti fino al taglio delle bollette per le imprese, la cui attività è stata danneggiata dal lockdown.

Nonostante le smentite, incombe poi ancora l’ingresso dello Stato nel capitale delle medie aziende in crisi, gradito al ministro Stefano Patuanelli, molto meno a Gualtieri. Ma il problema tanto per cambiare sono le risorse.

Dopo la grana delle coperture sulla cassa integrazione, sottostimate dall’esecutivo, che è dovuto correre ai ripari (ieri la notizia che su 173mila domande, 57mila sono state pagate) ora il problema è come finanziare le imprese in crisi.

Impossibile farne aiuti di Stato al 100%. Un lusso, quello, riservato a Paesi europei con i conti pubblici in ordine come la Germania. Per questo Gualtieri ieri ha spiegato che il governo sta definendo «un modello molto ambizioso» che favorisca «con incentivi adeguati l’afflusso di finanziamenti e del risparmio a sostegno delle piccole e medie imprese e prevedendo per lo Stato di poter concorrere alla ricapitalizzazione sia sulle perdite che come sostegno». In sostanza saranno utilizzati, oltre ai fondi dello Stato che l’Unione europea ci concederà di usare (oggi è in programma la messa a punto dello schema temporaneo sugli aiuti di Stato della Commissione europea), i risparmi privati, incentivando strumenti come i Pir, i Piani individuali di risparmio.

Nella maggioranza è ancora acceso lo scontro sull’eventualità che lo Stato entri nel capitale delle aziende da salvare. Il piano del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli prevede tre livelli di intervento. Finanziamenti a fondo perduto per le aziende con fatturati fino a 5 milioni di euro. Poi, da 5 a 50 milioni, un intervento di ricapitalizzazione con l’ingresso dello Stato nel capitale. Oltre questa soglia si attiva l’intervento della Cassa depositi e prestiti.

«Nessun intento di nazionalizzazione o controllo», ha assicurato Gualtieri, la cui ricetta si differenzia da quella di Patuanelli anche sulle piccole imprese. Non aiuti a fondo perduto per tutti, ma finanziamenti con limiti «in base alla perdita di fatturato». Patuanelli però difende l’ingresso dello Stato nel capitale delle imprese, assicurando che non si tratta di «sovietizzare» le imprese.

Il provvedimento è in larga parte da scrivere, come dimostrano le misure inedite annunciate ieri dal ministro dell’Economia. Dopo le pressioni di Confedilizia ci sarà il ristoro integrale di tre mesi di affitto per tutte le imprese che abbiano sopportato un calo di fatturato.

Per le imprese del commercio è allo studio di escludere dalla Tosap i maggiori spazi occupati per rispettare il necessario distanziamento sociale. Poi un intervento di «eliminazione degli oneri fissi per le bollette». In cantiere anche un credito d’imposta per gli investimenti già nel 2020 ed un anticipo delle misure per la semplificazione delle procedure. Confermato il rafforzamento di ecobonus e sisma-bonus.

Ancora scontro sul Reddito di emergenza. Il pressing di Italia viva ha escluso che si possa sommare con il Reddito di cittadinanza.

Sugli aiuti alle imprese oggi si pronuncerà la Commissione europea. Sempre sul fronte europeo si riapre il fronte del Mes, con l’Olanda che ha chiesto, in vista dell’Eurogruppo di venerdì, di porre delle condizionalità ulteriori alla nuova linea di prestito per le spese sanitarie. Un gesto politico, visto che sono state escluse.