La data dei contagi a zero? “Ecco perché non a maggio”

La data dei contagi a zero? “Ecco perché non a maggio”

17 Aprile 2020 0 Di direzione

L’infettivologo ha ha spiegato come in Italia non si sia raggiunto “un vero e proprio picco”. E ha aggiunto che quanto accaduto due mesi fa potrebbe succedere nuovamente se non vengono prese le dovute misure di cautela

“Non raggiungeremo casi zero a maggio, il virus probabilmente continuerà a circolare, anche se a bassa intensità”

Lo ha evidenziato Giovanni Rezza, direttore delle Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) durante la conferenza stampa sull’emergenza coroanvirus. Il medico ha spiegato come in Italia non si sia raggiunto “un vero e proprio picco”, non c’è una grande quantità di popolazione che si è infettata a sufficienza. Quindi Rezza ha sottolineato che sono stati ridotti i contagi grazie alle restrizioni, ma i cittadini rimangono molto sensibili al Covid-19 e quanto accaduto due mesi fa potrebbe succedere nuovamente se non vengono prese le dovute misure di cautela.

Trend decrescente

L’infettivologo ha precisato che stiamo assistendo a un andamento decrescente nel numero dei casi, se questi vengono presentati tendendo in considerazione la data di comparsa dei sintomi, ma il virus non sta scomparendo. “Spesso si parla di nuovi contagi – ha proseguito Rezza – ma si tratta in realtà di vecchie notifiche. Adesso è importante considerare la data della comparsa dei sintomi”.

I focolai nelle rsa

Il medico ha detto che non si hanno informazioni precise riguardo gli ultimi contagi, in particolare dove sono avvenuti e in quale modo. Poi ha ricordato che i casi di medici e infermieri forniscono indicazioni importanti perché vuol dire che ci sono stati focolai all’interno degli ospedali, delle rsa (residenze sanitarie assistenziali) e delle ra (residenze assistenziali).

“Le Rsa – ha evidenziato l’esperto – sono indicatori dell’epidemia, ma anche degli amplificatori. Nel senso che, quando vediamo un focolaio in una Rsa, vuol dire che in qualche modo in quella zona il virus sta circolando ed è stato introdotto all’interno di quella struttura”.

Rezza ha affermato che queste strutture rappresentano degli “indicatori di circolazione virale” e ha specificato che nell’ultimo periodo diverse zone rosse sono nate intorno a focolai che erano sorti all’interno delle rsa.

I contagi intra-familiari

Inoltre, l’esperto ha sottolineato come la maggior parte dei contagi siano avvenuti dopo il lockdown in un contesto intra-familiare. Rezza ha fatto l’esempio della Germania. E ha ricordato che i tedeschi sono in grado di fare un ottimo contact tracing, ovvero il processo di identificazione delle persone che potrebbero essere venute a contatto con una persona infetta.

Inoltre, come raccontato dall’infettivologo, in Germania forniscono un’assistenza ospedaliera avanzata e hanno molti posti in terapia intensiva. Grazie a questi servizi, “hanno indicato come la gran parte dei contagi avvenga all’interno delle famiglie e di strutture sanitarie, quindi da contatto ravvicinato”, ha concluso Rezza.