Tremonti smaschera Conte: “I soldi del decreto? Forse tra 60 giorni”

Tremonti smaschera Conte: “I soldi del decreto? Forse tra 60 giorni”

8 Aprile 2020 1 Di direzione

Il decreto del governo non convince Tremonti: “Da quando la bozza, che oggi è ancora un fantasma, sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e poi infine approvata, passeranno più di 60 giorni”

Le misure del governo italiano per risollevare l’economia del Paese hanno prodotto una sorta di “effetto annuncio”; il problema è che i soldi promessi dall’esecutivo per aiutare imprese e lavoratori non arriveranno subito e, molto probabilmente, neppure nella quantità indicata.

A spiegare nel dettaglio la strategia economica portata avanti dal premier Conte ci ha pensato Giulio Tremonti.

Nel corso di una lunga intervista , l’ex ministro dell’Economia ha subito inchiodato i giallorossi e il loro decreto legge. Sulla carta quella dell’Italia sarebbe una delle manovre più grandi d’ Europa ma ci sono molte zone d’ombra che ne ridimensionano il giudizio. La prima: “Questo decreto – spiega Tremonti – ha prodotto subito un effetto annuncio, ma sarà molto dopo che produrrà forse i suoi effetti sostanziali. Per una grossa parte il decreto presuppone il passaggio a Bruxelles per l’approvazione”.

Il nodo della tempistica

L’altro aspetto da considerare riguarda la tempistica, o meglio il passaggio in Parlamento dello stesso decreto con dibattito annesso. “La regola dei decreti è: effetti subito salvo qualche successivo cambiamento. Qui – sottolinea Tremonti – è certo che ci saranno tanti di quei cambiamenti, e sostanziali, da paralizzare la manovra. Da quando la bozza, che oggi è ancora un fantasma, sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e poi infine approvata, passeranno più di 60 giorni. In casi come questo il tempo è strategico. Anzi vitale”. Il confronto con l’estero è impietoso: “Per essere chiari, in altri Paesi la pandemia è arrivata dopo, ma l’ aiuto economico alle imprese è già arrivato”.

Per quanto riguarda il contenuto del decreto, Tremonti fa notare l’astrattezza del piano italiano: “Trecento miliardi prima, 400 miliardi oggi, lottizzati tra il Ministero dell’ Economia e quello degli Affari esteri, effettivamente cubano la più grande manovra della storia italiana e d’ Europa. Messa giù così, se vai in Europa a chiedere gli eurobond, puoi aspettarti che una rauca voce nordica ti dica: ma se hai già tutti questi soldi, perché ne vuoi ancora?”. E qui arriviamo al punto: “Un conto è parlare in televisione in Italia, dire che hai una enorme potenza di fuoco. Un conto è il giorno dopo in Europa. Tanto è vero che hai costruito procedure complicate proprio per non spenderli”.

Capitolo Mes ed Eurobond. La disamina dell’ex ministro è emblematica: “Eurobond voleva dire debito europeo. Tutto quello che si sta organizzando è debito nazionale operato attraverso strumenti vecchi, come il Mes, o nuovi da inventare in Europa”. Indebitarsi, soprattutto per Paesi come l’Italia, dall’alto debito pubblico, è un rischio enorme: “Se ti indebiti in questo modo, prima o poi il creditore ti chiederà conto dell’ uso che hai fatto dei suoi soldi. Questo è certo, come è certa un’altra cosa. Se anche si sviluppasse uno strumento nuovo europeo, avremmo sempre il problema del nostro debito che cresce”.