Emergenza Covid-19, fase 2 in Italia: un solo ristorante aperto, quello della Camera dei deputati

Emergenza Covid-19, fase 2 in Italia: un solo ristorante aperto, quello della Camera dei deputati

26 Aprile 2020 0 Di direzione

Coronavirsus, un solo ristorante aperto in Italia: quello della Camera dei deputati
ROMA, 26 APRILE  – Dentro la Camera dei Deputati ha riaperto i battenti l’unico ristorante in attività in un’Italia che soffre, senza poter mangiare fuori e neppure bere un caffè. Alla modica cifra di 6 euro, da ieri, la ristorazione interna di Montecitorio offre due menù, comprensivi di primo, carne e/o insalata, un frutto, acqua, pane e un contorno, in un vassoio rigorosamente incellofanato.

Cibi precotti, dunque, ma pasti veri e, per chi ne ha bisogno, anche senza glutine. Ma al deputato medio non basta, vuole di più. “Pasta scotta e collosa, bocconcini di pollo minuscoli, insalata scondita. Non mi fregano più, aspetto sera e mangio a casa”, sbotta Fausto Raciti, giovane deputato dem siciliano dal palato fine.

Il suo collega di partito, Emanuele Fiano si dice invece soddisfatto del “cibo che è decente e dignitoso”, ma poi si lancia nel paragone storico: “La scena è tristissima, una via di mezzo tra le file del pane in Urss e il regime nordcoreano. Sediamo tutti distanti, uno per tavolo, non ci sono camerieri né cuochi”.

I ristoranti riaperti, in realtà, sono due: quello dei deputati – di solito possono portare un ospite, ma non certo di questi tempi, assai ben fornito, al piano Aula, dietro il guardaroba – e quello dei dipendenti, che si trova al piano meno uno, detto basamentale. Orari contingentati (dalle 12 alle 15), come anche le presenze: al pari dell’Aula, si entra a scaglioni (prima dalla A alla I, poi dalla L alla Z) e bisogna rispettare l’ovvio “criterio di distanziamento interpersonale”.

La notizia la dà per prima l’Ansa con un lancio che aveva sollevato ondate di gioia incontenibile: “Finalmente si mangia!”, il grido degli onorevoli di ogni colore costretti, da due mesi, cioè da quando è iniziato il lockdown, a ‘mendicare’ pasti dai colleghi romani, a tempestare di telefonate Deliveroo, a portarsi la ‘schiscietta’ (panino, in milanese) da casa (lo fa il deputato di Leu, Nicola Fratoianni). Perché “anche il cestino che ci danno fa schifo”, sbottano diversi deputati di Fratelli d’Italia (Rizzetto, Lucaselli) e del Pd (Topo e Lorenzin, che aggiunge: “Sono a dieta”).

L’alternativa, infatti, era sfamarsi con il cestino che, in questi mesi, la Camera ha fornito ai suoi famelici deputati. Solo che il cestino (due panini non particolarmente imbottiti, un frutto e un’acqua) che i deputati consumavano alla modica cifra di 5 euro non è stato ritenuto «decoroso». Troppe le scene, riprese anche su Instagram, di deputati che addentavano il panino in Transatlantico o in cortile d’onore.

Da qui, la scelta di riaprire il ristorante, ma il risultato è modesto. “Meglio il cestino!”, è già il grido di molti che hanno consumato il vassoio o ascoltato i resoconti dei colleghi. Cestino batte ristorante, dunque. Però, il più furbo di tutti resta Giacomo Portas, leader dei Moderati e iscritto a Italia viva, che si fa portare i pasti dal mitico Fortunato al Pantheon, ristorante privilegiato dei politici della Prima Repubblica. E ha trovato persino dove farsi fare il caffè: alla Tazza d’Oro. Notizia segnalata da (Msn)