Porti chiusi, protestano le Ong: “Lasciate annegare i migranti con la scusa del Covid”

Porti chiusi, protestano le Ong: “Lasciate annegare i migranti con la scusa del Covid”

9 Aprile 2020 1 Di direzione

Le Ong protestano contro la decisione del governo di dichiarare l’Italia Paese “non sicuro” per tutta la durata dell’emergenza sanitaria: “Con i porti chiusi la gente sarà lasciata ad annegare”

Oltre cento migranti sbarcati a Lampedusa e 150 profughi soccorsi in mare dalla nave Alan Kurdi. La pandemia non ferma gli sbarchi e il dossier immigrazione preoccupa il governo.

L’hotspot dell’isola delle Pelagie è al collasso. A Lampedusa i residenti protestano, mentre il sindaco Salvatore Martello ha chiesto al Viminale di inviare una “nave dell’accoglienza” per evitare che i rifugiati arrivino sulla terraferma. Nelle strutture, già piene, non c’è spazio a sufficienza per assicurare il distanziamento sociale e quindi evitare una eventuale propagazione del virus.

Una circostanza che preoccupa anche il primo cittadino di Pozzallo, Roberto Ammatuna, che “per tutelare la salute dei suoi concittadini” ha chiuso a malincuore le porte della città siciliana ai migranti che si trovano a bordo della Alan Kurdi. La nave della Ong tedesca, l’unica che ha deciso di riprendere le attività nel Mediterraneo nonostante l’epidemia di Covid-19, da tre giorni si trova a poche miglia da Linosa, al confine con le acque territoriali italiane. Ieri il governo ha comunicato all’equipaggio che l’Italia, per tutta la durata dell’emergenza sanitaria, non potrà più essere considerata un porto sicuro, per l’impossibilità a rispettare i “requisiti sanitari richiesti dalla convenzione di Amburgo”.

Una decisione, quella messa nero su bianconel decreto firmato dai ministri Lamorgese, Di Maio, Speranza e De Micheli, che ha sollevato un vespaio di polemiche. Dopo l’appello lanciato ieri da un gruppo di parlamentari per chiedere la “revoca” del provvedimento, a protestare sono anche le Ong. Sea-Watch, Medici Senza Frontiere, Open Arms e Mediterranea accusano il governo italiano di “strumentalizzare la situazione di emergenza sanitaria per chiudere i propri porti alle persone salvate in mare da navi straniere, riferendosi ancora una volta, di fatto alle navi civili di ricerca e soccorso”.

Lo scopo del decreto, attaccano le quattro organizzazioni “è quello di fermare le attività di salvataggio nel Mediterraneo, senza fornire alternative per salvare la vita di chi scappa dalla Libia”. “Con i porti chiusi la gente sarà lasciata ad annegare”, attacca via Twitter un’altra Ong, Sos Mediterranée, che chiede l’intervento dell’Europa. “È vitale che mostri solidarietà a Malta e all’Italia, garantendo sia salute pubblica che sbarchi rapidi”, continua il post.

Per la portavoce di Sea Watch Italia, Giorgia Linardi, la misura varata dall’esecutivo a guida Pd e 5Stelle è contraria ad “ogni normativa internazionale”. “È davvero preoccupante – ha detto intervistata dall’Adnkronos – che l’Italia utilizzi questa gravissima emergenza come pretesto per deresponsabilizzarsi rispetto al soccorso in mare anche al costo di equipararsi a Paesi veramente insicuri quali per esempio la Libia”.

Ieri Alarm Phone, associazione che si occupa di segnalare le imbarcazioni in difficoltà nel canale di Sicilia, ha lanciato l’allarme su altri due barconi con a bordo 85 e 70 persone. “Le autorità sono state informate ma non stanno reagendo adeguatamente”, scrive la Ong su Twitter. E avverte: “Non usate il Covid-19 come scusa per lasciar morire le persone in mare”.