Virus, lo studio: “Anche i bambini possono ammalarsi gravemente”

Virus, lo studio: “Anche i bambini possono ammalarsi gravemente”

18 Marzo 2020 0 Di direzione

Anche se nella maggior parte dei casi che coinvolgono i pazienti più piccoli i sintomi restano lievi, uno studio pubblicato su “Pediatrics” rivela che su 2mila bambini presi in esame con il virus, nel 6% dei casi l’infezione è molto grave

Nonostante abbiano rappresentato, e rappresentino, il numero più basso delle migliaia di infezioni da coronavirus identificate finora, il covid-19 può colpire anche i bambini e non è detto che lo faccia in modo lieve.

A stabilirlo, come riportato dal Corriere della sera, è stato il più grande studio condotto finora su bambini e virus: è stato chiarito che, mentre la maggior parte dei più piccoli sviluppa sintomi lievi o moderati, esiste anche una piccola percentuale (generalmente tra neonati e bambini in età pre-scolare) che può ammalarsi anche gravemente.

Lo studio

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Pediatrics e ha preso in esame oltre 2mila bambini affetti da Covid-19 in tutta la Cina, il primo Paese dove si è diffuso il nuovo virus. L’analisi, per la prima volta, ha fornito le caratteristiche e le modalità con cui i pazienti più piccoli possono essere colpiti dall’infezione. I ricercatori hanno analizzato 2.143 casi di minori di 18 anni che sono stati segnalati ai Centers for Disease Control and Prevention cinesi: poco più di un terzo di questo è stato confermato con dei test di laboratorio, mentre gli altri sono stati classificati come sospetti in base ai sintomi avvertiti, alle radiografie del torace, agli esami del sangue e al fatto che i piccoli fossero stati a stretto contatto con persone con il coronavirus.

I risultati degli esami

Secondo quanto spiegato dalla ricerca, circa la metà dei bambini presentava sintomi lievi, come la febbre, l’affaticamento, tosse, congestione e forse nausea o diarrea. Più di un terzo, ovvero circa il 39%, si sarebbe invece ammalto in modo più serio con sintomi più gravi, tra cui polmonite o problemi polmonari rivelati dalla TAC, ma senza difficoltà respiratorie. Circa il 4%, invece, non avrebbe avuto sintomi. Eppure, 125 di loro, quasi il 6% avrebbe sviluppato una forma di malattia molto grave: 13 di loro, poi, sarebbero risultati “critici”, cioè con un rischio di insufficienza respiratoria e di insufficienza d’organo (cioè l’alterazione della funzione degli organi).

L’età dei bimbi gravemente ammalati

Più del 60% dei 125 bambini che si sono gravemente ammalati avevano meno di 5 anni e 40 di questi erano neonati o avevano meno di un anno. Shilu Tong, autore senior dello studio, direttore del dipartimento di epidemiologia clinica e biostatistica al Shangai Medical Center, nelle sue considerazioni, sospetta che i più piccoli siano più suscettibili a questa infezione perché i loro sistemi respiratori e altre funzioni dell’organismo sono in via di sviluppo (oltre al fatto che presentano un sistema immunitario ancora immaturo per non essere mai stati esposti al virus).

Le conclusioni

Tong, poi, ha confermato anche la morte di un ragazzino di 14 anni, causata dal Coronavirus, ma come confermato dagli autori del lavoro, i bambini di tutte le età sembrerebbero essere suscettibili a questa infezione, “senza significative differenze di genere”. E aggiungono: “Sebbene le manifestazioni cliniche del Covid-19 nei bambini siano generalmente meno gravi che quelle dei pazienti adulti, i bimbi più piccoli, in particolare i neonati, sono vulnerabili all’infezione”. Motivo per il quale, ogni ospedale dovrebbe prepararsi ad accogliere anche pazienti pediatrici.

L’avvertimento dell’Oms

E il fatto che i piccoli possano contrarre l’infezione era stato segnalato, nei giorni scorsi, anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, che confermava questo dato e avvertiva gli adulti: “I bambini possono essere contagiati. Tendono a sviluppare la malattia in modo più lieve, ma ci sono stati casi di morti e per questo devono essere protetti e tutelati”. Come riportato dal quotidiano, Srinivas Murthy, professore associato di pediatria all’Università della British Columbia, intervistato dal New York Times, ha chiarito che i più piccoli “possono essere contagiati a tassi simili a quelli degli adulti, con gravità molto inferiore, ma in alcuni casi possono sviluppare una malattia che richiede una terapia aggressiva” (e la stessa cosa sarebbe stata notata anche durante le epidemia di Sars e di Mers in Medio Oriente).

Le teorie sui bambini

E anche se i più piccoli sono comunque esposti al contagio, gli scienziati stanno cercando di capire perché così tanti bambini sembrano essere relativamente immuni al nuovo Covid-19. Tra le teorie che si stanno approfondendo è che i più piccoli esprimano meno il recettore ACE2 (possibile recettore per Sars-Cov). “Potrebbe non essere così sviluppato nei bambini come negli adulti e questo renderebbe più difficile il legame tra le punte delle minuscole particelle virali e l’ingresso delle particelle virali”, ha chiarito Murthy. Un’altra teoria è che i bambini, in generale, hanno polmoni più sani degli adulti, che sono stati più esposti all’inquinamento nel corso della vita.

La situazione in Italia

In Italia, per adesso, e in particolare in Lombardia, la regione attualmente più colpita dal nuovo coronavirus, non registra casi di pazienti pediatrici gravi. “Ci sono stati alcuni ricoveri di bambini, ma i sitnomi sono sempre stati lievi, senza mai destare grandi preoccupazioni”, ha spiegato Gian Vincenzo Zuccotti, direttore del dipartimento di Pediatria all’ospedale dei Bambini Buzzi, di Milano.