Quelle bandiere Ue non possono stare assieme a quella tricolore

Quelle bandiere Ue non possono stare assieme a quella tricolore

1 Aprile 2020 0 Di direzione


È davvero il minimo togliere di mezzo quelle bandiere della Ue. Commemorare le vittime del coronavirus affiancando il tricolore che lacrima con il vessillo che mai più che ora rappresenta gli usurai di Bruxelles era un preciso dovere istituzionale.

E bene hanno fatto i tanti sindaci che ieri lo hanno tolto di mezzo, lasciando a garrire solo lo stendardo nazionale per rendere onore a troppi connazionali stroncati dalla malattia che viene dalla Cina.

L’esempio di Rampelli, il sostegno della Meloni

L’esempio del vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, si è diffuso in tante amministrazioni locali, a partire da quelle a guida Fratelli d’Italia. E lo hanno fatto anche esponenti regionali nei loro uffici, è il caso dell’assessore Gianni Berrino in Liguria.

Dice Giorgia Meloni dalla propria pagina facebook, dove ha rilanciato il video di Rampelli: “Un forte messaggio a quest’Europa che abbandona l’Italia nel momento di maggiore bisogno. E la fotografia di un sentimento diffuso in Italia, di gente che chiede all’Europa di esistere ora, perché l’alternativa sarà dissolversi, sotto il peso di una Germania che non vuole rinunciare ai privilegi con i quali ha piegato le altre nazioni in questi anni”.

Forse”, ha sibilato Rampelli togliendo di mezzo la bandiera europea. Quel “Forse ci rivedremo” testimonia proprio quel che dice la Meloni quando afferma “esistere ora”. Perché non sappiamo che farcene di una unione che ogni giorno di più nostra la sua voglia di dominio interno e incapace di solidarietà. Vorrebbero darci soldi solo strozzandoci. Pretenderebbero di decidere la nostra economia più di quanto hanno fatto finora in cambio dei quattrini che ci servono.

Ma non è questa l’Europa che abbiamo sognato. L’Italia è paese fondatore e oggi si trova di fronte al parricidio. I figli che ci divorano. I cori nelle piazze intitolati all’Europa nazione si disperdono nel tintinnio di una moneta padrona dei nostri destini

La moneta decide le politiche degli Stati. Aspiravamo a Stati che decidessero le politiche monetarie.

Nessuno si meravigli dunque di una forma civile di disobbedienza istituzionale. Non organizzata. Ma che scorre lungo l’intera penisola come sentimento di profonda avversione verso la nomenklatura di Bruxelles. Qualcuno osa persino rinfacciarci la micragna di fondi europei per i quali semmai siamo clamorosamente in credito, come contributori netti della Ue.

Già quelle bandiere Ue, li piangiamo da soli

Ci ripagano negandoci sostegno nel momento più difficile per noi. Manifestiamo orgoglio per quei sindaci che hanno dimostrato amore per l’Italia di fronte alla bandiera tricolore e a quella della loro città. È la difesa del confine, quel minuto simbolico con cui ieri si è detto agli uffici di non esporre le stelle dell’Unione europea.

Abbiamo il diritto di piangere da soli i nostri morti, senza unire alle lacrime del popolo italiano l’ipocrisia che arriva da quei signori che stanno lassù, appollaiati come corvi.

Gli italiani stanno insegnando al mondo come tentano di resistere ad un virus che ci ha preso duramente di petto. E questo nonostante le privazioni che avremmo accettato soprattutto se fossero state decise alle prime avvisaglie, senza sottovalutare il male. Ma se qualcosa è andato storto lo stabiliamo in casa nostra, i sermoni dell’Europa non li vogliamo più sentire.

È mancato il rispetto per noi e dovranno pagarla