Se non fate il tampone a tutta la sanità non ne usciremo più

Se non fate il tampone a tutta la sanità non ne usciremo più

23 Marzo 2020 0 Di direzione

Che cosa state aspettando con questi tamponi, avete capito o no che il problema si chiama sanità e tutto quello che ci ruota attorno? Guardi il governo, i ministri, e sembra di vivere in un mondo di marziani.

Ci fosse uno che prendesse il toro per le corna per dire chiaro e tondo come stanno le cose: Covid-19 sta prosperando negli ospedali, nelle strutture sociosanitarie, e il personale è la prima urgenza da affrontare.

Sanità senza tamponi…

Un po’ di telefonate nella sanità  romana ed è facile immaginare che è così ovunque. Reparti e addirittura ospedali a rischio di chiusura per contagio globale degli ambienti.

L’ospedale Vannini lo hanno chiuso perché una chirurga – non un infettivologo, non un rianimatore – ha girato all’interno per una settimana nonostante fosse già lievemente sintomatica, ma nessuno le avrebbe proposto un tampone.

Gira voce che un reparto del Gemelli sia stato chiuso per l’infezione di una ginecologa. Non proprio personale in prima linea. Analogamente è accaduto per un sanitario colpito nel reparto oculistica del sant’Eugenio.

Se succede a un chirurgo, a un ginecologo, a un oculista, la situazione è ancora più drammatica di quanto si possa immaginare. Che cosa starà accadendo a chi sta proprio a contatto con i pazienti più gravi?

Se non si vogliono chiudere reparti e ospedali si spendano quattrini ma è fondamentale praticare tamponi una volta a settimana, ogni due, al personale sanitario.

Domanda: almeno nei reparti citati – e ci sono anche RSA colpite – il test del tampone è stato effettuato a tutti i medici e infermieri? Almeno in quelli che vengono definiti cluster? Abbiamo avuto notizia di un centro Covid-19 al Policlinico Umberto I di Roma. Eppure lì abbiamo letto di casi clamorosi di contagio…. siete sicuri?

Non stiamo mettendo sotto accusa nessuno e nemmeno la sanità laziale, tentiamo solo di capire a che punto è l’osservazione nelle strutture del centrosud perché è al nord sta succedendo proprio questo: i sanitari sono sotto attacco del coronavirus, sono i più esposti.

Tutelare i sanitari anche socialmente

I tamponi servono come il pane e devono essere effettuati con frequenza se non settimanale almeno ogni quindici giorni. Poi, c’è anche un contesto sociale – e ci abbiamo riflettuto dopo aver ascoltato in tv chi sta in prima linea, come chi lavora allo Spallanzani. Attorno alla sanità c’e il rischio di far prevalere il grande sospetto: l’untore. E invece questa gente si sta ammazzando per noi. Ecco perché va protetta a tutti i costi.

Allontanare i “positivi” dagli ospedali. Sottoporre a tampone anche i sanitari che non stanno direttamente in prima linea.

E’ un principio di precauzione da assumere con immediatezza. E lo devono capire il ministro Speranza e il premier Conte. Inutile dire quanto sono bravi i nostri medici e i nostri infermieri. E non si interviene con rapidità e prevenzione gli “angeli” finiscono in Paradiso. L’Italia oggi ha un dovere anzitutto verso chi sta faticando da pazzi per salvarci la pelle.

I tamponi sono la fotografia del momento e sono comunque la prima urgenza, per distinguere chi sta bene e chi sta male, per isolare chi è colpito dal coronavirus, per garantire assistenza adeguata agli stessi pazienti. Sbrigatevi. Ora. Non fateveli fregare ancora.