Conte fa mea culpa: “Mi scuso per i ritardi degli aiuti economici”

Conte fa mea culpa: “Mi scuso per i ritardi degli aiuti economici”

1 Maggio 2020 1 Di direzione

Il presidente del Consiglio ammette gli errori nell’erogazione dei pagamenti: “Ci sono stati e continuano a esserci, ma lavoriamo affinché i finanziamenti si completino al più presto”

Non tutti hanno ricevuto un aiuto economico dallo Stato nel corso dell’emergenza Coronavirus: Giuseppe Conte lo sa e perciò ha voluto chiedere scusa.

In un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, il presidente del Consiglio ha scritto: “Ci sono stati e ancora continuano alcuni ritardi nelle somme da erogare, come pure complicata si sta rivelando la partita dei finanziamenti. Chiedo scusa a nome del governo”. Tuttavia ha assicurato che si continuerà a pressare “perché i pagamenti e i finanziamenti si completino al più presto”. Si è giustificato dicendo che l’esecutivo e i lavoratori non hanno mai trovato di fronte a loro “una minaccia sanitaria ed economica come questa”.

Giuseppe Conte scrive:

Il mondo del lavoro è messo a dura prova. Tanti vivono con ansia e preoccupazione questa emergenza, fra attività chiuse e prospettive di lavoro a rischio. Molti, durante la fase più acuta di questa emergenza, hanno lavorato negli ospedali, in strada o in ufficio per assicurarci assistenza, soccorso, sicurezza e beni essenziali.

Oltre 4 milioni tornano a lavoro lunedì grazie ai primi risultati delle misure di contenimento: impiegati, addetti e operai che potranno confidare nell’applicazione di rigidi protocolli di sicurezza, su cui saremo intransigenti.

Ho letto alcune vostre lettere, ho provato a vestire i vostri panni e ne ho avvertito tutto il peso.

Ho apprezzato la lettera di Elisabetta che ha un’attività da estetista a Pomezia. Come tante altre sue colleghe mi ha scritto per tornare a lavorare in sicurezza, determinata a evitare qualsiasi forma di lavoro in nero.

Ho letto con interesse le soluzioni proposte da Luciana, che da Torino mi ha raccontato la sua passione per la ristorazione, un mestiere che ha imparato dopo una lunga gavetta in periferia, con una lunga lista di consigli per ripartire il prima possibile, con vari accorgimenti per proteggere la salute.

Ho percepito tutta la passione di Tonino per il suo salone di barbiere, aperto a Potenza nel 1978, l’attaccamento agli attrezzi del mestiere: le forbici, il rasoio. Sono sicuro che, con il rispetto delle regole adottate, in alcuni territori si potrà rallentare notevolmente la curva del contagio. E attività come la sua potrebbero rialzare prima del previsto la saracinesca: se abbassiamo il rischio di contrarre il virus e rispettiamo i protocolli di sicurezza, tanti clienti torneranno a tagliarsi i capelli senza essere bloccati dalla paura.

Lo Stato, così come tutti i lavoratori, non ha mai trovato di fronte a sé una minaccia sanitaria ed economica come questa. Negli ultimi 50 giorni abbiamo dovuto mettere in campo uno sforzo economico pari a quello di intere manovre di bilancio realizzate nell’arco di 2 o 3 anni. Tanti hanno ricevuto un sostegno, altri lo riceveranno nei prossimi giorni. Abbiamo lavorato al massimo per far ripartire a pieno regime il motore dello Stato, perché questo poderoso sostegno pubblico si concretizzasse in pochi giorni: ci sono stati e ancora continuano alcuni ritardi nelle somme da erogare, come pure complicata si sta rivelando la partita dei finanziamenti. Chiedo scusa a nome del Governo, e vi assicuro che continueremo a pressare perché i pagamenti e i finanziamenti si completino al più presto. È ai dettagli un nuovo provvedimento con aiuti e misure per la ripartenza economica che saranno più pesanti, più rapidi, più diretti.

Non farò finta di non sentire i vostri consigli, le vostre sollecitazioni, la vostra rabbia, la vostra angoscia. Non cadono nel vuoto, non sono parole al vento. Sono piuttosto il vento che spinge più forte l’azione del Governo. Credo sia l’unico modo per onorare questo giorno, questo 1 maggio.

Il premier ha sottolineato che negli ultimi 50 giorni è stato messo in campo uno sforzo economico “pari a quello di intere manovre di bilancio realizzate nell’arco di 2 o 3 anni”. L’avvocato ha inoltre colto l’occasione per annunciare che si sta per ultimare un nuovo provvedimento “con aiuti e misure per la ripartenza economica che saranno più pesanti, più rapidi, più diretti”. In queste settimane il mondo del lavoro è messo a dura prova, tra attività chiuse e prospettive di lavoro a rischio: “Molti, durante la fase più acuta di questa emergenza, hanno lavorato negli ospedali, in strada o in ufficio per assicurarci assistenza, soccorso, sicurezza e beni essenziali”.

Rabbia e angoscia

Nella giornata di lunedì è previsto un primo allentamento delle misure restrittive, grazie a cui torneranno operativi oltre 4 milioni di lavoratori: “Impiegati, addetti e operai che potranno confidare nell’applicazione di rigidi protocolli di sicurezza, su cui saremo intransigenti”. Il capo dell’esecutivo giallorosso ha letto alcune lettere che gli sono state inviate. Ha apprezzato quella di Elisabetta, che ha un’attività da estetista a Pomezia: “Come tante altre sue colleghe mi ha scritto per tornare a lavorare in sicurezza, determinata a evitare qualsiasi forma di lavoro in nero”. Ha letto con interesse pure le proposte avanzate da Luciana, che da Torino gli ha raccontato la sua passione per la ristorazione, “un mestiere che ha imparato dopo una lunga gavetta in periferia, con una lunga lista di consigli per ripartire il prima possibile, con vari accorgimenti per proteggere la salute”.

Conte ha provato a mettersi anche nei panni di Tonino, che nel 1978 ha aperto a Potenza il suo salone di barbiere: “Sono sicuro che, con il rispetto delle regole adottate, in alcuni territori si potrà rallentare notevolmente la curva del contagio”. Pertanto non ha escluso che attività come la sua possano rialzare la saracinesca prima del previsto: “Se abbassiamo il rischio di contrarre il virus e rispettiamo i protocolli di sicurezza, tanti clienti torneranno a tagliarsi i capelli senza essere bloccati dalla paura”. Il presidente del Consiglio ha garantito che terrà conto di consigli, sollecitazioni, rabbie e angoscia: “Non cadono nel vuoto, non sono parole al vento. Sono piuttosto il vento che spinge più forte l’azione del Governo. Credo sia l’unico modo per onorare questo giorno, questo 1 maggio”