Coronavirus a Lodi:caso sospetto nel dormitorio e cresce la tensione

Coronavirus a Lodi:caso sospetto nel dormitorio e cresce la tensione

15 Aprile 2020 0 Di direzione

Dopo un caso sospetto di coronavirus, in un dormitorio comunale di Lodi, 25 persone sono state isolate in un’unica struttura. Immediate le polemiche: ”Un caso sospetto di Coronavirus, non ci è stato ancora detto se positivo, ma nel frattempo ci hanno messi tutti insieme: inaccettabile’

Nelle ultime ore a Lodi, una delle prime città d’ Italia ad essere travolta dall’emergenza Coronavirus, vista la sua prossimità con il focolaio di Codogno, prima zona rossa del Paese, sta emergendo in maniera sempre più preponderante la questione legata ai dormitori cittadini.

Tutto ha avuto inizio giovedì quando è stato segnalato un caso sospetto di coronavirus in un dormitorio comunale, e un altro caso sospetto è stato segnalato tra gli ospiti delle docce comunali.

Da quel momento è stata avviata la procedura d’isolamento e trasferimento degli ospiti dei due dormitori comunali nella struttura della Colonia Caccialanza, struttura nata come colonia fluviale nel 1911 e che per decenni ha ospitato generazioni di bambini durante i mesi estivi, situata lungo le rive dell’Adda e a tre chilometri dal Capoluogo. «Siamo stati informati che uno degli utenti del servizio è stato sottoposto alla verifica, tramite tampone, per sintomi compatibili con Covid-19 – ha spiegato l’amministrazione di Lodi, poche ore dopo l’avvio della procedura di isolamento, tramite una nota diramata sul sito del Comune – In attesa dell’esito del test, abbiamo deciso, a scopo preventivo, di garantire a tutti gli utenti dei dormitori la possibilità di svolgere l’eventuale periodo di quarantena in un luogo idoneo ad assicurare il distanziamento e la permanenza per l’intero arco della giornata. Gli operatori di Medici senza Frontiere, che nel pomeriggio di sabato hanno effettuato un sopralluogo alla colonia Caccialanza, hanno confermato che gli ambienti possono ospitare, in condizioni di sicurezza, fino a 25 persone. L’intera struttura comunale sta lavorando per mettere in atto tutte le misure opportune per gestire e monitorare anche questa situazione».

Quindi, mentre un paziente ”sospetto positivo” è stato messo in isolamento in un monolocale gestito dalla ”Onlus Progetto Insieme” e l’altro è in isolamento in ospedale, gli utenti dei dormitori sono stati tutti trasferiti nella struttura della Colonia Caccialanza. Sabato sono stati accompagnati gli ospiti del dormitorio più piccolo che conta 9 letti, lunedì anche i fruitori del secondo dormitorio cittadino, che ospita 16 persone, ma già a partire da domenica la tensione all’interno dello stabile della Caccialanza ha iniziato a crescere col passare dei minuti.

Domenica, giorno di Pasqua, gli ospiti all’interno della nuova struttura sono nove. Alcuni giocano a carte in cortile, altri finiscono il pasto e altri ancora cercano di organizzarsi per mettere in carica cellulari e devices. Sono arrivati da poche ore e le incognite sono molte. Jas Singh, portavoce del gruppo, parla così in merito alla situazione: ”Siamo stati portati qua e quello che ci è stato detto è che qua dobbiamo rimanere. Di più non sappiamo. Non sappiamo se la persona che era in dormitorio con noi è positiva o meno al coronavirus, non sappiamo nulla sulle nostre condizioni di salute dal momento che non siamo stati sottoposti a tamponi, inoltre dovremo dividere la struttura e i servizi igenici con altre 16 persone che provengono da un altro dormitorio comunale. Siamo preoccupati, qualcuno deve darci delle risposte precise e il più in fretta possibile”.

Lunedì, giorno di festa, nella struttura alle porte della città la situazione però non è delle più felici. Gli ospiti ora sono 25 e sono stati alloggiati in due camerate. Alcuni giovani condividono delle sigarette, altri pranzano insieme, quelli che utilizzano le mascherine e rispettano il distanziamento precauzionale sono in pochi, ed è sempre il portavoce del gruppo Jas Singh a commentare la situazione: ”Continuiamo a non avere risposte. Dormendo tutti insieme e condividendo gli stessi servizi dobbiamo sapere se la persona che era in dormitorio con noi è positiva o meno e vogliamo che vengano prese delle misure di prevenzione affinchè venga tutelata la nostra salute. Siamo preoccupati e c’è molta agitazione”. Non passano nemmeno 24 ore e martedì mattina i discorsi si fanno sempre più veementi: ”Questa notte alcuni ragazzi hanno litigato, in modo anche piuttosto accesso, perchè non essendoci abbastanza spazio in una sola camerata, tre persone che dovevano stare nella stanza adibita ad accogliere i sedici ospiti del dormitorio più grande, sono state trasferite nella nostra camerata, quella riservata ai 9 ospiti del dormitorio più piccolo. Il presupposto di tenerci separati per misure di sicurezza è quindi già venuto meno. Nessuno ha colpa, ma in un momento come questo, dove c’è molta paura e la tensione è alta, basta davvero poco perchè gli animi si scaldino”. Proseguendo a raccontare la situazione il portavoce ha poi aggiunto: ”Vengono operatori a portarci da mangiare e riceviamo anche le mascherine, ma nessuno sa darci precisazioni e risposte su quanto stiamo chiedendo da giorni. Pretendiamo che ci venga detto qualcosa nel minor tempo possibile perchè non accettiamo questo stato delle cose, ne va della nostra salute”.

Ad occuparsi degli ospiti sono gli operatori delle cooperative sociali Pleiadi, Famiglia Nuova e della Onlus Progetto Insieme, grazie ai fondi messi a disposizione dal Comune e dalla Caritas e in merito alla questione, Carlo Bosatra, direttore di Caritas Lodi, si è così espresso: ”Caritas ogni anno organizza un dormitorio per l’emergenza freddo. Quest’anno, vita l’emergenza coronavirus abbiamo deciso di continuare a offrire il servizio e al momento nei nostri locali abbiamo messo a disposizione 16 posti letto. Per quel che riguarda i dormitori comunali e la procedura di isolamento e trasferimento però è il Comune che deve rispondere delle scelte che ha fatto e delle decisioni che ha preso: noi non abbiamo nessuna voce in capitolo. Quello che abbiamo fatto è stato renderci disponibili per donare fondi e mettere in campo personale competente e specializzato che dia aiuti, garanzie e sia disponibile anche per colloqui con le persone dei dormitori. Crediamo che dare supporto e tutele a persone che versano in una situazione di difficoltà sia quanto mai importante: ora più di prima”.

Dal Comune di Lodi la risposta è arrivata direttamente dal primo cittadino Sara Casanova: ”Noi abbiamo chiesto consulenza a organizzazioni come Medici Senza Frontiere per avere un parere medico e professionale sulla possibilità di alloggiare nella struttura della Caccialanza gli ospiti del dormitorio e ci è stato garantito che la struttura può ospitare in condizioni di sicurezza fino a 25 persone. La decisione di procedere con la quarantena preventiva nell’ex colonia è arrivata dopo aver consultato organizzazioni competenti e che vantano un’esperienza unica in tema di situazioni di emergenza, legate anche ad epidemie. Inoltre il fatto di lavorare con personale e operatori altamente qualificati fa si che quotidianamente venga controllato il rispetto delle norme igieniche e vengano date continue istruzioni su quelle che sono le misure preventive da adottare”. In merito alla questione che sta più a cuore agli ospiti della struttura, ovvero l’esito del tampone del paziente del dormitorio, il sindaco Casanova però non ha dato ulteriori notizie in merito: ”Stiamo aspettando anche noi che ci venga detto qualcosa. Ora non sappiamo se l’ospite del dormitorio, e che ora è in isolamento, sia positivo o meno: stiamo sollecitando l’esito dell’esame” E per quel che riguarda la possibilità di effettuare i tamponi agli ospiti dell’ex Colonia Caccialanza, il primo cittadino ha spiegato: ”Quello non dipende da noi, quello che posso dire è che ad oggi non ci sono altre persone che presentano sintomi riconducibili a sospetti casi di coronavirus”.