“Lottiamo e confidiamo in Dio, così ne usciremo”

“Lottiamo e confidiamo in Dio, così ne usciremo”

17 Marzo 2020 0 Di direzione

Da Ariano Irpino a Polla, viaggio nei comuni del Sud chiusi tra fede, mascherine e paure

Silvana D’Agostino crede nella forza della preghiera. Per questo martedì scorso “quando ancora il contagio da coronavirus non risultava così esteso”, ha recitato il Rosario con il Vescovo.  Attorno “al dono di affidarsi a Dio nella buona e nella cattiva sorte”, fa ruotare il messaggio che, da commissario straordinario di Ariano Irpino, vuole fare arrivare agli abitanti del comune della provincia di Avellino da ieri chiuso in entrata e in uscita dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, con un’ordinanza che dispone la quarantena per tutta la comunità fino al 31 marzo.

Decisione draconiana, che il governatore, con i consueti modi spicci e i toni da sceriffo noti sin dai tempi in cui era sindaco di Salerno, ha assunto anche per altri quattro comuni (Sala Consilina, Polla, Atena Lucana e Caggiano) della provincia di Salerno, “conseguenza di due iniziative messe in campo da un “predicatore” ed altri suoi collaboratori”, ha spiegato De Luca. Il contagio in tutta la zona si sarebbe esteso a causa di due incontri di una comunità di neocatecumenali.

E così, nei comuni del Sud l’avanzata del Covid -19, ma anche la battaglia per fermarlo, hanno a che fare pure con la fede religiosa.

Qui Ariano Irpino. Nel primo giorno di quarantena, ad Ariano Irpino, con i suoi circa 22.000 abitanti la città più grande della provincia di Avellino dopo il capoluogo, epicentro per la movida ma anche per gli acquisti, di tutta la zona circostante, il sentimento dominante è la paura.

Il municipio chiuso, le vie di accesso presidiate, la gente chiusa in casa. In strada poche persone, e tutte con mascherine, guanti e occhiali e zero voglia di parlare, passo svelto e sguardo basso. Ieri le persone infette nella provincia di Avellino risultavano essere 37: di esse, ben 21 registrate nel territorio di Ariano Irpino. Tutto sembrerebbe essere partito, secondo quanto emerso finora, da una festa di Carnevale che si è svolta in un notissimo locale della cittadina qualche giorno prima del martedì grasso, alla quale avrebbero preso parte circa duecento persone.  “Nei giorni successivi – spiega D’Agostino – uno dei partecipanti è risultato positivo facendo scattare immediatamente tutte le misure necessarie a ricostruire i contatti che nel tempo trascorso si erano moltiplicati. L’indagine epidemiologica è tuttora in corso”.

Il commissario straordinario, che è e anche viceprefetto vicario ad Avellino e ha alle spalle una lunga esperienza in Protezione Civile, non nasconde la preoccupazione per la situazione con cui la comunità si trova a dover fare i conti, “ma soprattutto perché temo che, se non riuscissimo a fermare il virus, la risposta sanitaria possa non essere adeguata. Tutti devono capire che per quanto noi possiamo essere veloci, il virus lo è ancora di più”, fa notare. E aggiunge: “Dal primo caso accertato il lavoro della Asl, supportato anche da noi, è stato immane e rapidissimo ma nonostante tutto l’impegno il coronavirus corre più veloce di noi e imporre questa misura era l’unico modo per provare ad arginare la diffusione, per tentare di rallentarlo”.

Ora gli accessi del paese sono presidiati, “la nostra è una zona molto attenzionata. Grazie alla solidarietà dei sindaci dei comuni dell’area, che hanno messo a disposizione i vigili urbani per il presidio dell’intera zona, ho potuto implementare anche i servizi di controllo del territorio. E la popolazione sta rispondendo bene”, va avanti D’Agostino, che si dice fiducioso perché “la gente di Ariano Irpino ha dimostrato con la sua storia di saper rispondere con forza alle prove anche dure che si è trovata ad affrontare, è un popolo resiliente, coriaceo. Chiedo loro di continuare a dimostrare senso civico restando a casa: nessuno verrà lasciato solo. Ma in questo momento ogni nostro gesto deve essere fatto con coscienza. E poi c’è la forza della preghiera sulla quale dobbiamo puntare. Non a caso questa cittadina è sede di Curia Vescovile. In questo momento è più importante che mai, bisogna confidare in Dio per uscire da questa situazione. Sono certa che, con il suo supporto ce la faremo, ne usciremo più forti di prima”, scandisce.

Si è parlato e scritto di Ariano come della “Codogno del Sud”: per D’Agostino non lo è. O meglio, “non lo è diventata e non lo diventerà – spiega – grazie all’intervento previdente del presidente De Luca”.

Il decisionismo a oltranza con cui il governatore – piglio e pugno di ferro che gli sono valsi la definizione di “sceriffo” scatenando in questi giorni l’ironia dei social – sta gestendo l’emergenza Covid-19 in Campania, dalle parti di Ariano è apprezzato.

In provincia di Salerno. Per il sindaco di Polla, Rocco Giuliano, invece, l’ordinanza di De Luca “è arrivata tardi”. Il suo è uno dei quattro comuni della provincia di Salerno messi in quarantena.

“Certo, anche il Governo nazionale si è mosso con ritardo e poi meglio tardi che mai – aggiunge – ma se tali disposizioni fossero arrivate prima non saremmo arrivati a questo punto”.

“La decisione di mettere in quarantena i quattro Comuni a sud della provincia di Salerno è la conseguenza di due iniziative messe in campo da un “predicatore” ed altri suoi collaboratori, in violazione a ordinanze già in essere. Si rimane davvero indignati di fronte a questa irresponsabilità che ha prodotto decine di contagi, la quarantena per 4 comuni e decine di contatti che andranno verificati nelle prossime ore”, ha dichiarato De Luca, che ha anche “dato mandato all’Asl di procedere alla denuncia penale di quanti hanno promosso o partecipato a questa iniziativa per il danno enorme che ha prodotto sulla pelle di migliaia di cittadini, di migliaia di medici e infermieri impegnati all’ultimo respiro nella battaglia contro la diffusione del contagio”. 

Le iniziative cui farebbe riferimento De Luca sono due incontri religiosi di una comunità neocatecumenale che si sarebbero svolti tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo, violando le prescrizioni del Dpcm del Governo e le ordinanze più restrittive del governatore campano.

Il primo, una tre giorni dal 28 febbraio al primo marzo, in un albergo di Atena Lucana, presieduto da un diacono di 76 anni di Bellizzi – comune della Valle del Sele – poi risultato positivo al Covid-19 e in seguito morto – al quale hanno partecipato circa 23 persone. Il secondo, il 4 marzo, nella Chiesa di San Rocco a Sala Consilina, aperto a tutta la comunità, al quale avrebbe preso parte la moglie del diacono, anch’essa poi risultata positiva al coronavirus. De Luca ha parlato di “rito mistico” durante il quale i partecipanti avrebbero bevuto dallo stesso calice, senza pensare all’igiene e ai rischi di un possibile contagio. Intervistato ieri da “Radio Alfa”, emittente della provincia di Salerno, padre Antonio De Luca, vescovo della Diocesi di Teggiano – Policastro, ha escluso questa circostanza. Precisando: “Ho ascoltato i sacerdoti presenti all’evento, organizzato dall’Arcidiocesi di Salerno – Campagna – Acerno e mi hanno garantito che l’eucarestia è stata distribuita esclusivamente sulla mano”.

Per il sindaco di Polla, però, la fonte del contagio non è solo questa. “Da noi l’emergenza comincia ora – spiega ad HuffPost – nei giorni scorsi sono tornate qui molte persone che studiano e lavorano al Nord, alcune proprio nella prima zona rossa. E poi una delle partecipanti a una delle due cerimonie religiose, qualche giorno dopo ha organizzato un incontro in casa per la vendita delle pentole. Insomma, come un po’ in tutto il Sud, da noi ci sono state leggerezza e comportamenti scorretti”. Anche a Polla, come negli altri tre comuni della provincia di Salerno chiusi in entrata e in uscita, oggi e fino al 31 marzo gli ingressi sono presidiati dalle forze dell’ordine, le persone chiuse in casa. “Finalmente mi sembra si sia capita la pericolosità di questo virus”, sospira Giuliano. Infine, un messaggio di incoraggiamento ai suoi concittadini. “Il Covid-19 fa paura, il contagio si allarga a macchia d’olio e ci aspetta una battaglia dura. Ma credo che riusciremo a vincerla, collaborando e rispettando le regole”.