Tre euro l’ora per dieci ore, il lavoro nei campi sfruttato e sottopagato: 3 arresti ad Asti

Tre euro l’ora per dieci ore, il lavoro nei campi sfruttato e sottopagato: 3 arresti ad Asti

2 Maggio 2020 0 Di direzione

Secondo l’accusa, i tre avevano creato un sistema di sfruttamento di braccianti agricoli immigrati. I Due uomini e la donna sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Canelli (Asti) che, nell’ambito della stessa indagine per caporalato hanno denunciato a piede libero altre 5 persone.

Assumevano rigorosamente in nero braccianti per farli lavorare nei campi agricoli con paghe da miseria: tre euro all’ora per oltre dieci ore di lavoro al giorno. Queste le pesanti accuse nei confronti  di tre titolare di una cooperativa di Canelli, in provincia di Asti, arrestati per un strano scherzo del destino proprio oggi 1 maggio, giornata dei lavoratori. I tre, due uomini e una donna, sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Canelli (Asti) che, nell’ambito della stessa indagine hanno denunciato a piede libero altre 5 persone, ritenute collegate a vario titolo allo sfruttamento della manodopera in nero. I tre presunti caporali arrestati devono rispondere dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro,aggravato dalla finalità di discriminazione razziale.

Secondo l’accusa, i tre, attraverso la cooperativa, avevano creato un sistema di sfruttamento di braccianti agricoli immigrati, da impiegare  durante la vendemmia nel Monferrato, che andava avanti da lungo tempo. Quasi tutte le persone sfruttate venivano avvicinate e contattate presso centri di accoglienza per migranti per poi essere avviate nei campi dell’Astigiano dove venivano fatte lavorare fino a dieci ore ininterrotte al giorno per una paga di trenta euro. Dai già miseri salari, i caporali inoltre detraevano le spese di vitto e alloggio, tra l’altro in stabili fatiscenti, e anche il servizio di trasporto .

Gli stranieri provenivano dall’Africa sub sahariana come Nigeria, Gambia, Senegal e Mali. Oltre a lavorare senza alcun rispetto delle più basilari norme in materia di sicurezza del lavoro, spesso venivano insultati e sottoposti a condizioni degradanti e umiliati proprio per la loro provenienza, da qui la decisione di contestare l’aggravante della discriminazione razziale. Agli altri indagati a piede libero vengono contestati il  trasporto dei braccianti in vigna altri servizi come il pagamento dei salari.