Continua la guerra del petrolio: ecco quanto arriverà a costare

Continua la guerra del petrolio: ecco quanto arriverà a costare

2 Aprile 2020 0 Di direzione

Nonostante la riduzione del prezzo del petrolio greggio, il costo del carburante non scende mai. Gli automobilisti hanno usufruito di riduzioni irrisorie di pochi centesimi

In un primo momento la guerra del petrolio era una storia che riguardava Russia e Arabia Saudita, poi, a fine marzo e per volere di Donald Trump, anche gli Stati Uniti sono intervenuti nella contesa.

Washington è entrata a gamba tesa contro Mosca, minacciando sanzioni per sperare in una stabilizzazione dei prezzi. Allo stesso tempo la Casa Bianca ha cercato di convincere i sauditi a ridurre la produzione di petrolio. Il motivo dell’ingresso in campo degli Stati Uniti è semplice: i prezzi del petrolio Usa sono scesi al livello più basso degli ultimi 18 anni. La crescente pressione delle compagnie petrolifere statunitensi all’indirizzo dell’amministrazione Trump ha fatto il resto.

La pandemia di Covid-19 ha provocato una contrazione della domanda. Ad aggravare la situazione ci hanno poi pensato Russia e Arabia Saudita, facendo scendere il prezzo a valori bassissimi, in un pericolosissimo testa a testa.

Gli Stati Uniti hanno quindi avviato consultazioni con Mosca sul prezzo del petrolio. Colloqui, come sottolinea Adnkronos, che “proseguiranno” coinvolgendo “i principali paesi produttori e consumatori, anche attraverso il G20”, come rende noto l’Amministrazione americana dopo un colloquio telefonico “produttivo” fra il segretario dell’Energia, Dan Brouillette e la sua controparte russa, Aleksandr Novak.

Il Cremlino non ha voluto precisare se sono in vista nuovi contatti con l’Arabia saudita, dopo il mancato rinnovo dell’accordo nel formato Opec + per il taglio della produzione, ma ieri Trump ha anticipato l’avvio di contatti per la ripresa delle consultazioni fra Mosca e Riad “in cui mi inserirò al momento opportuno”.

Il costo della benzina

Il problema, sottolinea il quotidiano Libero, è che nonostante la riduzione del prezzo del greggio, il costo del carburante non scende mai. E la causa sarebbe da ricercare tanto nelle compagnie che nei gestori, i quali si terrebbero i guadagni facendo ricadere gli oneri sulle spalle dei consumatori. In altre parole, il calo dei prezzi del petrolio fatica a trasferirsi dalla dimensione geopolitica alla pompa della benzina.

Fin qui gli automobilisti hanno usufruito di riduzioni irrisorie di pochi centesimi. La verde ai self è scesa in media a 1,468 euro dai 1,474 di venerdì. I maggiori ribassi si sono registrati negli impianti indipendenti, quelli cioè senza il logo dei grandi gruppi petroliferi mondiali: qui siamo arrivati a punte di 1,459 al litro. Il diesel è invece passato da 1,361 (il no logo 1,345) a 1,355.

Per quanto riguarda il servito, i prezzi sono passati da 1,627 di venerdì all’attuale 1,621. Negli impianti indipendenti siamo arrivati a 1,516 mentre la media del diesel si è attestata a 1,510 euro, a fronte dell’1,516 di venerdì (il no logo a 1,403). Il Gpl è passato da 0,618 a 0,601 (0,60 per il no logo). Gli esperti ritengono che la frenata della materia prima giustificherebbe un taglio di altri 25 centesimi sulla benzina e 16 sul diesel.