La Bce della Lagarde delude i mercati: niente munizioni al bazooka anticrisi

La Bce della Lagarde delude i mercati: niente munizioni al bazooka anticrisi

1 Maggio 2020 0 Di direzione

L’Eurotower non aumenta gli acquisti di titoli di Stato e si limita ad abbassare i tassi per le aste di rifinanziamento delle banche

Pas assez. Non abbastanza. Nel giorno in cui Eurolandia è scossa da un crollo del Pil nel primo trimestre pari al 3,8%, la Bce di Christine Lagarde scodella misure minimaliste lasciando però ventilare l’intenzione di aumentare, in un futuro prossimo, la propria potenza di fuoco.

Non è ciò che i mercati si aspettavano. Soprattutto dopo il downgrade a sorpresa di Fitch all’Italia, lasciata appena un gradino sopra il livello junk. Alla misura precauzionale con cui l’istituto di Francoforte aveva disposto di accettare come garanzia i bond privi del bollino investment grade, non ha fatto seguito la decisione di inserirli direttamente nel programma di acquisti, un passo compiuto invece dalla Federal Reserve. «Non ne abbiamo discusso. Ma siamo flessibili e guarderemo a tutte le opzioni», si è limitata a dire la banchiera francese. Il perimetro del cosiddetto Pepp (il piano per l’emergenza pandemica) resta quindi fermo a 750 miliardi di euro. Sul cavallo di battaglia lagardiano contro il Covid-19 sono state ora incardinate nuove misure riservate alle banche. Si tratta di sette operazioni di rifinanziamento, chiamate Peltro (Pandemic emergency longer-term rifinancing operations), a un tasso dello 0,25% inferiore a quello di riferimento, più un ammorbidimento delle condizioni delle aste di liquidità Tltro, destinate a calare a -0,50% fino a giugno 2021.

Con i tassi fermi a zero, al momento altro non c’è. È una tattica di temporeggiamento fondata sulla convinzione che gli strumenti dispiegati siano al momento sufficienti. Un arsenale da 1.000 miliardi, se si tiene conto anche dei 120 miliardi disponibili da marzo e i 20 miliardi di acquisti mensili, impiegato in buona parte per raffreddare gli spread. «Abbiamo usato la capacità di influenzare tutta la curva dei rendimenti in ogni giurisdizione e useremo tutta la flessibilità implicita nel nostro mandato per continuare a farlo», ha spiegato la presidente della Bce. Confermando che lo shopping continuerà a salvaguardare i Paesi più esposti alle tensioni finanziarie. La missione ha finora avuto successo, ma non è ancora conclusa. Non appena il muro di protezione non viene rafforzato, c’è subito qualcuno che soffia sul fuoco dei differenziali. Quello tra Btp e Bund è infatti risalito ieri fino a 237 punti (Piazza Affari è inoltre scivolata del 2% e lo Stoxx600 del 2,1%) nonostante l’ex capa del Fondo monetario, rispondendo a una domanda sullo spread italiano, abbia ammonito di non voler «tollerare frammentazioni dell’eurozona». Come se i mercati volessero testare la capacità di reazione della banca centrale di fronte a una fase congiunturale già drammatica, ma ancora più devastante in prospettiva. L’Eurotower è pronta al peggio: la stima è una caduta del Pil 2020 fra il 5 e il 12%, una forbice amplissima dovuta al fatto che «non abbiamo ancora idea su impatto e durata della pandemia». La Lagarde parte dall’idea che il Pepp sia lo strumento ad hoc per affrontare la tempesta. Arrivando a bocciare l’attivazione, attraverso il fondo salva-Stati Mes, del bazooka anti-spread Omt, creato otto anni fa ma mai usato. «A differenza del 2012, non è più un Paese in difficoltà ma lo è l’intera Europa. Oggi lo strumento è il Qe pandemico, il cosiddetto Pepp. In ogni caso, le Omt rimangono nella cassetta degli attrezzi».

L’impressione è che la banca centrale si muoverà in giugno, dopo aver già avvertito di essere «pronta ad aumentare le dimensioni del Pepp». Nella speranza che, nel frattempo, i governi abbiano fatto la propria parte. Promosso il pacchetto (Mes+Sure+Bei) da 540 miliardi, la Bce chiede un ulteriore sforzo, «ambizioso e coordinato», per il varo del Recovery fund.