La preoccupazione di Mattarella: l’ombra di una crisi di governo

La preoccupazione di Mattarella: l’ombra di una crisi di governo

19 Aprile 2020 1 Di direzione

Il Colle in apprensione per i continui litigi all’interno della maggioranza: al momento non ci sono i presupposti per un governo alternativo

Il nostro Paese rischia di essere travolto non solo da una crisi economica a causa dei danni provocati dal Coronavirus, ma anche da un caos politico che potrebbe destabilizzare l’Italia intera.

Da qui nasce la preoccupazione di Sergio Mattarella, in ansia per i prossimi mesi a causa delle tensioni insistenti all’interno della maggioranza giallorossa. Ma i timori del presidente della Repubblica derivano pure dagli strappi tra esecutivo e Regione, che recentemente si sono scontrati sull’ipotetico anticipo della ripartenza. Un’immagine di un Paese provato e a rischio collasso che tiene in apprensione il Colle: il pericolo dietro l’angolo è una crisi al buio, incontrollabile anche dai principali protagonisti politici odierni.

Come riportato da Il Sole 24 Ore, al Quirinale registrerebbero quelle spinte a indebolire il premier Giuseppe Conte. Ma la domanda che ci si pone è chiara: per quale motivo? Quale potrebbe essere il fine di tali azioni? Quesiti a cui non seguono risposte poiché, almeno per il momento, non vi sono i presupposti per dare vita in Parlamento a un governo alternativo. Anche perché in questi giorno tutto sembra tranne che esserci un clima di unità nazionale, che invece dovrebbe predominare in un momento di estrema emergenza. Le voci non mancano: dalla figura di Mario Draghi come presidente del Consiglio alla persona di Vittorio Colao che potrebbe diventare premier.

Le tensioni

L’Italia è praticamente divisa: Movimento 5 Stelle e Partito democratico discutono quotidianamente su Mes, Coronabond, Recovery plan, fine del lockdown e nomine delle aziende pubbliche partecipate. Come se non bastasse su quest’ultima si è creata una divisione interna ai grillini: una fronda, guidata da Alessandro Di Battista, ha esplicitamente chiesto ai pentastellati di bloccare la nomina a qualsiasi livello di coloro che “non potrebbero neanche essere candidati al consiglio di circoscrizione”. Secondo La Stampa i gialli sono pronti a sostenere solo Conte, ma se dovesse cadere finirebbero all’opposizione: a quel punto il Pd dovrebbe accordarsi con la Lega. Apparte certamente un’opzione impossibile, ma di questi tempi nessuna strada deve essere esclusa del tutto.

Lo scenario di un ritorno al voto appare azzardato anche a chi ne sarebbe tentato. Tutti i leader politici, di ogni schieramento, dovrebbero studiare e proporre una ricetta finale sulle modalità con cui risollevare il Paese nel pieno di una recessione. Andrebbe considerato inoltre che una campagna elettorale nella fase 2 sarebbe impraticabile: meglio tenere comizi virtuali o spendere le proprie energie per tentare di evitare meno danni possibili? E il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sa benissimo che si gioca (probabilmente) tutto nella giornata di giovedì, quando si terrà il Consiglio europeo: proseguirà per la sua linea (“No Mes!”) o si piegherà alla posizione del Partito democratico, che invece spinge per il fondo salva-Stati, solamente per evitare una crisi all’interno della maggioranza? Nel frattempo nel governo permane un clima tutt’altro che tranquillo e rassicurante.