L’Oms aveva previsto tutto: ecco il rapporto inascoltato

L’Oms aveva previsto tutto: ecco il rapporto inascoltato

18 Marzo 2020 0 Di direzione

Lo scorso settembre l’Oms aveva pubblicato un documento con contagi, crollo del Pil e morti. Ma nessuno l’ha letto

Possibile che l’Organizzazione Mondiale della Sanità fosse già stata allertata dell’incombente minaccia di una pandemia globale? Sembrerebbe di si, ed è quello che sosterrebbe un rapporto redatto da un gruppo di esperti incaricato dalla stesso Oms di valutare possibili scenari che avrebbero messo a rischio la sanità mondiale.

Il Global Preparedness Monitoring Board avrebbe infatti redatto un documento di 48 pagine dal titolo: ”Un mondo a rischio”, dove un virus paragonabile al nuovo Sars-Cov veniva menzionato come agente patogeno in grado di scatenare un’epidemia di ampia portata che si sarebbe potuta tramutare in una pandemia.

Secondo gli esperti consultati dall’Organizzazione mondiale della Sanità, lo spettro di nuove epidemie capaci di scatenare “un’emergenza sanitaria globale” incombevano su di noi. E lo scrivevano nero su bianco già a settembre 2019: almeno due mesi prima che il Sars-Cov2 (o Covid-19) iniziasse a diffondersi nel primo focolaio localizzato nella regione cinese dell’Hubei. “C’è una minaccia molto reale di una pandemia in rapido movimento, altamente letale, di un agente patogeno respiratorio che uccide da 50 a 80 milioni di persone e spazza via quasi il 5% dell’economia mondiale”, scrivevano gli esperti, redigendo spaventose proiezioni che fino ad ora – 189,000 contagiati – sono distanti, ma non affatto improbabili se il virus propagasse nell’America continentale e in Africa. “Una pandemia globale su tale scala sarebbe catastrofica, creando un caos diffuso. Il mondo non è preparato”, proseguono, rivelando in maniera inquietante una realtà che siamo provando sulla nostra pelle e che si sta verificando in tutta Europa. Ma forse già a settembre non potevano essere prese le precauzioni necessarie. “Il mondo deve stabilire i sistemi necessari per individuare e controllare potenziali focolai di malattie”, facendo paragoni con i dati della diffusione della pandemia della febbre suina e l’ epidemia di Ebola, e verificando come “molte delle raccomandazioni esaminate sono state attuate male, o non sono state attuate affatto e persistono gravi lacune. È ormai tempo di agire”.

Ma dopo appena 60 giorni, un nuovo virus trasmesso per zoonosi, iniziava a contagiare migliaia di persone in Cina. “Gli agenti patogeni si diffondono attraverso le goccioline respiratorie; possono infettare un gran numero di persone molto velocemente e, con le odierne infrastrutture di trasporto, si spostano rapidamente in diverse aree geografiche” – affermano gli esperti – “La grande maggioranza dei sistemi sanitari nazionali non sarebbe in grado di gestire un grande afflusso di pazienti infettati da un agente patogeno respiratorio capace di una facile trasmissibilità e di un’elevata mortalità”. E così infatti è stato. Ma la previsione del board è ancora più inquietante quando si legge a pagina 30: “La Banca Mondiale stima che una pandemia influenzale globale costerebbe all’ economia 3.000 miliardi di dollari, ovvero fino al 4,8% del Pil; il costo sarebbe del 2,2% del Pil anche per una pandemia influenzale moderatamente virulenta”.

Senza dubbio molti capi di stato non avrebbero mai letto quel report se tutto questo non fosse accaduto, ma anche se lo avessero fatto, sarebbe stato troppo tardi. L’Oms e i governi hanno fatto qualcosa? Per adesso sembrerebbe che le azioni messe in campo siano state ben poche: per negligenza o per sottovalutazione del rischio non è dato da sapere.