L’Ue si schianta in mille pezzi

L’Ue si schianta in mille pezzi

17 Aprile 2020 0 Di direzione

È una svolta epocale quella che si trova a dover affrontare l’Europa che, con ogni probabilità, darà vita a un futuro ancora meno roseo di quanto atteso dopo lo scoppio della Crisi dei debiti sovrani dello scorso decennio. Lo scoppio della pandemia in Europa ha fatto venir fuori il peggio di ogni Stato europeo, limitando quella collaborazione che sarebbe dovuta essere la base dell’Unione e che, proprio nel momento di maggiore difficoltà, è venuta a mancare. E da ciò, l’immagine dell’Europa che ne esce è di una vecchia potenza del passato che, con il passare degli anni, sta perdendo sempre di più il suo vigore, relegandosi ad un ruolo marginale negli scenari politici mondiali.

I dieci anni di fuoco dell’Unione europea

Con l’avvento della crisi dei debiti sovrani nel 2010, una primordiale forma di Europa dedita al rigore e poco avvezza alla collaborazione aveva già visto la luce, soprattutto nei comportamenti tenuti nei confronti dei Paesi del blocco mediterranro. Da quel momento, la spaccatura tra coloro che richiedevano un maggior rigore nei bilanci pubblici e coloro che hanno invece spinto per una maggiore flessibilità è diventata la costante di ogni seduta dell’Eurogruppo.

Ed è stato in quel momento che gli attriti sono usciti anche da un discorso prettamente economico, per divenire di attualità sotto qualsiasi frangente della vita politica e sociale dell’Unione europea. In questo, gli attriti tra i due blocchi sono sbocciati nella disputa sull’accoglienza e sulla ripartizione dei migranti, creando inoltre una terza ma ancora più importante spaccatura all’interno dell’Europa: il gruppo di Visegrad. Anche in questo caso, le posizioni inconciliabili hanno contribuito a peggiorare il clima europea, rivoltando però questa volta gli attacchi non esclusivamente ai ceti politici ma prendendo di mira le intere dei Paesi. Ed è stato così che, pochi anni più tardi, si è giunti anche alla votazione inglese sulla Brexit, che ha segnato il primo caso di abbandono dell’Unione.

La pietra tombale del Coronavirus

Infine, con lo scoccare del nuovo decennio, un nuovo nemico si è presentato sul territorio europeo: il coronavirus. Se si fosse scelta a strada di combatterlo tutti insieme, forse gli scenari sarebbero stati differenti; ma in questa situazione ha prevalso l’egoismo e soprattutto il sentimento di disunione accresciuto proprio negli ultimi anni. E con i Paesi maggiormente colpiti (come Italia, Spagna ed a suo modo anche la Francia, passata nell’arco di pochi giorni da uno schieramento all’altro) abbandonati al loro destino, forse la lapide è stata piantata nella terra d’Europa.

Non è stata dunque una guerra a distruggere le fondamenta dell’Unione europea, bensì un nemico invisibile che è stato in grado di assestare quello che forse sarà il colpo di grazia: almeno per la forma di collaborazione continentale che abbiamo conosciuto sino ad oggi. E forse – vista la situazione – è stato meglio conoscerlo in questo modo, rispetto a circostanze ancora peggiori e possibili nel prossimo futuro.

In questo modo l’Europa non conta più nulla

Era chiaro sin da subito che mettere insieme popoli che fino a nemmeno 80 anni fa si sono combattuti sin dalla caduta dell’Impero romano sarebbe stata un’impresa: tuttavia, per quasi una cinquantina di anni si è riusciti, piano piano, a costruire una serie di obiettivi comuni. Ad un certo punto, l’Europa sembrava davvero divenuta quell’incubatore che avrebbe potuto dare alla luce un modello esportabile nel mondo intero, uscendo dall’impostazione classica della politica e del modo di fare economia all’europea. Bruxelles sarebbe davvero potuta diventare l’ombelico del mondo. Poi, però, qualcosa è cambiato.

Non si tratta di un problema legato ai nazionalismi – perché si può essere confederati anche seguendo le linee delle più estremiste delle linee sovraniste – bensì di un serie di problematiche legate all’egoismo e che in fondo fanno parte della nostra storia millenaria. Ciò ha contribuito al venir meno della stessa spinta unitaria che metteva l’Europa nella condizione di poter – nella sua parte – dettare legge sul Mondo e ci siamo relegati al ruolo di semplice spalla assecondante per le forze internazionali di primo ordine: gli Stati Uniti, qualche volta la Russia e quando ci ha fatto comodo la Cina. E in questo modo, abbiamo perso sia la nostra forza sia la nostra identità, oltre ad una buona parte del nostro onore; con i prossimi anni che vedono ormai una situazione che non potrà che peggiorare.