Cassa integrazione scomparsa Chi avrà la busta paga “vuota”

Cassa integrazione scomparsa Chi avrà la busta paga “vuota”

30 Aprile 2020 0 Di direzione

Tantissimi i lavoratori ancora in attesa della liquidazione dei compensi di marzo 2020: per la CigD i tempi si potranno allungare ulteriormente, anche visti i regolamenti differenti da regione a regione

Tema caldo di questo periodo di enormi problemi di carattere economico nel nostro Paese, a causa dell’emergenza Coronavirus, resta quello della cassa integrazione.

A questo proposito, ad attendere ancora la liquidazione di quanto spetta loro per il mese di marzo sono all’incirca 5 milioni di connazionali, a fronte degli oltre 11 milioni di aventi diritto. Ciò quantomeno risulta per la cassa integrazione ordinaria (CigO), secondo lo spaccato fornito dall’Inps, mentre sono previsti e prevedibili ulteriori ritardi per quanto riguarda quella in deroga (CigD), gestita dalle Regioni che ancora non sono in grado di fissare dei termini precisi a riguardo.

Ad anticipare i tempi, con un totale di spesa che si aggira intorno ai 5 milioni di euro, è stato il settore delle aziende private, che si è occupato dei propri dipendenti. Le cifre già versate saranno poi successivamente scalate dal totale dovuto all’Inps per i regolari contributi dei lavoratori. Per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga, ciò che emerge in modo preponderante è l’estrema difficoltà da parte delle Regioni a far fronte ad una gestione ottimale delle liquidazioni.

Stando sempre ai dati forniti dall’Inps, che analizza la situazione al 28 del mese corrente, la Sicilia si trova in una condizione di grande difficoltà. Sono 1175 le domande inoltrate, delle quali 945 autorizzate dall’Istituto nazionale di previdenza sociale: al momento, tuttavia, risultano liquidate esclusivamente le richieste 76 realtà lavorative, per un totale di soli 178 dipendenti. Si sono di recente inoltre palesati dei gravi problemi al sistema informatico regionale (il Corriere riferisce di un default), che hanno prodotto ulteriori rallentamenti. Lo scopo sarebbe quello di ultimare entro e non oltre il 15 maggio l’analisi delle pratiche da inoltrare poi all’Inps.

Nel rapporto tra pratiche inoltrate dalle regioni e pratiche autorizzate dall’Inps, la palma dei migliori risultati medi può essere attribuita a Veneto, Abruzzo, Campania Calabria e Puglia (siamo attorno al 50%). Particolarmente delicata la situazione della Lombardia, che ha inoltrato solo 8009 domande (4502 quelle autorizzate): 40 le pratiche di cassa integrazione ultimate, per un totale di soli 63 lavoratori. Considerato l’elevato numero di aziende esistenti nella Regione, in effetti il numero pare decisamente basso, forse anche a causa di qualche inghippo burocratico di troppo.

Completamente diverso il trend nelle Marche: 6456 domande complessive, ben 6075 autorizzate: di queste sono state liquidate circa la metà di quelle presentate, per un totale di 3283 (7028 lavoratori in tutto).

Il Lazio si ferma al momento a 30875 domande (12410 autorizzate dall’Inps): evase al momento 2921 richieste per 6044 dipendenti. Toscana, 18593 istanze inoltrate (4213 approvate), ma soddisfatte al momento solo 961 (1757 dipendenti). Male la Sardegna, con 570 domande inoltrate e 359 autorizzate: nessuna di queste è stata liquidata al 28 aprile 2020.