Il M5S resuscita uno strumento nato morto “Reddito di cittadinanza esteso a chi soffre”

Il M5S resuscita uno strumento nato morto “Reddito di cittadinanza esteso a chi soffre”

28 Marzo 2020 0 Di direzione

Crimi: “Sta salvando 3-4 milioni di persone”. Ma non ha mai funzionato

Più reddito di cittadinanza per tutti. È il nuovo mantra dei Cinque stelle lanciato come sempre da un’esternazione del capo politico e poi riecheggiato dagli altri parlamentari pentastellati, secondo il consolidato rituale comunicativo M5s.

«Il reddito di cittadinanza – sostiene Vito Crimi – sta salvando milioni di persone in questo momento, se non ci fosse oggi avremmo 3-4 milioni di persone ancora più in difficoltà». La tesi è che «dobbiamo estenderlo a tutte le persone che in questo momento non hanno un reddito perché hanno perso il lavoro o perché non possono lavorare a causa delle restrizioni».

Un ragionamento che fa acqua. Prima incongruenza: Crimi parla di 3-4 milioni di «salvati» dal reddito. Ma gli ultimi dati forniti dall’Inps presidiato da un uomo dei Cinque stelle, Pasquale Tridico, parlano di 1 milione e 58mila assegni erogati, tra reddito e pensione di cittadinanza, per un importo medio di 496 euro. Il report dell’Inps per allargare un po’ artificiosamente la platea, aggiunge una misteriosa voce «persone coinvolte» che porta il conto a 2,5 milioni. Come se ogni nucleo che riceve l’aiuto contasse 2,5 persone. Che però dovrebbero dividere tra i 496 euro. Una «salvezza» un po’ striminzita.

Ma c’è di più. Crimi finge di ignorare che prima del reddito c’erano altri sussidi, sebbene un po’ meno generosi. La differenza principale sta nell’apparato che accompagnava il reddito di cittadinanza, spacciato non per sussidio ma per strumento di accompagnamento al lavoro. Come diverse inchieste del Giornale hanno confermato, il farraginoso sistema di navigator e centri per l’impiego non è mai entrato nella fase di ricerca del lavoro e non ha nemmeno fatto partire l’offerta di formazione. A distanza di un anno dal primo assegno (fu versato a maggio ma includeva il mese di aprile) la «fase due» del reddito è ancora solo sulla carta. I navigator sono stati assunti con un concorso pasticciato (si dovettero correggere i risultati ex post aumentando il voto a tutti i partecipanti) e poi sono stati scaraventati sul campo a inventarsi un sistema di ricerca di lavoro che non esisteva. E che tuttora non esiste.

L’emergenza virus ha dato il colpo di grazia al sistema. I navigator sono a casa, il loro lavoro è praticamente interrotto. Il Giornale ha lanciato la proposta di chiedere agli utenti un contributo sociale, aiutando ad esempio a recapitare la spesa agli anziani, ma il corpaccione dell’Anpal, la società del ministero del Lavoro che gestisce i navigator, ha fatto l’esatto contrario: ha sospeso la «condizionalità». Ora chi riceve il reddito non ha più nemmeno l’obbligo di cercare un lavoro. Niente di strano, visto che il sistema non funziona e il lavoro non c’è. Ma intanto il miliardo investito sui centri per l’impiego va sprecato. Con un ultimo paradosso. «Ora che c’è il reddito assurdo lavorare in nero», dice Crimi. Ma chi lavora in nero e ha chiesto pure il reddito lo continuerà ad avere. Per gli altri c’è solo la povertà. Altro che abolita.