Le bandiere rosse sfilano senza rispettare i divieti. Salvini: “Loro possono”

Le bandiere rosse sfilano senza rispettare i divieti. Salvini: “Loro possono”

25 Aprile 2020 0 Di direzione

In un video pubblicato sui social network da Matteo Salvini decine di manifestanti con bandiere rosse sfidano le regole varate dal governo per il coronavirus

Una questione di buon senso. La polemica cavalca il 25 aprile. La festa della liberazione, che portò nel 1945 i nazifascisti a fuggire per sempre da Milano, tiene banco.

“Oggi a Roma. Senza polemica, solo una riflessione. Gli Italiani sono chiusi in casa per via del coronavirus, niente funerali, messe e matrimoni, niente bimbi nei parchi giochi, multe a chi corre o porta il cane lontano da casa. Ma con la bandiera rossa tutto è possibile. Boh…”. A parlare, o meglio, a scrive è Matteo Salvini. Sui social pubblica un video in cui si vedono delle persone con delle bandiere rosse che camminano su un marciapiede indossando delle mascherine. Si era detto: vietati assembramenti. Ma per qualcuno, la legge, sembra più uguale. E, se quel qualcuno ha una bandiera rossa al seguito, questo fa la differenza.

Poche ore prima del video, diventato in poco tempo virale, il leader della Lega sempre sui social aveva scritto: “Grazie a chi, 75 anni fa, oggi e domani, ha messo, mette e metterà al centro della propria vita la battaglia per la libertà”. Posta un selfie con tazzine da caffè dei colori della bandiera italiana e alle spalle un tricolore. “La voglia di libertà – sottolinea l’ex ministro dell’Interno – può essere attaccata, offesa, incarcerata, derisa, ma alla fine vince sempre. Grazie ai nostri nonni, un abbraccio ai nostri genitori, una carezza ai nostri figli”.

“Fra qualche anno – scrive – ricorderemo questi giorni incredibili di sofferenza, di paura, di rabbia, di incertezza e preoccupazione, e penseremo a quanto siamo stati bravi, forti e coraggiosi nel superarli, per tornare a sorridere. Qualcuno, oggi come allora, dice che la libertà, come donne e uomini, come Italia, non serve, è un lusso di cui possiamo anche fare a meno. No! Non è così”.

Il 25 aprile è sempre stata una data divisiva. I rossi e i neri si sono affrontati per decenni in quel periodo buio chiamato “anni di piombo”. Ma, oggi, a 75 anni dalla liberazione, ciò che coglie lo sguardo è quell’ammasso di uomini e donne che mettono a rischio la vita loro e dei loro familiari in questi tempi di coronavirus. I disordini non sono mancati neppure a Milano.

Gli antagonisti avevano annunciato che il corteo in programma per oggi in memoria dei partigiani sarebbe partito in ogni caso, pur con le restrizioni imposte dal governo a causa dell’allarme Covid-19. E così è stato. Non sono mancati momenti di tensione. Verso mezzogiorno gli uomini della questura hanno intercettato una quindicina di militanti dei comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo (Carc), ovvero il movimento politico extraparlamentare marxista leninista e maoista. Durante il corteo improvvisato, i giovani stavano decorando con dei drappi rossi le lapidi dedicate ai partigiani, quando sono stati fermati dalle forze dell’ordine affinché potessero effettuare dei controlli finalizzati al rispetto delle norme di contenimento del contagio da coronavirus, che impediscono ogni genere di assembramento.

È proprio in questo momento che la tensione è salita alle stelle. Nella caotica colluttazione che si è originata, una ragazza è stata spintonata dagli uomini in divisa ed è finita a terra. Mentre una seconda, dopo esser stata ammanettata, è stata caricata a bordo della volante per raggiungere gli uffici della questura. Quasi contemporaneamente è partito un secondo corteo non autorizzato di manifestanti.

Una ventina di persone circa appartenenti ai centri sociali. In questo caso il gruppetto è stato bloccato dagli agenti della polizia di Stato in modo più agevole: le pratiche di identificazione si sono infatti svolte senza registrare alcun incidente. Questo è il 25 aprile. La festa della liberazione. La festa che sancisce la supremazia dello stato di diritto sull’odio e l’oppressione. Una festa che andrebbe onorata nel rispetto delle regole. Questo non sembra valere per i soliti nostalgici dal pugno chiuso. E dalla “zucca vuota”.