Coronavirus, la Bce lancia “quantitative easing” da 750 miliardi per l’emergenza

Coronavirus, la Bce lancia “quantitative easing” da 750 miliardi per l’emergenza

19 Marzo 2020 0 Di direzione

La mossa decisa dopo un consiglio direttivo d’emergenza dell’Eurotower: “Gravi rischi per la politica monetaria e le prospettive della zona euro a causa dell’epidemia”. Lagarde: “Tempi straordinari richiedono azioni straordinarie”

Berlino. Una riunione d’emergenza notturna, rigorosamente telefonica, del Consiglio della Bce per affrontare la corsa degli spread — non solo quello italiano, anche quello francese e di altri Paesi “core” — che ieri hanno cominciato ad allargarsi. E, a mezzanotte, dal gabinetto di crisi è arrivato il responso: la Bce schiererà un bazooka da 750 miliardi di euro di titoli pubblici e privati da acquistare entro la fine dell’anno. «Non ci sarà alcun limite pur di salvare l’euro», ha detto a fine vertice la presidente Bce Lagarde.

Il cosiddetto QE da 20 miliardi al mese, rafforzato già di 120 miliardi di euro promessi entro la fine dell’anno dalla riunione del board della scorsa settimana, diventa dunque una bomba da oltre mille miliardi per il 2020. Che la Bce modulerà “con flessibilità” anche rispetto ai vincoli imposti sul massimo acquistabile e che coniugherà a seconda delle necessità, a seconda dei focolai di crisi che creeranno tensioni sul mercato dei titoli di Stato. Una decisione presa dopo che lo spread sui Btp italiani era volato ieri mattina fino a quota 330 per poi rintracciare a 270,8, anche grazie agli acquisti di titoli di Stato effettuati dalla Bce tramite Bankitalia.
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Ma è chiaro che con i limiti esistenti ad ora, la tensione sarebbe comunque cresciuta. La presidente della Bce Christine Lagarde ha fatto trapelare ieri una prima stima degli effetti del coronavirus sull’economia sulla FAZ: c’è da attendersi una recessione del 5% in Europa, se il “lock down” durerà tre mesi.

Ora bisognerà vedere se questo impegno basterà a calmare i mercati. Perché dietro le quinte, tra Francoforte e Bruxelles, è cominciata da giorni anche la discussione sullo scudo anti-spread Omt che scaturì nel 2012 dal “whatever it takes” di Mario Draghi. Uno strumento mai usato: l’impegno a comprare titoli di Stato in cambio di un programma di aggiustamento ha sempre funzionato come un’assicurazione sui debiti di tutti, grazie alla potenza illimitata data dalla possibilità di stampare moneta.

Ma ora è diverso. Alla Bce sono consapevoli che le potenti misure messe in campo per inondare di liquidità il mercato, di fornire tonnellate di prestiti a tasso zero alle banche e alle imprese non basteranno. Si tratta comunque di prestiti. E il mondo sta precipitando in una doppia crisi, di domanda e di offerta. Per evitare che le aziende che hanno chiuso in queste settimane falliscano, che il numero dei disoccupati schizzi a livelli stellari, i governi dovranno mettere in tasca alle aziende e alle famiglie soldi veri: sussidi, aiuti, ammortizzatori. E per farlo dovranno essere in grado di indebitarsi. L’unica istituzione che potrebbe comprare quei debiti mettendoli al sicuro dalla speculazione dei mercati, è la Bce. Una prima risposta potente è arrivata ieri. Ma basterà?

La discussione sull’Omt è anche legata a vincoli, a riforme e tagli che dovrebbero essere imposti in cambio degli acquisti ai Paesi. E nessun governo europeo, in tempi di una pestilenza globale, accetterebbe mai di dover fare sacrifici in cambio dell’acquisto di bond. La discussione, secondo una fonte autorevole, starebbe allora vertendo attorno all’opportunità di ammorbidire le condizionalità, di concederne una ad esempio che imponga al Paese di spendere le risorse solo per il coronavirus. E di ridurre il debito, dopo la crisi.

Ma Lagarde dovrà avere un segnale forte dai governi europei per imporre ai falchi la modifica delle condizionalità dell’Omt