Migranti, residenti romani in rivolta: “Buttano il cibo nella spazzatura, pisciano sugli autobus. E basta”

Migranti, residenti romani in rivolta: “Buttano il cibo nella spazzatura, pisciano sugli autobus. E basta”

26 Aprile 2020 0 Di direzione

Di Federico Blasi – Cibo nell’immondizia. Centro d’accoglienza a Roma, al quartiere Portuense. Sta girando un video sui social sul cibo perfettamente confezionato e sigillato, buttato per intero nella spazzatura. Ed è da sempre che succede. Agli immigrati, malati o meno di coronavirus, non piace il cibo che gli diamo e quindi lo buttano pari pari nell’immondizia. Intendiamoci, nessuno critica i loro gusti, ma non venissero però a raccontarci che vengono in Italia perché “hanno fame”, secondo la rappresentazione delle sinistre e della chiesa, narrazione tanto buonista quanto falsa. E poi, ci viene da chiederci, se non mangiano pane, pasta, fettine panate, patate, verdura, frutta, che cosa mangiano?

Interi cassonetti pieni di cibo – E soprattutto, dove trovano i soldi per comprare il cibo alternativo? Visto che non solo sono scappati dalla fame, ma anche dalla “miseria”. Cucinano loro? E il gas, l’elettricità, gli ingredienti, l’olio, etc., dove li comprano? E con quali soldi? Ma non è questo il problema, possono mangiare quello che gli pare. Il problema è che c’è un doppio esborso da parte della collettività. Prima il pasto completo che noi forniamo loro e che loro buttano nell’immondizia. Secondo, il pasto che si mangiano veramente, comprato con i soldi di chi? E poi la luce, le utenze varie, la struttura dove sono ospitati… Ma non costerebbe meno un bel biglietto aereo o il noleggio di una nave su cui rimpatriarli tutti?
L’accoglienza ci costa troppo – Ma già, il traghetto costa e lo Stato italiano non può permetteri le stesse spese che si permette una ong. Navi che sostano milioni, droni che costano milioni, per cercare i “naufraghi” in mezzo al mare. Poi ci sono gli stipendi dei “volontari” e dell’equipaggio, mica lavorano gratis. E se sì, come fanno a sopravvivere? Ovvio che poi imprese e lavoratori hanno un prelievo fiscale superiore, molto superiore, al 50 per cento. Se buttiamo i soldi letteralmente nella spazzatura si capisce come mai i conti non tornano, e perché per gli italiani non ci sono fondi.