Brusaferro, Iss: “Curva contagi decresce, cautela per la fase 2. Presto per parlare di vacanze”

Brusaferro, Iss: “Curva contagi decresce, cautela per la fase 2. Presto per parlare di vacanze”

17 Aprile 2020 0 Di direzione

La Lombardia è la più colpita dai decessi di anziani nelle Rsa. Rezza: «Virus contagioso prima di sintomi, ripresa con distanziamento sociale»

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Un «aumento dei morti pari o superiore al 20% nel periodo 1 marzo-4 aprile 2020 rispetto al dato medio dello stesso periodo degli anni 2015-2019» è stato rilevato dall’Istat in un’aggiornamento dei dati «relativi a una lista di comuni che in non possono essere considerati un campione rappresentativo della intera popolazione italiana». E i primi numeri dell’osservatorio dell’Iss sulle Rsa mostrano che in circa mille Rsa italiane dal primo febbraio ad oggi ci sono stati 2.724 decessi dovuti al Covid (364) oppure a sintomi simil-infuenzali (2.360) che fanno pensare comunque al coronavirus, anche se alla persona morta non è stato fatto il tampone. In tutto i decessi degli ospiti di queste strutture, anziani non autosufficienti, sono state 6.773, quindi quelle che sono o potrebbero essere legate alla pandemia rappresentano il 40%.

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Lo ha detto Graziano Onder, del Centro cardiovascolare e dell’invecchiamento dell’Iss, nella conferenza stampa organizzata dall’Istituto. I decessi, ha proseguito, corrispondono a circa il 7% del numero complessivo degli anziani residenti nelle Rsa, calcolato in oltre 80.000. Di questi, la maggior parte si trova nel Nord Italia e solo un migliaio sono risultati positivi al nuovo coronavirus. Dai dati risalta anche come la maggior parte dei decessi osservati nello studio (il 43% in Lombardia) si concentri a marzo, specialmente nelle seconde due settimane.

Fra le criticità finora rilevate nelle Rsa, l’osservatorio dell’Iss indica soprattutto la mancanza di dispositivi di protezione personale nell’82,7% dei casi, difficoltà di fare tamponi nel 47% dei casi, carenza di personale nel 33% delle situazioni. Queste le maggiori criticità segnalate dal personale delle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) che hanno risposto all’indagine dell’Istituto superiore di sanità e che ospitano nel complesso circa 80mila anziani. 

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Rezza: “Trend in decrescita ma non scompare”
L’epidemiologo Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore Sanità (Iss), nella conferenza stampa organizzata dall’Istituto ha sottolineato come in Italia il picco non c’è stato: quello che si vede nella curva dell’epidemia «è un picco artificioso», generato dal lockdown. La decrescita nel numero dei casi è evidente, ha affermato Rezza, ma il virus non sta scomparendo. «Spesso si parla di nuovi contagi, ma si tratta in realtà di vecchie notifiche. Adesso è importante considerare comparsa dei sintomi».

Rezza ha spiegato che il nuovo coronavirus tende a essere contagioso prima che compaiano i sintomi e poi la contagiosità tende a decrescere. Si tratta, ha chiarito un virus nuovo e si comporta diversamente dal coronavirus della Sars del 2003. L’epidemiologo ha insistito sul fatto che nella fase 2 sarà importante rafforzare soprattutto il controllo del territorio con l’identificazione rapida dei focolai, test, rintraccio e isolamento dei contatti e azioni di contenimento ed eventuale creazione di zone rosse.

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«L’isolamento domiciliare – ha aggiunto Rezza – è un tema che tocca tutti. In Cina è stato affrontato in modo diverso, i malati e i contatti sono stati portati in strutture apposite, con le buone o con le cattive. Da noi non è possibile, ci si basa soprattutto sull’isolamento domiciliare. C’è anche un problema di disponibilità di queste strutture. Chiaramente comporta un rischio maggiore di trasmissione intrafamiliare. Bisogna essere molto disciplinati nelle rigorose regole che questo comporta».

Brusaferro
In Italia ci sono 160mila persone positive ai tamponi e quelle che presentano sintomi si stanno riducendo, con la curva in fase decrescente a livello nazionale, ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, durante il punto stampa all’Iss sull’andamento dell’epidemia. La fase di riapertura andrà fatta «con grande cautela», raggiungendo i contatti e sorveglianza del numero dei ricoveri. «Dovremo ripensare e riorganizzare la nostra organizzazione della vita sia nei trasporti che nel lavoro e nelle attività quotidiane» ha spiegato.

ella fase 2 l’isolamento domiciliare è la frontiera su cui intervenire. Il contact tracing consente di individuare i contatti stretti e metterle in quarantena. Chi convive ci entra in automatico». L’app per il tracciamento permetterà di abbreviare i tempi: «l’importante è rintracciare contatti, grazie a un pacchetto misure». La disponibilità dell’app «non toglie il fatto che si debbano contattare le persone. E’ uno strumento che velocizza, ma stiamo già lavorando sul punto chiave del raggiungimento dei contatti, sul quale è in arrivo un corso di formazione specifico». I test permetteranno di convivere con il virus e in particolare con il livello di contagiosità R sotto 1, ha aggiunto il presidente dell’Iss. 

Parlare di vacanze è troppo presto

«Mi pare tropo presto per poter rispondere su cosa succederà per le vacanze. Dobbiamo pensarci e muoviamoci con cautela. Il che vuol dire fare un passo alla volta. Dobbiamo mantenete l’epidemia dentro una soglia anche se questa ci accompagnerà per i prossimi mesi e finchè non avremo un vaccino».