Siamo finalmente ad una svolta in tema di regolarizzazione dei migranti irregolari?

Siamo finalmente ad una svolta in tema di regolarizzazione dei migranti irregolari?

28 Aprile 2020 0 Di direzione

Circola in questi giorni quella che per ora è solo una bozza di una nuova normativa tesa a regolarizzare i migranti irregolari. E questa è già di per sé una buona notizia. Che non arriva certo troppo presto, visto che da mesi si discute a partire dalla Proposta di Legge di Iniziativa Popolare promossa dalla Campagna Ero Straniero, consegnata a fine 2017 al Parlamento con più di 90mila firme di supporto.

Quella proposta di legge, che si prefiggeva di superare la Bossi-Fini e di sbloccare una situazione di chiusura che durava praticamente dall’ultima sanatoria Maroni nel 2009, non aveva trovato ascolto nel primo governo Conte. Con il passaggio al Conte bis la proposta di legge è stata ripresentata a firma di Riccardo Magi (primo relatore) all’esame della I Commissione. Nel frattempo si potevano ormai contare gli irregolari creati dal decreto sicurezza del 2018, per cui dai 530mila irregolari prima del decreto oggi siamo già oltre i 610mila e si prevede di arrivare a 670mila entro il 2020. La stessa Ministra dell’Interno Lamorgese ha riconosciuto questo aumento di irregolari venuti ad ingrossare l’esercito di quanti, nell’impossibilità di seguire vie legali per trovare un lavoro, erano costretti ad accettare condizioni di lavoro e di vita inumane, se non a costituire manovalanza a bassissimo costo per la criminalità organizzata.

È indubbio però che l’emergenza creata dall’epidemia di coronavirus ha accelerato il processo. Intanto perché ha aperto la questione di prevenire il contagio in una popolazione che, per essere irregolare, vive in condizioni spesso estreme e sfugge anche al controllo. E poi perché ci si è resi conto che gli invisibili sfruttati nel settore agricolo sono indispensabili alla nostra filiera alimentare. Il tema della regolarizzazione ha ritrovato così piena attualità. Voci si sono alzate a favore della regolarizzazione dei braccianti, a partire da quelle della ministra Bellanova e delle organizzazioni di categoria degli agricoltori. La situazione potenzialmente esplosiva di ghetti come Borgo Mezzanone e San Ferdinando, dove i braccianti stranieri vivono in condizioni igieniche disumane, è stata denunciata con forza da CGIL, USB e ONG coinvolte nel lavoro con i braccianti, tanto più che a causa dell’epidemia non riescono nemmeno più a spostarsi verso altre aree di raccolto, imprigionati senza risorse. E così oggi ci troviamo di fronte a questa bozza, sulla quale c’è già l’accordo di quattro ministri (agricoltura, interno, lavoro e il ministro per il Sud).

La bozza però presenta dei limiti gravi. Intanto, come riassume Fabio Tonacci su La Repubblica del 19/4/20, non riguarderà tutti gli stranieri irregolari attualmente presenti in Italia, ma solo coloro che hanno la possibilità di avere un contratto come braccianti o operai nella filiera produttiva dell’agricoltura. Si tratta più o meno di 200 mila persone. Se alcune delle condizioni che la bozza prevede sono importanti, come il fatto che lo stipendio proposto non possa essere inferiore al minimo sindacale, altre sono molto più limitanti, come il fatto che il bracciante debba avere la domanda di assunzione da parte delle aziende agricole e che il permesso di soggiorno possa essere solo a tempo determinato, massimo un anno, sebbene rinnovabile.

Ma soprattutto il raggio d’azione in cui si muove questa bozza non può bastare; questo è il momento per pretendere più coraggio. La logica che la bozza di legge propone non parte dal problema delle migliaia di persone senza documenti, e quindi senza tutele sanitarie, economiche, abitative, così come non parte dal problema dei permessi di soggiorno bloccati o precari. Parte da una valutazione rigidamente vincolata ad un interesse economico, ossia quante braccia migranti servono al sistema produttivo dell’agricoltura. Ma si tratta di un calcolo inaccettabile in un paese civile. E gli altri?

È il “cinismo esistenziale” di cui parla Aboubakar Soumahoro (Huffington Post, 18/4/20), per cui vedi solo chi ti è utile, ma fai finta di non accorgerti che si tratta in realtà di persone cui vanno riconosciuti dignità e diritti, prima di tutto il diritto di vedere la propria vita preservata proprio come tutti noi.

Non è di questo che abbiamo bisogno. E le voci che si alzano a chiedere più coraggio sono tante e anche moto diverse. Lo diceva già Tito Boeri, ex presidente Inps: abbiamo bisogno di regolarizzare, «volenti o nolenti», tutti gli immigrati irregolari impiegati in nero.

Lo dicono le organizzazioni promotrici della campagna Ero Straniero, che hanno espresso una soddisfazione mitigata dalla constatazione di questi limiti: “La misura va finalmente incontro alle richieste che da tempo rivolgiamo al governo. Ma un provvedimento limitato nel tempo e rivolto solo a lavoratori agricoli non intacca il grosso dell’irregolarità”. Non si può trattare solo di un contratto a tempo determinato, e non può riguardare solo i lavoratori del comparto agricolo; vanno regolarizzati anche i migranti costretti a lavorare in  nero in tutti gli altri settori, dalla logistica alla ristorazione, fino al lavoro domestico e ai servizi di cura.

Lo chiedono associazioni, organizzazioni e movimenti solidali con i migranti. Il Comitato costituito a Forlì da 32 associazioni, fra cui ANPI, CGIL, Libera, Migrantes, Emergency, chiede che non si faccia una sanatoria, perché la sanatoria è per gli evasori fiscali e per chi fa lavorare in nero; ma che si sancisca “una regolarizzazione di tutte e tutti i migranti in Italia perché è giusta, è conveniente ed è l’unico strumento per uscire assieme da una crisi, che, partita come sanitaria, sarà presto una feroce crisi economica”. Anche Melting Pot denuncia che nella bozza non si parte dalle persone, ma solo dalla carenza di lavoratori nel settore alimentare. Ed altre voci ancora si stanno alzando nella stessa direzione.

Perché questo è il momento di farci sentire: nel disastro dell’epidemia che ci ha colpiti, ci sono le condizioni per spingere verso una politica migratoria diversa, che parta dalla regolarizzazione di tutti i migranti irregolari nell’unico interesse di salvare la vita di tutti.

Ci vuole più coraggio, e serve oggi; ci vuole il coraggio del Portogallo, che ha fatto della regolarizzazione di tutti i migranti una delle prime misure politiche di reazione alla pandemia.