Medici e infermieri eroi in guerra contro un nemico invisibile

Medici e infermieri eroi in guerra contro un nemico invisibile

29 Marzo 2020 0 Di direzione

A volte dimentichiamo che nella vita ci sono momenti bui, speriamo che questi possano capitare solo a qualcun altro a cui magari proviamo a stare vicino. Invece, questo tempo oscuro che siamo tutti chiamati a vivere non esclude proprio nessuno, nulla è lontano ma tutto è distante. Non c’è niente che abbia cambiato le nostre abitudini quotidiane e scosso le nostre certezze consolidate quanto il Covid-19. A poco più di un mese da quel 21 febbraio 2020 in cui si sono registrati per la prima volta in Lombardia casi positivi non provenienti dalla Cina, lo spirito dei tempi si è completamente ribaltato: dall’individualismo della Milano da bere senza tempo che non si ferma siamo passati al comunitarismo patriottico italiano che ci impone di rallentare le nostre vite per ridurre il contagio.

La guerra contro il contagio – e di guerra si badi bene si tratta solo per i pazienti e per gli eroi senza mantello ma con il camice bianco – la stanno combattendo in trincea senza rispettare turni di lavoro e con temerario senso del dovere i medici e gli infermieri.

Angeli senza poeti moderni a raccontare il loro coraggio, essi sono l’orgoglio dell’Italia che resiste a cui è stato lasciato l’onere e l’onore di diventare degli eroi. Circa l’8% dei positivi al Covid-19 è costituito proprio dagli operatori sanitari(Fonte A: HUFF POST),i quali rispetto alle comodità di casa di chi magari lamenta l’eccessiva stretta sulla libertà di circolazione, mettono a repentaglio le proprie vite e quelle dei loro familiari per salvarne il più possibile, dando prova di ammirevole dignitas e senso civico. Le parole non bastano per ringraziarli ma hanno un peso importante perché possono entrare nel cuore e nella mente di tutti noi e convincerci della necessità di comprendere e rispettare delle regole che ci costringono a delle rinunce. Nel periodo più difficile dal secondo dopoguerra in cui la nostra democrazia riduce le libertà siamo tutti chiamati per dirla usando le parole del Presidente del Consiglio: “A costituire una catena a difesa della vita” rimanendo a casa per fornire un’oplitica testimonianza democratica

Non possiamo restare insensibili al grido di dolore di questi arditi angeli che in affanno stanno integrando più personale possibile, per arrestare – così come accaduto sul Monte Grappa e sul Piave – l’avanzata di un nemico invisibile che se riuscisse a sfondare in metropoli come Roma e Milano avrebbe probabilmente un impatto sanitario insostenibile. Ascoltare il loro appello vuol dire quindi restare a casa, superare la tracotanza individualista e riiniziare ad agire come una comunità. Forse, proprio raccontando la guerra in atto all’interno degli ospedali italiani e osservando i feretri trasportati dall’esercito a Bergamo, ci convinceremo tutti senza essere educati attraverso un hashtag e senza sentirci oppressi dal governo, della necessità di fare il nostro minuscolo ma grande dovere per limitare il contagio.

Ripetere ce la faremo non vuol dire guardare solo alla fine dell’epidemia saltando la drammaticità del presente, ma impegnarsi tutti assieme. Proprio nella Caporetto e nelle ore più buie che siamo tutti chiamati ad affrontare si mostra la capacità di soffrire assieme e la compattezza di un Paese, necessaria per sconfiggere in un nuovo Vittorio Veneto questo virus e rilanciare l’Italia con slancio rinascimentale.

Si potrebbe e si dovrà a lungo parlare della sanità al collasso a causa dei tagli alla spesa pubblica, delle sue differenze territoriali, delle assurde polemiche politiche tra i governi nonostante il richiamo all’unità nazionale, del rapporto con l’Europa; ma lo si dovrà fare a tempo debito. Oggi occorre incamminarci tutti assieme in questa buia traversata nel deserto e dire con fierezza grazie ai nostri medici eroi.