Infettata a dicembre, scopre il virus con test sierologico. “Il tampone era negativo”

Infettata a dicembre, scopre il virus con test sierologico. “Il tampone era negativo”

5 Maggio 2020 0 Di direzione

Un’organizzatrice di eventi, Silvia Barbagallo, al ritorno dall’Africa ha accusato febbre e difficoltà respiratorie ma il tampone del 6 marzo ha dato esito negativo. Poi, la scoperta: aveva contratto Covid senza saperlo, non prima del test sierologico. “I dati che ascoltiamo da due mesi non sono attendibili“. I test sierologici saranno la soluzione?

“Sono stata contagiata a dicembre, ma soltanto pochi giorni fa ho scoperto di aver avuto il Covid, dopo aver fatto il test sierologico”. Comincia così il suo racconto Silvia Barbagallo, operatrice culturale di eventi, fiere e mostre.

“Una ‘specie’ di influenza”

Al rientro da un viaggio in Africa si sente male, era il 24 dicembre quando ebbe “una febbre fortissima, con un inizio di polmonite che mi è stata curata con paracetamolo e cortisone e per fortuna è rientrata in tempi brevi” racconta – una specie di influenza molto violenta, così mi aveva detto la mia dottoressa di base. Era dicembre, nessuno, da noi, parlava ancora del Coronavirus”.

Covid scoperto con il test

Poi, il mondo scopre il Covid-19 e Silvia, prima dell’inizio del lockdown, fa un tampone allo Spallanzani: l’esito è negativo. “Ero serena, il tampone era negativo – racconta – ma qualche giorno fa, mio figlio che ha 17 anni ha avuto una febbre molto forte. A quel punto abbiamo deciso di fare tutti, in famiglia, i testi sierologici in un laboratorio privato ed io ho scoperto di avere gli anticorpi del Covid, sono positiva alle “Igg”, le immunoglobuline G, che testimoniano un contatto con il virus lontano nel tempo”.

I casi mai scoperti

La sua testimonianza ci dice quello che, in realtà, sappiamo tutti: i casi in Italia sono stati assai più numerosi delle statistiche ufficiali. “I dati che da due mesi leggiamo e ascoltiamo non sono attendibili o meglio danno una rappresentazione incompleta dello scenario complesso. Se mappassero tutti, scopriremmo di averlo già avuto in tanti e soprattutto che questo virus era in circolo già mesi prima dell’inizio di questa tragedia collettiva”, afferma Silvia.

Quali cause?

In primis, la mancanza a tappeto dei tamponi ad inizio pandemia è conclamata: soprattutto al Nord, enormi le carenze nelle regioni più colpite ad eccezione del Veneto, i cui dati aggiornati parlano di oltre 378mila tamponi, probabilmente la regione che ne ha fatti di più in Italia. E poi, è quasi oggettivo vedere che i tamponi non sono la “Bibbia”, hanno dimostrato di avere un margine di errore abbastanza elevato: positivi che diventano negativi ma tornano positivi, il tutto non può essere spiegato soltanto con la “furbizia” del virus. C’è una percentuale abbastanza elevata di errore, ecco perché adesso si punta soprattutto al test sierologico, che ti dice se hai l’infezione in corso (come farebbe il tampone) e, soprattutto, se il virus è già passato lasciando traccia (gli anticorpi).

Differenza tamponi-test sierologici

tamponi faringei servono a scoprire se, in quel preciso momento, una persona con sintomi ha, o meno, il virus. “Si procede al prelievo di materiale biologico (mucosa), tramite un bastoncino cotonato. Oggetto del prelievo in particolare è la mucosa delle prime vie respiratorie (della faringe in particolare), la zona migliore da analizzare per andare a indagare la presenza di eventuali agenti patogeni e virus” afferma il virologo Fabrizio Pregliasco.– Il bastoncino viene successivamente inserito in un contenitore e accuratamente sigillato. Così, il campione viene inviato a un laboratorio di microbiologia, nel quale sarà sottoposto a una particolare procedura denominata Reazione a Catena della Polimerasi (Prc) che consente l’amplificazione dei microrganismi virali e l’individuazione di casi positivi da presenza di patogeni: in questo caso, di Covid-19″.

Invece, il test sierologico ha caratteristiche e modalità completamente differenti. Riconoscendo gli anticorpi nel sangue, si può se l’infezione c’è stata e se il contagio è avvenuto anche uno o due mesi prima. Grazie a questi test sarà possibile avere “un quadro della circolazione del virus nel Paese, ma non una patente di immunità”, ha specificato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro.

I test sierologici, inoltre, sono di due tipologie: quello definito “rapido”, che consiste nel prelievo di una minuscola goccia di sangue dal dito (ma per gli esperti è il metodo meno affidabile), oppure con il classico prelievo di sangue dall’avambraccio. la direzione in cui si sta andando per testare la popolazione italiana. Dal 4 maggio, infatti, sono cominciati i test sul primo campione nazionale di 150mila persone.