Un altro buco nelle misure: “Il governo scorda Brescia”

Un altro buco nelle misure: “Il governo scorda Brescia”

20 Marzo 2020 0 Di direzione

Forza Italia chiede modifiche: «È la provincia adesso più colpita». Proposte su Iva, fisco e cassa integrazione

Collaborare si, ma anche pungolare il governo perché migliori gli interventi anti-pandemia. Sotto la lente d’ingrandimento del centrodestra c’è il decreto Cura Italia e Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia condizionano il loro appoggio a precise modifiche.

«Se non cambia non lo votiamo», minaccia Matteo Salvini.

Mariastella Gelmini, capogruppo azzurra alla Camera, denuncia il fatto che dalle agevolazioni fiscali sono «incredibilmente escluse le imprese e le famiglie di Brescia, in questo momento la provincia più colpita dal Coronavirus» e chiede all’esecutivo giallorosso di rimediare «immediatamente a questo inconcepibile torto». Fi, dice, è pronta ad accelerare l’approvazione dell’iter del decreto alla Camera ma lo giudica «insufficiente» e insiste per ottenere maggiore sostegno a imprese e lavoratori autonomi, a cominciare da partite Iva e studi professionali. «Non accetteremo nulla a scatola chiusa», avverte la Gelmini. E, con la deputata Claudia Porchietto, chiede di abbassare la tassazione sui respiratori polmonari, indispensabili per aiutare i malati, dall’aliquota Iva ordinaria del 22% al 4%, come per altri dispositivi sanitari. Di vera moratoria fiscale parla la capogruppo al Senato, Anna Maria Bernini: «Vanno sospese le tasse per 6 mesi, perché chi non può fatturare non deve dare un euro allo Stato. Bisogna tutelare chi crea lavoro, altrimenti, finita l’emergenza, l’Italia rischia di non ripartire». E il vicepresidente di Fi Antonio Tajani propone di affiancare i militari alle forze dell’ordine per aumentare i controlli e far rispettare le regole di isolamento, fondamentali per combattere la diffusione del virus.

Il diktat di Salvini suona più pesante. «Prorogare le scadenze fiscali è fondamentale. Con le cifre stanziate è chiaro che non risolvi il problemi. Per la cassa integrazione servirebbe 20 volte la cifra stanziata. Se è un punto di partenza da migliorare e costruire insieme noi ci siamo, ma se è il punto di arrivo non cura tanta gente. Se cambia non è un bene per la Lega è un bene per gli italiani. Se non cambia non possono chiederci di votare qualcosa che non serve». Per il Capitano è «incredibile» che oggi milioni di italiani debbano pagare le tasse, malgrado la «situazione emergenziale» e non ci siano «più fondi per gli autonomi e le partite Iva». Ma per votare il decreto il leader della Lega pretende anche la cancellazione di quello che chiama «lo svuota carceri», cioè le norme per alleggerire l’affollamento nelle carceri con licenze premio e uscita anticipata di 6 mesi per 5mila detenuti. «Il governo- accusa- chiude le aziende e apre le carceri». Per questo il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari sottolinea la necessità di «attivare le Camere per permetterci di fare il nostro lavoro parlamentare, opporci alle norme che non condividiamo e cercare di migliorare nel merito il provvedimento».

La Lega è sempre la più dura verso il governo Conte, così come Fi è la più collaborativa, in mezzo Fdi che critica il «Cura Italia» ma non alza troppo i toni. Carlo Fidanza chiede misure nazionali «più incisive di quelle previste dal decreto per garantire liquidità straordinaria alle imprese ed evitarne la chiusura». Adolfo Urso preannuncia la presentazione in Senato di un pacchetto di emendamenti al «Cura Italia», «che consenta all’Italia di fare un salto di qualità sul piano della sicurezza nazionale e della tutela degli interessi strategici economici e del nostro sistema industriale».