Sintomi lievi e diagnosi difficile: così i bimbi diventano “untori”

Sintomi lievi e diagnosi difficile: così i bimbi diventano “untori”

13 Marzo 2020 0 Di direzione

Lo studio sui baby pazienti cinesi: “Nelle radiografie non ci sono segni di polmonite. E il virus resta anche dopo il tampone naso-gola negativo

Febbre, tosse e mal di gola. Sono questi i sintomi tipici del coronavirus, facilmente confondibili con quelli di una normale influenza.

Ma nei bambini, non c’è nessun segno di polmonite rilevato dalle radiografie. Così, quando il Covid-19 colpisce ipiù piccoli, non mostra il suo aspetto più riconoscibile, tanto che la diagnosi è spesso più difficile, rischiando di trasformare i bimbi in “untori” di famiglie inconsapevoli.

È questa la fotografia, riportata da AdnKronos ed emersa da uno studio effettuato in Cina sui baby pazienti affetti da coronavirus. I risultati mostrano come il Sars-CoV-2 sembra essere “più buono” con gli under 16. Gli autori della ricerca, pubblicata su Nature Medicine, hanno preso in considerazione 745 bambini, appartenti a famiglie segnalate come focolai. I risultati mostrano che 10 di questi bambini (l’1,3%), sono risultati positivi al patogeno: si tratta di 6 maschi e 4 femmine, di erà compresa tra i 2 mesi e i 15 anni.

Analizzando il campione dei 10 bambini contagiati, i ricercatori hanno notato che la febbre era presente solamente in 7 di loro e, in nessun caso, la temperatura superava i 39°C. I sintomi più comuni di cui soffrivano i piccoli pazienti erano tosse, mal di gola e congestione nasale, ma in nessun caso sono stati osservati altri sintomi tipici negli adunti, come dolori e mal di testa. I bimbi, infatti, sono stati riconosciuti positivi al virus perché membri di famiglie esposte al virus, più che per una necessità di cure mediche. Nelle radiografie del torace, non vi erano chiari segni di polmonite, caratteristica che rendere difficile la diagnosi e il conseguente isolamento.

In tutti i baby pazienti è stato rilevato lo “spargimento virale”, cioè la diffusione del virus attraverso le vie respiratorie e gastrointestinali. I ricercatori hanno raccolto e analizzato diversi tamponi da naso e gola e rettali, notando che nei campioni fecali il Covid-19 risulta positivo per un periodo maggiore. E, dato che i temi di quarantena attuali sono dettati dall’esito dei tamponi nasali, “questi risultati suggeriscono che i test del tratto gastrointestinale possono aiutare a fornire valutazioni più accurate. Come con alcuni altri virus respiratori, la trasmissione fecale-orale può essere potenzialmente possibile”. Ma avvertono: “Sarebbe necessario mostrare una forma replicante del virus nei campioni fecali per confermare questo potenziale”.

I ricercatori specificano che lo studio si basa su un gruppo ristretto di piccoli pazienti e, per “comprendere ulteriormente le caratteristiche cliniche ed epidemiologiche dell’infezione nei bambini” saranno necessarie ricerche su campioni più grandi.