Coronavirus, 62 vittime nella stessa residenza per anziani

Coronavirus, 62 vittime nella stessa residenza per anziani

1 Aprile 2020 0 Di direzione

“Quello che sta succedendo lì dentro è terribile”. Erano 150 gli ospiti. L’azienda dice di aver fatto il possibile. Il sindaco vuole vederci chiaro

Moltissimi gli anziani morti nelle ultime settimane per coronavirus.

A destare però preoccupazione sono le 62 vittime tutte residenti nella stessa residenza per anziani. L’azienda si difende assicurando che nella struttura è stato fatto tutto il possibile. Ma 62 morti su 150 ospiti sembrano un po’ eccessivi. Anche per il sindaco, che vuole vederci chiaro. Come riportato da il Corriere, si tratta della residenza Borromea, in via Michelangelo al civico 9, a Mombretto di Mediglia, comune in provincia di Milano.

Quasi un decesso su due per coronavirus

In meno di un mese, su 150 ospiti della struttura, i decessi sono stati sessantadue. Quasi il 50%. Questo è stato il primo caso esploso nelle residenze sanitarie per anziani. Tutto avrebbe avuto inizio martedì 3 marzo, quando due anziani sono stati portati al pronto soccorso. Il giorno successivo, la direzione sanitaria della struttura privata ha comunicato all’Ats la positività al coronavirus dei due ospiti. Solo tre giorni dopo la comunicazione, i casi erano già saliti a quota 40, sia pazienti che operatori. Intanto i decessi erano stati cinque e, nel giro di poche ore, ben venti.

Paolo Bianchi, il sindaco di Mediglia, si è accorto di cosa stava accadendo controllando l’anagrafe e il numero dei morti che continuava ad aumentare. La cosa ancor più strana è che l’indirizzo di residenza dei deceduti era sempre lo stesso. “Siamo una cittadina di 12mila abitanti, abbiamo avuto 69 vittime per Covid-19, 62 tutte in via Michelangelo 9. Un dato enorme” ha reso noto il primo cittadino. Come previsto nell’ordinanza del governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana, lo scorso 23 febbraio nel paese il sindaco aveva fatto chiudere tutte le residenze sanitarie per anziani. In modo da evitare visite di parenti e amici, e quindi la possibile diffusione del contagio. La struttura però, da quanto emerso, non sarebbe stata chiusa completamente. Oltre a Bianchi, sono tanti i familiari delle vittime che chiedono spiegazioni e vogliono sapere cosa non ha funzionato.

I familiari vogliono risposte

Tra loro una donna di 55 anni, Milva, che ha perso la madre 87enne, e altri dodici figli. Questi hanno raccontato: “Alla Rsa ci dicevano che stava bene. Poi quando si è aggravata, dicevano che si toglieva da sola l’ ossigeno, per questo stava male. Ma non è vero niente. Ci hanno chiamato, siamo andati al Pronto soccorso del San Raffaele. Il medico ha detto che non aveva speranze: non l’hanno potuta neppure intubare”. Milva ha raccontato di aver dovuto predisporre il funerale al telefono, perché tutti in quarantena. Erano due anni che la sua mamma si trovava nella residenza Borromea. Quando era andata a trovarla ai primi di marzo, si era accorta che il personale non portava le mascherine. Le era stato spiegato che facevano così per non spaventare gli anziani.

Claudia Bianchi ha voluto ricordare la sua nonna di 88 anni deceduta il 16 marzo. Quella mattina i dipendenti della Borromea avevano detto che Palmira stava bene. Dopo poche ore, alle nove e mezza di sera, è morta, dopo essere stata messa sotto ossigeno. La nipote ha spiegato: “Nessuno ci ha avvisato, nessuno ci ha detto che lì dentro era esploso un focolaio. Lo abbiamo scoperto grazie a una lettera del sindaco. Perché le famiglie non sono state avvisate? Quali controlli sono stati fatti dall’Ats sulla catena dei contatti di vittime e positivi? Sui fornitori che entravano nella struttura? Non so se otterremo mai giustizia, ma lì dentro qualcosa è successo. Ed è stato davvero come una guerra”.

La società dice di aver applicato le procedure

L’azienda che gestisce la Rsa e il direttore sanitario hanno spiegato in una relazione, datata 18 marzo, di aver applicato, dal 22 febbraio, “le procedure stabilite dall’Ats, di aver sempre informato i vertici dell’Ats Città di Milano e di aver messo in sicurezza gli asintomatici”. Esattamente 48 ore dopo la scoperta del primo paziente a Codogno. La mamma di Cinzia Busoni sta bene, è affetta da demenza senile, è cardiopatica e diabetica ma, fortunatamente, non ha nessun sintomo da Covid-19. La può vedere solo dal vetro della finestra, si sorridono. “Quello che sta succedendo lì dentro è terribile” ha detto la Busoni, che sta cercando di contattare gli altri parenti degli anziani ospiti per creare un comitato e fare un esposto.