Asse di Macron,Bce e Moody’s.Ecco perchè “aiutano”l’Italia

Asse di Macron,Bce e Moody’s.Ecco perchè “aiutano”l’Italia

27 Aprile 2020 0 Di direzione

QUELL’ASSE TRA BCE,FRANCIA E MOODY’S PER SALVARE IL RATING ITALIANO.

La Banca centrale europea ha recentemente annunciato l’ampliamento degli acquisti nel contesto dei programmi anti-pandemia anche ai titoli che le agenzie di rating escludono dal perimetro dei prodotti degni di attività di investimento, abbattendo il loro giudizio a junk (spazzatura) e paragonando la movimentazione di risorse su di essi a una speculazione.

L’Eurotower guidata da Christine Lagarde prova a correggere la rotta dopo i disastri di marzo, quando l’indecisioni della governatrice francese e diversi errori comunicativi contribuirono a scatenare la tempesta finanziaria sui mercati europei, di cui l’Italia ha pagato il prezzo più caro.

La mossa della Bce ha anticipato sul filo di lana il giudizio dell’agenzia di rating Standard&Poor’s, di cui si temeva un declassamento del debito italiano che avrebbe prodotto numerosi scossoni al nostro sistema finanziario, penalizzato enormemente il valore e la liquidità dei Btp, che nelle ultime settimane ha rappresentato una boccata d’ossigeno per l’Italia, e mandato in crisi i detentori di titoli del settore bancario.

S&P, poi, ha mantenuto a livello investment-grade il giudizio sui titoli di Stato di Roma, ma la tensione riguardo un possibile declassamento non si è ancora smorzata. Ha aiutato, senz’altro, l’appoggio fornito all’Italia da un’altra agenzia di taglia inferiore, Moody’s, secondo cui ci sono le prospettive per evitare, nel suo giudizio il prossimo 8 maggio, un declassamento dei Btp a spazzatura.

Per Roma Moody’s prevede, come scenario di riferimento, una pesante contrazione dell’economia nella prima metà dell’anno, seguita da un recupero a partire al terzo trimestre, con un forte rimbalzo e un ritorno alla crescita nel 2021. Kathrin Muehlbronner, senior vice President di Moody’s, mette le mani avanti usando una cerca cautela. E spiega che questo caso base si fonda su tre fatti che dovranno essere confermati: il primo è che l’economia inizerà il percorso di recupero a partire dal terzo trirmestre in poi. Il secondo è che costi di provvista bassi permetteranno al governo di gestire un livello di debito più alto. Il terzo è che l’Italia presenti a breve-medio termine un piano fiscale attendibile per ridurre  il debito nei prossimi anni”.

Insomma, la sponda Bce è nuovamente vista come decisiva per la determinazione dei “costi di provvista bassi” indotti dall’intervento dell’Eurotower, che finanziando in maniera favorevole una parte dei nostri titoli permetterà a Roma di muoversi con maggiore serenità sui mercati, come del resto notato già da big della finanza statunitense quali BlackRock e Goldman Sachs. L’origine francese della Lagarde deve ricordarci che anche Parigi è tra le capitali maggiormente interessate a evitare che si scateni una tempesta finanziaria sull’Italia in questa fase cruciale. In primo luogo per ragioni sistemiche, dato che una crisi asimmetrica nel cuore dell’Eurozona la danneggerebbe in prima persona, in secondo luogo per la pesante presenza della finanza francese nel mercato dei titoli italiani.

Dei 425 miliardi di euro di debito pubblico italiano in mano a istituzioni straniere (circa il 17% del totale), 285 sono imputabili alle sole istituzioni finanziarie francesi. Bnp Paribas controlla una quota di debito paragonabile al Pil dell’intera regione Piemonte (143 miliardi di euro), e assieme a Credit Agricole (oltre 97 miliardi) fa la parte del leone nell’influenza sul debito italiano. Logico che il governo di Emmanuel Macron non voglia veder svanire il valore di queste partecipazioni, la cui destabilizzazione travolgerebbe i due colossi della sua finanza nazionale. La rete protettiva sull’asse Parigi-Francoforte, con la sponda di Moody’s e la presenza di componenti ottimistiche verso l’Italia nella finanza a stelle e strisce ha tenuto a galla Roma. La quale una volta di più non ha potuto fare a meno di un necessario sostegno esterno. Ma la forza per riprendersi potrà venire solo dallo stimolo economico interno: per il governo di Giuseppe Conte sarebbe un errore fatale gettare alle ortiche una fase in cui l’economia e la finanza globale sono fisiologicamente tenute a evitare un collasso del Paese.