CORONAVIRUS Fase 2, felici e scontenti

CORONAVIRUS Fase 2, felici e scontenti

28 Aprile 2020 0 Di direzione

Prime reazioni al nuovo decreto del Governo. Cauto Fontana, la rabbia dei ristoratori

C’è chi si aspettava un maggiore allentamento delle restrizioni dopo diverse settimane di lockdown. Ma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha spiegato che servono ancora «metodo e rigore» per scongiurare «il rischio che il contagio torni a diffondersi».

È stato firmato il nuovo decreto che dal 4 maggio accompagnerà, gradualmente, la Fase 2. Restano il divieto di assembramenti e l’obbligo dell’autocertificazione. Resta il limite degli spostamenti per necessità urgenti, includendo però in queste la visita ai congiunti.

Si potranno celebrare i funerali ma non con più di 15 persone ad assistervi. Riapriranno i parchi, ferma restando la cautela dei distanziamenti. I negozi alzeranno la saracinesca il 18 maggio. Ristoranti, parrucchieri ed estetiche a giugno.

Le prime reazioni? Prudente quella del governatore della Lombardia, Attilio Fontana: «Alcune cose, a partire dall’ennesima autocertificazione, non ci convincono ma rimaniamo attenti e collaborativi». «Ci sono nodi da sciogliere: chi si prenderà cura dei figli dei lavoratori? Quando e come arriveranno i sostegni economici? Il governo come pensa di tutelare le famiglie? Sono domande ancora aperte che esigono risposte certe perché riaprire è urgente. Dobbiamo farlo bene, presto e in sicurezza».

Il consigliere regionale varesino di Lombardia Ideale, Giacomo Cosentino: «Se la regola è quella di mettere in sicurezza le persone mantenendo la distanza sociale, crediamo che le attività che possono rispettare questa regola e quella dell’igiene avrebbero potuto riaprire. Non si può paragonare un negozio di parrucchiera di 200 metri quadrati con uno di 40 metri quadrati… ».

Il consigliere regionale della Lega, Emanuele Monti, che ieri, domenica 26 giugno, ha lanciato una petizione per la riapertura dei valichi con la Svizzera, è deluso dal nuovo decreto: «Ritardi e incertezze fanno chiudere migliaia di aziende e perdere milioni di posti di lavoro».

Preoccupazione viene espressa da Fipe Confcommercio (la federazione dei pubblici esercizi): «I nostri dipendenti stanno ancora spettando la cassa integrazione, il decreto liquidità stenta a decollare, ora apprendiamo che potremo riaprire dal primo di giugno. Significano altri 9 miliardi di danni che portano le perdite stimate a 34 miliardi in totale dall’inizio della crisi».

«Forse non è chiaro – aggiunge la Fipe – che si sta condannando il settore della ristorazione e dell’intrattenimento alla chiusura». Di qui la richiesta per «risorse subito e a fondo perduto» altrimenti «moriranno oltre 50.000 imprese e 350.000 persone perderanno il loro posto di lavoro». «Tutto questo – conclude la Fipe – a dispetto sia del buon senso che della classificazione di rischio appena effettuata dall’Inail che indica i pubblici esercizi come attività a basso rischio. Questo nonostante la categoria abbia messo a punto protocolli specifici per riaprire in sicurezza. La misura è colma».

«Incomprensibile il dettame di Conte: le categorie della ristorazione e della somministrazione sono troppo penalizzate e si rischia di farle chiudere. Questo sarebbe drammatico per l’economia della nostra provincia e di tutta la regione. La ristorazione saprebbe garantire già prima di giugno le adeguate misure di sicurezza» è il commento del segretario cittadino di Varese di Fratelli d’Italia, Salvatore Giordano, ex assessore alla Attività produttive del Comune di Varese.