Ora Conte si inventa una scusa: “Non volevo essere d’intralcio”

Ora Conte si inventa una scusa: “Non volevo essere d’intralcio”

28 Aprile 2020 0 Di direzione

Bufera sulla visita del premier in Lombardia. Per due mesi è rimasto inchiodato a Roma e ora cerca di giustificarsi

Ha scatenato non poche polemiche la visita del premier Giuseppe Conte in Lombardia

Sono passati due mesi dallo scoppio dell’emergenza coronavirus in regione e solo ora il Presidente del Consiglio ha deciso di recarsi sul territorio. Una scelta criticata fortemente dalle autorità, ma non solo. “Quando la Lombardia contava oltre 500 morti al giorno e non bastavano i letti negli ospedali non si è fatto vedere”, ha tuonato il leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato. “Il suo arrivo è fuori tempo massimo. Si tratta di una passerella non solo inutile, ma quasi offensiva”, ha affermato Viviana Beccalossi, bresciana e presidente del Gruppo misto nel consiglio della Lombardia. Stesse parole arrivano dai sindaci leghisti dei territori bergamaschi e bresciani duramente colpiti dall’emergenza Covid-19: “Siamo delusi e sconcertati, ancora una volta il governo mostra indifferenza e poca considerazione per i comuni più colpiti dal Covid. Ci hanno lasciato soli nella gestione dell’emergenza e continuano a farlo anche ora. Abbiamo appreso dalle agenzie di stampa che il premier verrà stasera a Bergamo e Brescia e non siamo nemmeno stati avvisati. Ancora una volta nessuna considerazione per i territori: a noi le passerelle non servono”. Tanta la rabbia.

E così, per cercare di spegnere le polemiche, il premier Conte ha provato a giustificarsi. “Non sono venuto prima perché nella fase più acuta la mia presenza avrebbe potuto essere addirittura di intralcio, ma nella prima occasione utile era già nei proponimenti di venire”, ha affermato arrivando in Prefettura a Milano, dove incontrerà, tra gli altri, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il neo presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Poi ha aggiunto: “Sarò a Milano, a Brescia, a Bergamo e se riesco già stasera a Codogno e Lodi. Poi non posso dimenticare Piacenza. Ritornerò presto perché adesso do meno fastidio agli operatori che stanno operando nell’emergenza”.

Niente visita alle zone rosse per non essere d’intralcio, quindi. Sembra proprio una bella scusa quella usata dal premier che per due mesi ha gestito a modo suo la situazione mettendo in panchina il ministro della Salute Roberto Speranza e snobbando la task force di Vittorio Colao. E poi ancora: conferenze alle 2 di notte o nel bel mezzo dei telegiornali della sera, attacchi in diretta all’opposizione (“Stavolta devo fare nomi e cognomi…”). Il tutto restando sempre a Roma senza mai farsi vedere nelle zone più colpite dall’emergenza sanitaria. “La mia presenza avrebbe potuto essere addirittura di intralcio”, si è giustificato aggiungendo un “ritornerò presto”. Solo una nota: la mattina del 14 agosto 2018 crollò il ponte Morandi. Conte arrivò a Genova nel tardo pomeriggio.