I sette sindaci del Pd

I sette sindaci del Pd

3 Aprile 2020 0 Di direzione

I sette sindaci del Pd che governano i capoluoghi lombardi hanno rotto la tregua politica e in una lettera accusano la Regione di una serie di presunte mancanze nella gestione dell’emergenza Coronavirus

I sette sindaci del Pd che governano i capoluoghi lombardi (Milano, Bergamo, Brescia, Lecco, Cremona, Varese e Mantova) hanno rotto la tregua politica e in una lettera accusano la Regione – a guida centrodestra – di una serie di presunte mancanze nella gestione dell’emergenza Coronavirus.

Lasciamo stare che molti di questi primi cittadini erano stati, a gennaio (e ancora a febbraio), in prima linea a minimizzare i rischi del virus e ad accusare la Regione – che già allora chiedeva misure restrittive – di allarmismo e razzismo nei confronti della comunità cinese. Non è questo il problema, anche se ciò è stato indubbiamente un problema. E non chiediamoci neppure come mai tanti dubbi non siano altrettanto platealmente rivolti all’operato sgangherato e imbarazzante del governo centrale (cuore e motore dell’emergenza), che se non sbaglio è nelle mani del loro partito.
No, il problema di questa rivolta dei sindaci Pd – nobilitata e amplificata dai grandi giornali della sinistra (dal Corriere a Repubblica) è evidentemente tesa solo a screditare il lavoro della Regione per coprire gli errori e le incapacità loro e dei loro amici di partito.
Oggi il problema non è essere di destra o di sinistra, ma essere o no all’altezza della situazione. Nel caso di cui parliamo, è essere lombardi (intendo all’altezza delle tradizioni amministrative e imprenditoriali di questo territorio) oppure piangina che affidano il loro destino allo Stato salvatore, cosa che andrebbe anche bene se questo Stato fosse in grado di salvarci.
A scanso di equivoci: non penso che la Regione Lombardia (lo stesso vale per Veneto e Piemonte) non abbia commesso errori, né che Attilio Fontana e Giulio Gallera siano angeli discesi dal cielo. Ma credo che in confronto al confuso spettacolo che offre il governo centrale siano comunque due giganti che andrebbero aiutati e rispettati da tutti.
Cari sindaci, io che non sono mai stato secessionista o iper-autonomista, ve lo dico: se gli sciacalli di Roma mettono le mani sulla Lombardia, sulla sua eccellente sanità pubblica e privata, voi salverete forse le vostre, oggi traballanti, poltrone, non i lombardi. La vostra rielezione oggi non passa dal Pd, ma dall’essere oggi lombardi, cioè gente che fa e non protesta, che detta la linea e non la segue, che non aspetta elemosina ma si rimbocca le maniche. E che all’occorrenza urla forte un «vaffa», se è il caso anche ai propri compagni di partito che si augurano di salvare la ghirba e fare fortuna sulle nostre macerie.