CORONAVIRUS,UN NUOVO FOCOLAIO IN CINA

CORONAVIRUS,UN NUOVO FOCOLAIO IN CINA

29 Aprile 2020 0 Di direzione

ORA SI RISCHIA,UN’ALTRA WUHAN!

Sospesa tra la voglia di tornare alla normalità e il rischio di ripiombare nell’incubo, la Cina deve fare i conti con una possibile seconda ondata di Covid-19. Il Paese che per primo era riuscito a mettere una museruola al virus sconosciuto è stato costretto a imporre nuove misure restrittive in alcune province nazionali.

Se in un primo momento i riflettori erano puntati sulla cittadina di Suifenhe, situata al confine con la Russia, nella provincia dell’Heilongjiang, adesso la situazione più preoccupante è ad Harbin, capoluogo della medesima provincia. ”Tutti gli ingressi alle comunità e ai villaggi saranno sorvegliati – ha scritto il Global Times, descrivendo le nuove disposizioni del lockdown parziale imposto all’inizio di aprile nella nuova zona rossa –  e i residenti che vogliono entrare o uscire devono avere il codice (verde) sanitario, indossare le mascherine e avere una normale temperatura corporea. Non sarà autorizzato l’ingresso di altre persone o veicoli”.

Il rischio degli asintomatici

Adesso quel lockdown parziale è diventato totale a tutti gli effetti. Stando a quanto riferito da Tpi, il focolaio sarebbe stato provocato involontariamente da una studentessa di 22 anni rientrata da New York positiva al Covid-19 ma asintomatica. Una volta tornata in Cina, a fine marzo, la ragazza ha trascorso come da protocollo una quarantena di 14 giorni ad Harbin.

Al termine dell’isolamento, dal momento che non aveva manifestato alcun sintomo, la giovane è uscita di casa. La studentessa infetta ha quindi partecipato a un incontro tenutosi nel suo quartiere insieme ad altre persone. Ed è proprio in questa occasione che il nuovo coronavirus sarebbe tornato a circolare ad Harbin, costringendo le autorità a un lockdown massiccio.

Harbin in lockdown

Un solo asintomatico – in questo caso la studentessa di ritorno dagli Stati Uniti – è riuscito a contagiare altre 70 persone. I casi confermati nella provincia sono presto diventati 540, facendo risuonare sinistri allarmi tra i corridoi della Città Proibita. In un battito di ciglia, Harbin è stata blindata. Aeroporto e stazioni ferroviarie sono presidiate da alcuni checkpoint mentre ai non residenti è impedito l’ingresso nel centro urbano.

La paura di tornare a gennaio, con il Paese bloccato e il futuro incerto, ha convinto l’amministrazione locale a scegliere misure draconiane. Le persone, prima di accedere in una struttura pubblica o in un complesso residenziale, devono usare un’applicazione sanitaria approvata dal governo per dimostrare di non essere positive al Covid-19. Divieti assoluti fino a data da destinarsi per spettacoli, conferenze, matrimoni e funerali.

Chi è entrato in contatto con la studentessa è finito dritto in quarantena. Queste persone, per la precisione, sono state sottoposte a una quarantena rafforzata di ben 28 giorni. I cittadini che invece erano in isolamento domiciliare devono sottoporsi a tre test prima di poter tornare liberi: due sierologici e uno per verificare l’eventuale presenza di anticorpi nel loro organismo.

Contea di Jia in isolamento

Altre ombre minacciose si stagliano sulla Grande Muraglia. Oltre all’Heilongjiang anche la contea di Jia, nello Henan, provincia confinante con lo Hubei, è finita in isolamento. Le quasi 600mila persone dell’area devono adesso ottenere permessi speciali sia per uscire di casa che per andare a lavoro. Devono inoltre sottoporsi a controllo della temperatura corporea e indossare mascherine facciali al di fuori delle proprie abitazioni.

Il South China Morning Post ha citato un funzionario locale, il quale ha confermato le misure speciali prese per scongiurare la temutissima ”ondata di ritorno”. Anche le aziende sono state chiuse, quelle impegnate nelle utility, nella produzione di materiale sanitario, nella logistica e negli alimentari. Restano aperti, ma controllatissimi, supermercati, farmacie, benzinai e hotel.