L’Italia testa il farmaco antivirale ​per combattere il coronavirus

L’Italia testa il farmaco antivirale ​per combattere il coronavirus

13 Marzo 2020 0 Di direzione

Lo studio valuterà l’efficacia e la sicurezza dell’uso del farmaco negli adulti affetti da Covid-19. Il primario del Sacco: “È il primo protocollo controllato

Si sperimenterà anche in Italia l’efficacia contro il coronavirus del farmaco antivirale remdesivir.

Il nostro Paese, infatti, parteciperà ai 2 studi promossi da Gilead Sciences, che hanno lo scopo di “valutare l’efficacia e la sicurezza della molecola sperimentale remdesivir negli adulti ricoverati con diagnosi di Covid-19“.

Secondo quanto annunciato dall’azienda americana e dall’Aifa, gli studi di fase III “saranno inizialmente condotti presso l’ospedale Sacco di Milano, il Policlinico San Matteo di Pavia, l’azienda ospedaliera di Padova, l’azienda ospedaliera universitaria di Parma e l’Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma”. Ma, assicura l’azienda, si stanno identificando altri centri, in cui poter testare il farmaco antivirale. Remdesivir, per il momento, non è stato ancora approvato “dalle autorità regolatorie per uso terapeutico” e viene somministrato ai singoli pazienti affetti dal virus, che si trovano in condizioni critiche, senza altrà possibilità di terapia: “Viene fornito solo per uso compassionevole”, specifica Gilead.

Secondo quanto riferisce ad AdnKronos l’infettivologo Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano, il farmaco antivirale che verrà sperimentato “è uno dei pochi per cui sussista un’evidenza sperimentale di possibile efficacia, almeno in modelli di laboratorio, nei confronti dei coronavirus per sperimentazioni fatte sul virus della Mers”, cioè la sindrome respiratoria del Medio Oriente. Dato che contro il Covid-19 non sono stati ancora trovati medicinali efficaci comprovati, “l’impiego compassionevole di remdesivir ha dato una possibile speranza per l’identificazione di una terapia che potesse avere un’efficacia anche nei pazienti con infezione da nuovo Sars-CoV-2”. Ma aggiunge: “È evidente che nei pazienti con infezione avanzata da nuovo coronavirus non è facile poter determinare il grado di efficacia di questo farmaco in contesto di uso compassionevole, quindi sarà estremamente importante disporre di dati dei protocolli di sperimentazione clinica che si stanno avviando in queste ore”. Questi due protocolli ne mostreranno l’efficacia “in pazienti con polmonite da coronavirus associata a compromissione della funzionalità respiratoria e in pazienti con polmonite da coronavirus non ancora associata a un’alterazione della saturazione d’ossigeno rilevante”.

In questo modo, conclude Galli, sarà possibile “determinare con ragionevole sicurezza la validità dell’approcco terapeutico anche nei pazienti con non compromissione”. Si tratta del “primo protocollo di ricerca controllato che viene posto in atto per la determinazione dell’efficacia di un farmaco in questa specifica condizione clinica”.