Coronavirus, a casa fino a maggio? In giro ancora troppi furbetti

Coronavirus, a casa fino a maggio? In giro ancora troppi furbetti

30 Marzo 2020 0 Di direzione

Solamente sabato sono state multate 5mila persone: 50 positivi al Covid-19 erano tranquillamente a spasso. E ora i posti di blocco vengono potenziati

L’aumento delle sanzioni pecuniarie da 400 a 3mila euro per chi viola i divieti di spostamento deciso dal governo per contenere la diffusione del Coronavirus evidentemente non è stato ben recepito da una parte della popolazione: solamente nella giornata di sabato, quindi a distanza di 4 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sono state multate 4.942 persone poiché risultate non in regola.

Ed  emerge un dato preoccupante: nonostante siano stati effettuati meno controlli, i trasgressori sono risultati essere il doppio rispetto a venerdì. A questo si aggiunge che ben 50 positivi sono usciti di casa nonostante fossero in quarantena: ora rischiano di essere processati per epidemia colposa. Perciò l’esecutivo starebbe pensando di prolungare le chiusure fino al 18 aprile per poi prorogarle a maggio: il rischio di dare vita a una seconda impennata di contagi è davvero alto.

Non a caso Luciana Lamorgese si è adoperata per potenziare i posti di blocco, coinvolgendo anche gli agenti della polizia municipale con funzione di pubblica sicurezza: l’intento è quello di individuare e multare coloro che non rispettano le norme e approfittano della possibilità di fare la spesa per svolgere in realtà attività fisica o per portare a spasso il cane. La diffusa azione di verifica necessaria in questa fase di emergenza impegna non solo le forze di polizia, ma anche i Comuni, per il tramite dei corpi e servizi di polizia locale, “in un momento delicato per la vita del Paese in cui tutte le polizie, ivi comprese quelle locali, costituiscono risorse essenziali per garantire la sicurezza delle relative comunità, contribuendo altresì alla sorveglianza sul rispetto delle misure emergenziali adottate”.

Il nuovo decreto

Come riportato dal Corriere della Sera, a partire da questa mattina il premier avvierà una nuova discussione con il comitato tecnico-scientifico per porre le basi per il nuovo decreto da far entrare in vigore il 4 aprile. Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali, ha fatto sapere che in questo momento parlare di riapertura “è inopportuno e irresponsabile”: il ritorno alla normalità è sicuramente un obiettivo da raggiungere il prima possibile ma “prima dobbiamo riaccendere un interruttore per volta”.

Del parere contrario Matteo Renzi, che invece spinge per un piano immediato per la riapertura: “Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese”. Il leader di Italia Viva ha trovato però la forte opposizione da parte della comunità scientifica, con Fabrizio Pregliasco che fa notare come sia “prematuro” pensare di riaprire il Paese. All’ex presidente del Consiglio è stato inoltre rivolto l’invito a moderare le ambizioni per evitare di dare “false illusioni e speranze” ai danni dei cittadini italiani.