Soldi e facilitazioni alle Ong. Ostacoli per le partite Iva

Soldi e facilitazioni alle Ong. Ostacoli per le partite Iva

19 Aprile 2020 0 Di direzione

Il “non profit” ottiene subito quanto ha chiesto. Invece autonomi e imprenditori sono alle prese con le banche

Le partite Iva soffrono, le Ong esultano. Succede anche questo nell’era del Covid-19 con il governo giallorosso. E mentre lo stupore si accompagna all’irritazione vedendo boccheggiare le imprese che fanno da traino all’Italia assieme ai tanti professionisti rimasti al palo in seguito alla pandemia, alle organizzazioni cosiddette no profit sono bastate un po’ di moine per farsi riconoscere benefit erariali, finanziamenti mirati, meno rendicontazioni amministrative e varianti progettuali non onerose.

L’Aics, l’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo sotto l’egida del ministero degli Esteri, ha messo in campo una serie di misure per ridare ossigeno alla filiera delle Organizzazioni non governative. E già prima di avviare la ripresa delle trattative al tavolo emergenza Covid-19 l’agenzia ha rapidamente deciso e condiviso le modalità per concedere proroghe di 4 mesi, allungare alcune scadenze per i bandi in corso, fino ad ammettere taluni costi sopravvenuti e relativi all’emergenza sanitaria in atto.

Chissà se a ingegneri, architetti o ad altre tipologie di professionisti che rischiano in proprio verranno mai riconosciute proroghe così prolungate. Al momento nei tanti decreti firmati dal premier Giuseppe Conte non ci sono tracce di elargizioni così magnanime. Anzi. E quando le norme ci sono, ad ostacolare partite Iva e lavoratori autonomi ci si mettono a burocrazia e i «problemi tecnici» dei vari siti istituzionali.

Le aziende per accedere al prestito garantito dovranno essere in salute e soprattutto in grado di attendere almeno ulteriori 60 giorni per l’esame dei libri contabili da parte degli istituti di credito.

Per le Ong del Belpaese invece il percorso è stato tutto in discesa e senza intoppi. Le prime lamentazioni delle organizzazioni sono arrivate all’Aics dopo la prima settimana di marzo per chiedere misure specifiche alla loro salvaguardia. La richiesta ha fin da subito puntato a ottenere finanziamenti mirati a un sostegno extra inerente alle problematiche sul blocco delle attività, sulla mobilità del personale, l’annullamento delle missioni all’estero, la quarantena di decine di operatori che in arrivo dall’Italia sono stati sottoposti a misure di restrizione, cooperanti ed esperti che hanno dovuto annullare decine di missioni all’estero per via dello stop dei collegamenti aerei, frenata delle donazioni e, non ultimo, il blocco di tutte le attività di educazione alla cittadinanza che si tengono nelle scuole italiane. Senza dimenticare la ricaduta sul mancato svolgimento di eventi pubblici e di formazione ormai già programmati per i prossimi mesi. La disamina delle difficoltà varrebbe almeno un forfait che supera i 100 milioni di euro complessivi. E su questa cifra l’Aics non storce neppure il naso anzi, assicura che «si dovranno valutare i percorsi su come destinare nuove risorse per assicurare il raggiungimento degli obiettivi per i beneficiari, pensare a forme di sostegno generale al settore della solidarietà internazionale, costruendo o partecipando a strumenti finanziari che consentano di superare la prevista riduzione di risorse private a dono». Un indebitamento ulteriore dell’Italia per tenere in piedi le proprie Ong potrebbe essere dietro l’angolo.

Senza contare che con la prima trance di progetti le Ong italiche si sono portate a casa dal Viminale 27 milioni. E sugli aiuti al mondo del no profit nemmeno l’Europa si sottrae: la Commissione è corsa in aiuto delle organizzazioni umanitarie decretando, lo scorso 20 marzo, di elargire ben 14 milioni ai progetti dedicati alle diseguaglianze sociali in Africa «e finalizzati al prosieguo delle attività per prorogare i tempi di successo» così è scritto nel documento.