Adesso l’Organizzazione mondiale della Sanità è preoccupata per l’Africa. Ma che ne sa?

Adesso l’Organizzazione mondiale della Sanità è preoccupata per l’Africa. Ma che ne sa?

10 Aprile 2020 0 Di direzione

L’Oms ora si preoccupa per l’Africa. Ma se non capì neanche la portata della pandemia del coronavirus nel mondo. “A livello globale, quasi 1,5 milioni di casi confermati di Covid19 sono stati ora segnalati all’Oms, e oltre 92.000 decessi. La scorsa settimana abbiamo assistito a un gradito rallentamento in alcuni dei Paesi più colpiti in Europa, come Spagna, Italia, Germania e Francia. Allo stesso tempo, abbiamo visto un’accelerazione allarmante in altri Paesi”. Lo afferma Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in conferenza stampa a Ginevra.

Preoccupata per l’Africa: ma non sa di cosa parla

“Voglio prendere un momento – ha proseguito – per evidenziare la situazione in Africa, dove stiamo assistendo alla diffusione del coronavirus nelle aree rurali. Ci sono focolai sparsi in più di 16 Paesi” africani. Intanto i Paesi colpiti in Africa sono 43, e lo si sapeva sin dal mese scorso. Poi la diffusione non è nelle aree rurali, o meglio non solo, ma soprattutto negli slum delle megalopoli. Ma l’Oms, agenzia dell’Onu, come Unhcr, Unicef, Fao, etc. , con i suoi settemila dipendenti (solo l’Oms) sparsi in tutto il mondo non sa neanche di cosa parla.

Dall’Africa non arrivano dati certi

Sono oltre 11.000 i casi di coronavirus confermati in Africa dal Centro di controllo delle malattie dell’Unione Africana (Cdc Africa), mentre sono 535 le vittime registrate nei 52 Paesi del continente. Nelle ultime ore, precisa, sono 617 i nuovi contagi e 183 le persone che hanno sconfitto l’infezione, guarendo. Ma in Africa non c’è solo il coronavirus, ci sono anche altre malattie, ben più gravi. Hiv, ebola, malaria, dengue, malattie infettive varie, diarrea. Il coronavirus probabilmente li fa sorridere, agli africani. Tanto è vero che non smettono di andare a lavorare né rispettano il distanziamento.

Nel continente ci sono problemi ben più gravi

Poi c’è la fame, le locuste, l’accesso all’acqua che manca, il lavoro che non c’è. Queste sono le cause della morte in Africa. Non ci sono strutture sanitarie, igiene, pozzi, cibo. Da 70 anni, dalla decolonizzazione, migliaia di volontari, associazioni, ong, missioni religiose di ogni colore, organizzazioni umanitarie oltre ad organizzazioni sovranazionali come l’Onu e i suoi stipendifici, si sono piazzati in Africa a tentare di lenirne le sofferenze. Ma nulla è cambiato, ad oggi, anzi. Prova ne sia il fatto che non si riescono ad avere dati certi neanche sui contagiati di coronavirus, ammesso che abbiano voglia di fare un censimento.

Ma dove sono finiti gli aiuti internazionali dello scorso mezzo secolo?

Quanto poi alla reazione dell’Unione africana sui vaccini, è meglio stendere un velo pietoso. Solo che a questo punto l’Unione africana dovrebbe spiegare dove sono finiti i miliardi e miliardi di dollari stanziati annualmente da tutti i Paesi del mondo. Quali vantaggi hanno portato all’Africa questi impegni gravosi e questa cascata immensa di denaro infinito che dagli anni Sessanta piove sull’ Africa? Perché c’è ancora miseria, fame, malattie, perché ci sono milioni di rifugiati? Attenzione, non dimentichiamo che l’Africa è il continente più ricco del pianeta, un vero scandalo geologico. L’Africa, a parte qualche eccezione, è un immenso slum, dove la statistica non è possibile, dove certezza non c’è.

Le bombe sociali ed economiche sono in agguato

L’Africa, e non solo la Somalia, è praticamente una terra senza legge, le bombe sociali sono ovunque. Ennesima prova di questo, è che sempre più africani dsi dirigono versol’Europa, perché da loro non hanno speranza. Ma chi gliel’ha tolta la speranza, in un continente dove un sesto o un quinto di abitanti non esistono perché non ne è mai stata segnalata la nascita? E l’Oms pretende di sapere le statistiche dei malati di coronavirus in Africa? E’ ora che si ripensi seriamente l’approccio verso quel continente perduto.